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Retrato del Padre Esteban Gumucio
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[da una email ad Alexandra del 19 dicembre 2000]


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La Parroquia de San Pedro y San Pablo si trova in un quartiere poverissimo di Santiago [de Chile]. Un modesto arco di trionfo costituito da una bougainvillea tutta fiori rosa e’ il suo ingresso nell’ultima luce di questa sera del 19 di dicembre del 2000. Tutt’intorno, a perdita d’occhio, casette basse sospese in una ragnatela di strade infinitamente quadrilatere, fuori del mondo, lontano dalle insegne della City, dalle cime della Cordigliera, dalla Carrettera Panamericana. Sotto la bougainvillea s’infilano le ragazze e i ragazzi, i bambini e i vecchi, le donne e gli uomini che sono venuti ad una delle tante feste che si vanno facendo a Padre Esteban Gumucio che sta morendo allegramente di cancro.

Padre Esteban ha fondato la Parroquia tanti anni addietro, Esteban de la Congregacion de los Sagrados Corazones, Esteban consigliere del Cardenal Silva Enriquez, Esteban poeta e scrittore, Esteban “el Tata”. L’ho conosciuto due anni fa, facendogli un Retrato Audiovisual tra la sua casa qui dietro e la sua parroquia, e torno questa sera al lanzamiento del libro “Nuestro Padre, Conversaciones con Esteban Gumucio”.

Entro anch’io, in fondo al vialetto intravvedo la biblioteca, a sinistra le cucine e i bagni, e davanti alla porta aperta della chiesa di legno, un banchetto pieno di copie del libro e di ragazzi e ragazze che le offrono, annotano il tuo nome e il numero di telefono, ripongono i soldi in una scatola di scarpe, eccitati, sorridenti. Con il libro sottobraccio sono nella chiesa che e’ una grande sala, in alto le finestre di vetro colorato, in fondo l’altare, una chitarra appoggiata su una sedia davanti ad un microfono, ai lati e nel fondo file di panche mezze piene di bambini, madri, una carrozzina, padri e nonni e nonne, un fotografo, un giovane armato di una telecamera accesa da una lucetta rossa, al centro un leggio. Padre Esteban non c’e’.

Trovo un posto chiedendomi se verra’, si siede accanto a me una giovane donna allegra. “Usted eres un Padre?” mi domanda, (“E’ un sacerdote?”), probabilmente per via della barba. “No... soy un cineasta”. “Italiano? El que hiso el Retrato? Lo he visto. Soy la sobrina del Padre Esteban.” E mi rivela che Esteban non verra’, lo ha lasciato poco fa nella sua casa, che cenava. Stava meglio oggi, non sempre e’ cosi, e’ smagrito – e fa scorrere con un gesto eloquente la mano lungo il viso, spesso vomita. E sorride.

Inizia la festa. Uno dei musicanti che ha accompagnato Padre Esteban musicando e cantando le canzoni scritte da lui, accompagnandosi con la chitarra, e nei momenti giusti sostenuto dal coro dei molti che conoscono a memoria le strofe della vecchia canzone, canta ancora una volta. In fondo, una, due voci di bambini e il silenzio dei grandi. Finiti gli applausi, un giovane presenta uno dopo l’altro gli incaricati di leggere e dire qualcosa al leggio. S’avvicendano chi legge una lettera del Padre Esteban, la donna che lo assiste quotidianamente, uno dei ragazzi cresciuti nella parroquia, ora cresciuto e appesantito, che legge una poesia che ha composto per l’occasione, e l’importante giornalista che ha organizzato l’edizione del libro e predisposto le domande delle interviste che lo compongono. Questo parla molto di se stesso, cerca l’applauso, la fa lunga e qui entra in scena un cagnolino.

Trotterella al centro del cono di luce, va a sdraiarsi ai margini del tappeto rosso che sale all’altare, e’ inquieto e s’annoia. Mugola nervosamente all’indirizzo del giovane incollato alla telecamera, poi abbaia all’oratore, piu’ volte. Imbarazzo, e risate di molti. Una donnina lo solleva da sotto le ascelle e lo porta fuori. Lui ritorna, deciso. Per fortuna, l’oratore conclude e gli succede un altro dei suoi allievi, che racconta di Esteban, e torna il clima di funerale allegro e di festa popolare. Tre ricordi. Esteban che parla ai fanciulli, direttamente, inventando storie, mentre loro, i piu’ grandi prendono tutto il tempo in riunioni e studio dei libri. Esteban che si rivolge ai fanciulli e agli operai e ai senza lavoro durante le messe visitate da ministri, sindaci, autorita’ che rimangono, perplessi, con la bocca aperta. Esteban che alla fine di un pranzo gli parla a lungo della donna che lo ha preparato: “Hai visto come ha disposto la tavola? E i ricami della tovaglia? E il tempo dedicato a cucinare, e la cura e la varieta’ dei cibi? Hai visto? Hai visto?” E, aggiunge, l’allievo di tanti anni prima che a un certo punto ha sentito la stessa sorpresa di uno dei commensali della Cena in Emmaus. Ancora una canzone e infine il vino nei bicchieri di plastica e le tortine di pane per tutti, anche per Pasquale.


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