La Bella Età Stampa

Roma, 2005

 

 


 

 

La Bella Età è un dramma teatrale di Pasquale Misuraca, scritto e riscritto dal novembre 1999 al marzo 2005.

Verso la fine della composizione ha collaborato Alexandra Zambà.

 

 

*

 

 

FIGURE DEL DRAMMA

(in ordine d’apparizione)

 

 

UOMO DI MEZZA ETÀ.

UNA ADOLESCENTE.

UN ADOLESCENTE.

ETTORE, uomo giovane, eroe troiano.

PRIAMO, uomo vecchio, re di Troia, padre di Ettore.

ECUBA, donna vecchia, madre di Ettore, moglie di Priamo.

ACHILLE, semidio giovane, eroe greco.

ZEUS, dio vecchio, padre degli uomini e degli dèi.

ATENA, dea ancora giovane, nata dalla testa di Zeus.

ELENA, semidea giovane, amante di Paride, madre di Ermione, moglie di Menelao.

ANDROMACA, donna giovane, moglie di Ettore, madre di Astianatte.

ASTIANATTE, bambino, figlio di Andromaca ed Ettore.

OMERO, uomo vecchio, cieco, il poeta dell’Iliade.

TETIDE, giovane ninfa del mare, madre di Achille.

 

CORO, due cantanti-danzatori e due cantanti-danzatrici.

 

*

 

INDICE

 

Preludio

Un uomo su un albero

Due adolescenti

 

Atto Primo

Priamo

Ecuba

Ettore

 

Intermezzo Primo

Canto e ballo dei Troiani

 

Atto Secondo

Zeus e Atena

Atena-Deifobo ed Ettore

Ettore e Achille

 

Intermezzo Secondo

Canto e ballo dei Greci

 

Atto Terzo

Achille

Elena

Andromaca

Astianatte e Achille

 

Intermezzo terzo

Canto e ballo di Troiani e Greci

 

Atto Quarto

Achille e Omero

Omero

Achille e Tetide

 

Epilogo

Canto della Signora del Mare

 

*


PRELUDIO

 

 

Sul palcoscenico, due piedistalli distanziati fra loro, e un albero di ulivo. In fondo, mura di città con porta e merlatura. Di lato, linea della battigia del mare. In alto, due nuvole.

 

Entra in scena un UOMO DI MEZZA ETÁ, sposta appena un piedistallo, osserva prima l'insieme del palcoscenico poi il pubblico, si avvicina all'albero, vi si arrampica, raccoglie un’oliva, mangia assaporando, infine si rivolge al pubblico, parla.

 

 

 

UOMO SU UN ALBERO

 

Tanti e tanti anni fa, quando ancora si facevano le guerre, c'è stata la Guerra di Troia, i Greci contro i Troiani – i turchi di allora.

 

Finita la guerra, passa il tempo e gli uomini, non ricordando più perché, o non comprendendo ancora perché l’hanno fatta – quella Guerra, dicono che tutto è cominciato per colpa di una donna di nome ELENA.

 

Questa ELENA era una greca che aveva lasciato il re marito – MENELAO - ed era scappata con Paride, un principe troiano. I Greci allora si riuniscono in assemblea, concordano che a loro nessuno può mancare di rispetto, e dunque devono riprendersi ELENA, allestiscono le navi, prendono le armi, traversano il mare, e assediano la città di Troia per dieci anni che non finiscono mai…

 

Il dramma che state, che stai… per vedere e sentire accade nell’ultimo anno di quella Guerra, come ce l’ha raccontata OMERO nell’Iliade, che sarebbe il primo libro della letteratura europea. E come comincia l’Iliade? Con il litigio per un’altra donna, di nome Criseide…

 

Criseide era figlia di Crise, un sacerdote troiano di Apollo - un dio di allora. Ebbene, questo padre va da Agamennone, il capo dei capi dei Greci che gli aveva catturata la figlia e la teneva come schiava, come concubina, e lo prega di liberarla, di restituirgliela, offrendogli in cambio – come si usava a quei tempi - un grande riscatto.

 

Agamennone però non ascolta le preghiere, non accetta i doni, si tiene stretta Criseide e caccia via in malo modo il sacerdote di Apollo. Allora il dio Apollo, risentito per la mancanza di rispetto del capo dei Greci che assediano Troia, manda a loro la peste.

