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Franca antropologa delle possedute - Il momento della contraddizione PDF Stampa E-mail
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Franca antropologa delle possedute
Il problema e l'idea
Le critiche di Lorenzo
Prime risposte alle critiche di Lorenzo
Affondo critico di Lorenzo
Il momento dell'autocritica
Il momento della contraddizione
Appunti per un Seminario
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Sent: domenica 7 gennaio 2007 1.18

 

Subject: Lorenzo, prima di andare a dormire

 

questa mattina voglio regalarti lo svelamento di un mistero. Tu ti sarai chiesto come mai Pasquale, che è così rigoroso fino alla rigidezza nella costruzione logica, grammaticale, linguistica, dei suoi lavori, dico come mai si è lasciato sfuggire una sgrammaticatura, una eccezione, una contraddizione in “Franca antropologa delle possedute”.

 

Sì, lo so che sei rimasto basito (= sorpreso, stupito) appena ti è passata sotto gli occhi e risuonata dentro le orecchie la scena in cui Franca mentre parla sente un rumore, forte, improvviso, fuori campo, alla sua destra, si volta, e… vediamo ciò che lei vede: uno studente che passa, preso nei suoi pensieri, tra le statue del Museo dei Gessi.

 

Ma come, ti sarai chiesto tu, tutto il documentario è basato sulla soggettiva dell’autore, il quale autore registra Franca che parla, e associa al suo parlato i documenti del suo vissuto (le foto personali) o le illustrazioni del suo discorso (i disegni e le musiche diaboliche), ma insomma tutto è visto, montato, immaginato da lui, l’autore, che ci tiene a far sentire costantemente la sua presenza con quella benedetta macchina a mano che si muove come ubriaca… L’autore. Tutto è visto dallo spettatore come visto dall’autore-astante, come in Caravaggio. E allora, che c’entra quella inquadratura dello studente vagolante tra le statue – come visto da Franca?

 

Ecco lo svelamento del mistero: non contento di tutte le imperfezioni involontarie, ho voluto inserire a bella posta una contraddizione. Per dirgli, allo spettatore, che un’opera, se è buona, sopporta anche le imperfezioni, anche le contraddizioni. Anche per scherzo l’ho fatto, però, per scherzare con lo spettatore. Anche per non privarlo di tutto quello che avevo visto e sentito io, il famoso autore che vede tutto lui e decide tutto lui. Anche per vedere se era attento lui nel vederlo quanto ero stato attento io nel farlo, il documentario. Documentario… con questa inquadratura però, il documentario, diventava un film… un documento dell’anima dell’autore…

 

Pasquale