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Franca antropologa delle possedute - Prime risposte alle critiche di Lorenzo PDF Stampa E-mail
Indice
Franca antropologa delle possedute
Il problema e l'idea
Le critiche di Lorenzo
Prime risposte alle critiche di Lorenzo
Affondo critico di Lorenzo
Il momento dell'autocritica
Il momento della contraddizione
Appunti per un Seminario
Tutte le pagine

 

 

 

Sent: venerdì 5 gennaio 2007 0.53

 

Carissimo Lorenzo,

 

(...) Le tue osservazioni su "Franca antropologa delle possedute" sono molto acute, e interessanti per me che rifletto sempre prima, durante, e dopo il lavoro compiuto.

 

La ragione della macchina a mano, mi domandi. Io tengo solitamente la macchina a mano perché voglio far sentire allo spettatore che il protagonista dell'opera - ma anche gli altri che vi compaiono e agiscono variamente - sono visti e ascoltati da una persona umana reale, e non da un ente astratto, da una specie di fantasma divino che li osserva immobile come un punto esclamativo. Il cavalletto rende tutto oggettivo, cioè religioso, come del resto la panoramica su cavalletto, il dolly saliscendi, il carrello sui binari, eccetera: gli esseri umani non vedono così le cose del mondo, ed io il mondo lo vedo come essere umano tra altri esseri umani.

 

I mezzi audiovisivi di solito li uso come una persona normale usa il suo corpo, i suoi sensi della visione e dell'ascolto - di solito, dico, perché se devo mostrare lo sguardo di un fantasma, per esempio in "Amorosa Caterina", allora uso panoramiche su cavalletto...

 

Ti dici che voglio degradare intenzionalmente la qualità tecnica del materiale. No, piuttosto non voglio esaltare la qualità tecnica. Il cinema oggi vuole lasciare a bocca aperta per gli effetti speciali. Io faccio un cinema degli affetti speciali. Affetti, con la A. Voglio aprire gli occhi e il cuore insieme, la bocca può restare chiusa, eventualmente.

 

Certo i giovani abituati alla "qualità tecnica" possono essere irritati da questa apparente sciatteria. Da questa apparente mancanza di "professionalità". Non so che farci. Certo è una debolezza della mia strategia comunicativa, ma non voglio provocarli apposta. Nemmeno però voglio adeguarmi alle loro abitudini. Io sono un artista, un poeta, non un maggiordomo, non un tecnico.

 

Quanto alle "zoomate in fuori in post sui quadri degne di superquark", quelle, Lorenzo, devono essere perfette, divinamente perfette, anzi per la precisione diabolicamente perfette, dal momento che riguardano il Diavolo in persona...

 

L'ultima domanda poi non l'ho capita. Per questo non ti rispondo. Spiegamela meglio e ci provo.

 

Questo per inaugurare il nostro nuovo scambio dialogico. Aspetto le tue parole per continuare. Ma prima di lasciarti, vorrei dirti che ti sei dimenticato dell'insieme, del documentario come opera, come insieme. Non hai detto una parola sul tutto, se è commovente, se non è riuscito, se è originale, se è povero, insomma sul tutto hai taciuto, come se non fosse importante. Invece secondo me è la cosa più importante, il tutto, e le parti hanno senso e proporzione in relazione a questo tutto. Non lo pensi anche tu?

 

Ebbene, questo tutto che ho cercato di fare è il racconto di un essere umano non straordinario quanto a intelligenza o sensibilità, ma ordinario, comune, normale, solo che questo essere umano è sensibile, è attento, è concentrato, è aperto ed ecco che allora produce conoscenza rigorosa, affettività partecipata, commozione e allegria dell'anima. Volevo mostrare agli spettatori, e soprattutto ai giovani spettatori persone così, per convincerli che se non hanno talenti straordinari, possono comunque diventare eroi. Normali eroi.

 

Buona notte, Lorenzo, grazie della email e continua a scrivermi, voglio conversare con te, eventualmente cambiare idee e metodi e tecniche, se riesco a riconoscerli come più adatti ai miei progetti intellettuali e artistici, insomma non ho paura a "cambiare verso con" (questo vuol dire "conversare": "cambiare verso con") te. (...)

 

Pasquale