 

I Greci prima muoiono, poi si stancano di morire e convocano un’assemblea - i Greci quando dovevano prendere una decisione importante si riunivano sempre in assemblea. E durante questa, Calcante, un indovino al seguito della spedizione, rivela loro che la peste è opera di Apollo, risentito per la mancanza di rispetto di Agamennone, e insomma se vogliono salvarsi devono restituire al sacerdote la figlia.

 

Agamennone a denti stretti dice: ‘E sia! Ma – e qui alza la voce – ma in cambio di Criseide voglio un’altra schiava, e siccome ACHILLE un minuto fa ha mancato di rispetto a me, voglio Briseide, la sua schiava.’

 

ACHILLE, che era il principe greco più forte di tutti, per poco non l’ammazza ma alla fine – per farla breve- cede Briseide, però… per la mancanza di rispetto subita da Agamennone, si fa prendere dall’ira - la famosa ira di ACHILLE, e si ritira dai combattimenti.

 

Da questo momento i Troiani cominciano a vincere la guerra. Vincono senza rimedio, e allora il greco PATROCLO si presta le armi di ACHILLE - il suo amico del cuore, si espone in battaglia ed ETTORE, il più forte principe troiano, lo uccide.

 

Appresa la morte dell’amico amato, ACHILLE torna a combattere, uccide Troiani a non finire e con gli occhi pieni di sangue insegue ETTORE fin sotto le mura //

 

 

UNA ADOLESCENTE si alza fra il pubblico e parla, interrompendo l’UOMO SULL’ALBERO.

 

 

UNA ADOLESCENTE

 

''Uccide Troiani a non finire''… “Uccide”... Una parola! E la cosa? Come si uccide in guerra? Come si muore in guerra? Non ne parliamo? Cos’è, questo? Un teatro intelligente nell'epoca delle guerre intelligenti?

 

Eh già, ai nostri giorni i guerrieri sono resi invisibili dalle televisioni e muti dalle radio nel momento in cui ammazzano e sono ammazzati… sparano piangono gridano soffocano spirano… Ce li mostrano solo prima, mentre si preparano lungamente, e partono - bambolotti sorridenti e minacciosi, e talvolta – rapidamente - dopo, quando sono arrivati dove dovevano arrivare… di scorcio, disarticolati... o incassettati, avvolti nelle bandiere…

 

Della guerra come è a noi non giungono che le comete traccianti i cieli ultravioletti dei telegiornali, e i radi scoppi, sordi, attutiti, missati dai microfoni intelligenti... le soggettive dei missili che si tuffano sulle mappe grigie e i crateri vuoti del giorno dopo... È questo uccidere e morire in guerra?

 

Beh, io ho letto l'Iliade. E ho visto, e ho sentito, la morte in guerra:

 

“…Troo figlio d’Alàstore ACHILLE lo colpì al fegato col pugnale /

il fegato schizzò fuori e nero sangue colandone /

riempì la veste; privo ormai del respiro, /

l’ombra fasciò gli occhi di Troo. E Mulio colse dappresso, /

all’orecchio con l’asta: dall’altro orecchio di colpo fuoriuscì /

la punta di bronzo; al figlio d’Agènore Ècheclo /

calò in mezzo alla testa la spada dalla grand’elsa, /

e tutta s’intiepidì la spada di sangue; per gli occhi /

lo prese la morte purpurea, la Moira crudele. /

E ancora a Deucalìone…”

 

 

UN ADOLESCENTE si alza fra il pubblico e parla.

 

 

UN ADOLESCENTE

 

“E ancora a Deucalìone, dove s’uniscono i tendini /

del gomito, là il braccio passò con la punta di bronzo; /

s’arrestò quello col braccio fatto pesante, /

e vide vicina la morte; ACHILLE col pugnale gli troncò il collo /

e lungi con tutto l’elmo gettò il capo; il midollo /

schizzò fuori dalle vertebre e il tronco giacque a terra disteso…”

 

 

ADOLESCENTE (Lei)

 

“Intanto gli altri Troiani atterriti giunsero in folla”

 

 

ADOLESCENTE (Lui)

 

“con gioia davanti alla rocca, la città si riempì di fuggenti:”

 

 

ADOLESCENTE (Lei)

 

“e non osavano fuor dalla rocca e dal muro”

 

 

ADOLESCENTE (Lui)

 

“aspettarsi a vicenda, sapere chi era sfuggito”

 

 

ADOLESCENTE (Lei)

 

“e chi morto in battaglia, ma d’impeto si rovesciavano”

 

 

ADOLESCENTE (Lui)

 

“in città, chiunque piedi e ginocchia salvassero...”

 

 

I DUE ADOLESCENTI si siedono. L'UOMO DI MEZZA ETÁ scende dall'albero ed esce di scena.

 

 

*

 


ATTO PRIMO

 

 

Entra in scena ETTORE ( un uomo giovane, alto, bello, barbuto - simile al Bronzo B di Riace - con una mano regge una lancia, con l’altra abbraccia un elmo) e si dirige verso la Porta della Città, si ferma sulla sua soglia, si volta, ora va verso uno dei due piedistalli, vi salta sopra, indossa l’elmo e si dispone in attesa.

 

Sulle Mura della Città appare PRIAMO (un uomo vecchio, barbuto, con una corona di re in testa), e parla.

 

ETTORE lo ascolterà volgendogli quasi sempre le spalle.

 

 

PRIAMO

 

ETTORE! Lascialo perdere… È tuo padre, è PRIAMO, è il Re che ti parla.

 

Non affrontare ACHILLE, da solo, lontano dagli altri… o troppo presto incontrerai la fine, per mano del figlio di Peleo…

 

Si rotoli pure come un verme spezzato dalla ruota del carro nella polvere, ACHILLE-figlio-di-Peleo! Molti, e forti – quanti? - figli ha strappato dalle mie mani, dal mio palazzo, dalle mie terre, dal mio orizzonte… uccisi, qui intorno, rapiti, venduti in isole lontane… non li rivedrò. È già finito il tempo?…

 

Ma-se-non-uccide-anche-te, se non uccide ETTORE figlio di PRIAMO, la sua intera vita diventerà inutile - brevemente inutile – infinitamente inutile - e il suo destino non si compirà… il cerchio non si chiuderà… Il figlio di Peleo si rotolerà, impotente, schiumando, e fischiando – hai notato come schiuma una lumaca sotto il sale e fischia una serpe sotto un bastone? - e rideremo… rideremo di lui nelle notti di vento futuro, e il vento gli correrà dietro… ripetendogli sempre e soltanto ciò che non vorrebbe sentire…

 

ETTORE - se uccide anche te, resterò solo - a proposito: che sai di Licàone e Polìdoro? Non li ho visti rientrare in Città… Se sono vivi ancora, questi miei teneri, ultimi, penultimi figli, li riscatteremo, presto, ma se sono morti, se me li ha uccisi, ah! fosse amato dagli déi quanto io lo amo, ACHILLE! Presto lo mangerebbero cani e avvoltoi, rigido e morto... e finirebbe, questa ansia!… finirebbe, questo bruciore sotto lo sterno, si scioglierebbe, questo nodo dentro la gola… Respirare a pieni polmoni! Da quanti giorni - da quanti anni - non lo faccio?

 

Non mi ascolti?… Quale pensiero fugace insegui, volgendomi le spalle e puntando i piedi ostinati - come quand'eri un ragazzo? Io lo so: il pensiero della tua morte gloriosa insegui – morire giovane e con le armi in pugno – morire da eroe… Non pensare a te, ETTORE, alla tua gloria, pensa invece a me, alla mia vecchiaia, alla vecchiaia di un padre senza figli…

 

Figlio mio, vivi! La morte del padre è giusta, nell’ordine naturale delle cose del mondo, non la morte del figlio… non del figlio la morte… Guai al padre che vive la morte del figlio, e gli sopravvive! Guai al padre che consegna il figlio alla morte senza una parola, un gesto, un grido… fosse anche un dio!

 

Ai padri tocca morire, ai figli vivere… Io per me ho già avuto tutto ciò che si può desiderare dalla vita: pianure, e montagne, città e cavalli, e schiave, selvaggina di penna e di pelo, tavole imbandite, letti profumati, vini corposi, e navi dai lunghi remi, cocchi di guerra, prigionieri di ogni età, e di ogni colore… E ho accompagnato gli amici alle soglie dell’ultimo viaggio, ho guidato i primi passi dei nipoti… Che altro?… Non ascolti tuo padre, ETTORE? Ribatti in silenzio che anche tu sei padre? Che ne sai tu che non sei ancora nonno cosa vuol dire essere padre?

 

Io sì, io posso morire senza rimpianti - e forse proprio questo è il momento giusto per morire… ancora in forze, orgoglioso della propria città, assistito dal figlio preferito...

 

Sì - non morirò infelice, cosciente, disfatto dall’età al limite angoscioso della vecchiaia, non morirò sopraffatto dal dolore, gli occhi pieni di figlie schiave, porte incendiate, letti sporcati, nipoti sbattuti a terra, sui muri… infilzati, lanciati, giocati dai Greci maledetti…

 

No – non assisterò una seconda volta alla distruzione del mio mondo… L’ho vista da ragazzo e mi basta… Troia cancellata nel fuoco e nel fango… per mano di Ercole, e di Telamone amico di Peleo… questo Peleo me lo trovo sempre davanti… Ma che vuole da me? Eh?… Comunque sia, sono sazio, sono stanco e mi va di morire!

 

Ecco - l’ho detto. E poiché l’ho detto - lo ripeto, a voce alta, davanti a tutti:

 

Vieni, morte, non prendere mio figlio - prendi me. Sono pronto, non tremo, non batto ciglio, vienimi incontro ti dico! O sarò io a venire incontro a te, con una lunga spada nel petto o un breve salto nel vuoto!

 

Domestici! Preparate i miei cani, presto! Quegli stessi cani che ho cresciuto insieme ai figli, nel palazzo, alla mia tavola, nel mio letto, cuccioli tra i cuccioli... Conduceteli davanti a me e lasciate loro sbrancare le mie dure carni, leccare il mio sangue scuro, rosicchiare le mie ossa porose, leggere, e vadano poi a sdraiarsi, sazi anche loro, all’ombra…

 

I cani carnivori… Che dicevo? Ah, sì...

 

È venuta già l’ora di morire per me?… Uhm… morire da vecchi, e per sovrappiù di morte violenta, è un triste spettacolo… Da giovani è diverso, eh sì…

 

Quando un giovane muore, di morte violenta, ferito e finito in battaglia, e giace a terra straziato, pure… tutto a lui si addice…

 

Tutto quello che resta e si vede di lui, anche se morto, è bello: liscia la pelle, tesi i muscoli, turgide le labbra, eretto il membro… La testa rugosa di un vecchio, invece… i ciuffi di capelli radi e bianchi, le costole rinsecchite, i muscoli flaccidi, lo scettro molle… sono cose brutte da mostrare, tristi da vedere… ''questa è la cosa più triste fra i mortali infelici”… Non è così, ETTORE? Eh…? E dunque?…

 

Non rispondi? Ancora? Quanto deve durare questa commedia?… Parla ti dico, voltati, presto, e parla, ora! Domani… domani continuerò a chiamarti, e tu non risponderai più... Questa è la solitudine: tu chiami e nessuno ti risponde… Questo è essere soli: invecchiare senza un figlio che ti guarda, e ti parla, mentre la luce cala, il calore diminuisce… Il mondo intero muore? - che muoia! Che importa la morte del mondo, e persino la mia, se mio figlio stringe fra le sue la mia mano?

 

ETTORE //

 

 

(Voce Fuori Campo di ECUBA che interrompe PRIAMO):

 

ETTORE!

 

 

Entra in scena ECUBA (una donna vecchia - i lunghi capelli sciolti) avanzando dietro la merlatura delle Mura della Città.

 

 

ETTORE la ascolterà quasi sempre guardandola, ed in un caso aprirà le braccia verso di lei, come per abbracciarla virtualmente – ma la propria mano è armata.

 

 

ETTORE, figlio mio bello, vieni… Voglio stringerti ancora al seno, come quando eri bambino, come sempre…

 

(Con una mano si scioglie in alto la veste, con l'altra solleva e porge il seno.)

 

Vieni, mio principe… Se non vieni presto da me - è rimasto poco tempo! - le tue pupille pungenti che mi cercavano ogni mattina e ogni sera, le tue labbra rosate che mi baciavano, il tuo petto scolpito, i tuoi fianchi nervosi, le tue mani primogenite... si fredderanno… il cielo e la terra si fredderanno per me…

 

Vieni mio principe, ti farò festa grande questa sera e questa notte e domattina… vieni…

 

 

ETTORE

 

(a voce alta, rivolto a PRIAMO) No!

 

(a ECUBA) No… (ECUBA si copre le mammelle.)

 

 

ETTORE

 

Lasciare il Campo di Battaglia e rintanarmi? E dove? Sotto il tavolo? Sotto le coperte? E da sotto tutti i tavoli e tutte le coperte non sentirò le offese ingiuriose, i lamenti disperati, di ACHILLE? Non udirà le sue grida e i miei silenzi ASTIANATTE? Mi riconoscerà, mio figlio, dopo, ancora, come suo padre? Sarà questa l’ultima lezione che imparerà da me? Questo l'orrendo ricordo che assalirà ogni notte, ogni mattina, ogni pomeriggio i suoi occhi?

 

È inutile pregarmi - è inutile pregare…

 

(a voce più bassa)

Non mi aveva forse pregato Polidàmante? Non mi aveva forse pregato – gridando - mio fratello - di ricondurre i nostri compagni in Città la notte in cui ACHILLE era riapparso in battaglia? L'ho ascoltato io? No: le preghiere non sono fatte per essere ascoltate... E dov’è ora Polidàmante? È morto? Se è morto, non devo vendicarlo? È vivo? E se è vivo, non mi coprirà d’infamia? Doppiamente, mi coprirà: per la temerità di ieri e la viltà di oggi! Doppiamente, riderà di me: per quello che faccio e per come mi chiamo: ETTORE non vuol dire “protettore”? E i nomi non hanno un significato?

 

(a voce alta)

No! Meglio morire di morte – a testa alta - che di vergogna – con la coda tra le gambe! Meglio di colpo – all’aria aperta – che lentamente, al calduccio…

 

(cambiando tono, di nuovo a voce bassa)

E se invece gli vado incontro, ad ACHILLE… e gli prometto da uomo di parola che sono di restituire ELENA a suo marito e ai suoi tramonti?

 

Che-se-la-riporti-da-dove-è-venuta!

 

Con tutte le ricchezze che s’è portata dietro dal palazzo del suo mite sposo…

 

Se gli offro, di più, per sovrappiù, di spartirci noi due - i migliori – le montagne di armi e armature, ori e argenti, drappi e arazzi, e cavalli, e schiave della mia Città?… Non resterebbe Troia ricca e potente anche con la metà di ciò che possiede ora?

 

Quello che è stato è stato. Teniamoci i nostri morti, mettiamo loro una pietra sopra e onoriamoli come si meritano, scambiamoci le armi - gli dirò – ACHILLE, e viviamo tutta intera la nostra vita di padri! Io con ASTIANATTE, tu con NEOTTOLÈMO. Ciascuno sulla propria terra, davanti allo stesso mare…

 

(cambiando tono)

Ma che dici, ETTORE? Che vai farfugliando, eh? Stai sognando a occhi aperti? Lo sai fin troppo bene che se gli vai incontro a braccia aperte, nudo e inerme come una donna, ACHILLE t’infilzerà… (aprendo le braccia)… ti penetrerà gridando e ridendo, eccitato…

 

Dunque…

 

 

(ECUBA si ritira.)

 

 

ETTORE

 

(a voce alta)

No! No. Bisogna morire come si è vissuto! Morirò come ho vissuto - seguitando a fare l’unica cosa che so fare: mostrare e dimostrare che si può vivere e si può morire a testa alta...

 

 

(PRIAMO si ritira.)

 

 

*

 

 

 

INTERMEZZO PRIMO

 

 

Entra in scena ACHILLE (un uomo giovane, alto, bello, barbuto – simile al Bronzo A di Riace - elmo in testa e lancia in mano). Tenendo d’occhio ETTORE, ACHILLE si dirige verso il secondo piedistallo, vi sale e si dispone in attesa.

 

ETTORE inizia a cantare e danza un canto-danza di preparazione alla guerra, un antico canto turco.

 

Entrano in scena (dalla Porta della Città) due Troiani e due Troiane e cantano e danzano intorno ad ETTORE che canta e danza.

 

 

Canto - danza.

 

 

ACHILLE rimane immobile spettatore.

 

Concluso il canto-danza, i cantanti-danzatori formano una circonferenza intorno ad ACHILLE e gli girano intorno (“lo prendono in giro”). Infine si ritirano attraverso la Porta nella Città.

 

 

*

 

 

ATTO SECONDO

 

 

Su una nuvola appare ZEUS (un dio vecchio, barbuto -stringe nel pugno un fascio di fulmini). Guarda in basso verso il palcoscenico.

 

Si chiudono i battenti della Porta della Città. ETTORE ed ACHILLE si fissano l'un contro l'altro.

 

Sull'altra nuvola compare ATENA (una dea ancora giovane – indossa un'egida sulla quale è dipinto il volto della Medusa). Guarda in giù, batte le mani gioiosamente.

 

(I costumi di Zeus e di Atena dovrebbero idealmente essere del medesimo colore: celeste.)

 

 

 

ZEUS

 

 

Cosa vedono i miei occhi divini!? ETTORE domatore di cavalli, ETTORE difensore della città, ETTORE devoto sacrificante di intere greggi di agnelli grassi e sterminate mandrie di vitelli possenti…

 

Che dicevo?… Ah sì, che vedo ETTORE, minacciato dappresso da ACHILLE pie’ veloce, il Pelìde ACHILLE, ACHILLE… uhm… // Stramaledizione divina! Dov’è il suggeritore addetto agli epiteti?

 

(Volgendosi ad ATENA) Dove si è cacciato? Eh?… Oi, senti Atenuccia: ma dobbiamo proprio lasciarlo morire questo ETTORE? Eh, Atenella?

 

 

ATENA

 

Ho sentito bene, Padre ZEUS?… Non posso crederci! Le mie orecchie si rifiutano di farsi penetrare da tali GIOCHI DI PAROLE. E se le raccontassi - d’altronde - non mi crederebbero…

 

Un essere umano, seppure privilegiato e protetto - sempre un essere mortale è, un condannato a morte è, un essere DESTINATO – hai notato il verbo che contiene già la risposta? - a una VITA MORTALE – ti è piaciuto l’ossimoro? – e tu, Padre, vuoi sottrarlo al Destino?

 

Cos’è? Un capriccio? Una debolezza? Stai invecchiando, papino?… Anche noi INVECCHIEREMO…?

 

Fallo – fai-come-ti-pare-se-proprio-ci-tieni - ma non aspettarti la mia copertura! Ho un nome da SALVAGUARDARE - io!… E guardati – tu - bene le spalle – dopo – Padre mio - dagli altri Déi - compiuto un tale disordinato gesto, se vuoi il consiglio di ATENA tua… (gli volge platealmente le spalle)

 

 

ZEUS

 

Ma no, Atenuccia… Non prendere subito fuoco!… Rilassati, parliamone…

 

 

ATENA

 

Non-ti-sento.

 

 

ZEUS

 

Non senti eh?... Quando reagisci così, quando mi contraddici… Mi fa ridere e piangere, un pensiero contraddittorio del Sommo Padre di tutti gli Dei…

 

 

ATENA

 

Che vuoi dire?

 

 

ZEUS

 

Che vuol dire “Che vuoi dire”? Io dico quello che voglio dire. Io mi dico, non mi contraddico… Solo una volta, appunto, ho avuto un PENSIERO CONTRADDITTORIO…

 

 

ATENA

 

Aspetta-aspetta: - quale sarebbe – o dovrei dire CHI SAREBBE questo pensiero contraddittorio?…

 

 

ZEUS

 

Beh… Sei nata dalla mia testa, no? Mi contraddici volentieri, sì?

 

 

ATENA

 

DIVAGHIAMO? Vogliamo tornare al punto, PAPINO? Ti ostini a voler salvare ETTORE?

 

 

ZEUS

 

Insomma… Se ne fai un dramma… Non litigheremo certo PER UN UOMO tu ed io… E guardami!…

 

 

ATENA

 

Non-ancora!

 

 

ZEUS

 

MAMMA MIA! E vabbene… Oggi voglio essere accondiscendente con te. D’accordo, vai, di ETTORE fanne quello che vuoi – cioè, volevo dire QUELLO CHE È SCRITTO…

 

 

ATENA manda un bacio a ZEUS, indossa un elmo e un mantello troiani (”troiani” significa che Greci e Troiani devono somigliarsi, differenziandosi soltanto nei colori delle armi e dei costumi; per esempio: bianco per i Greci, nero per i Troiani) e si ritira rapidamente dalla nuvola.

 

 

ATENA (indossando l'elmo e il mantello troiani) entra sul palcoscenico, e si avvicina a ETTORE.

 

 

ETTORE

 

DEIFOBO!?... Sto sognando?...

 

 

ATENA travestita da DEIFOBO

 

Sì, DEIFOBO. Sono io, ETTORE, in carne ed ossa! Sono venuto ad aiutarti.

 

 

ETTORE

 

DEIFOBO… Da sempre il fratello più caro, ma oggi, ora, ancora più caro… Mi lasci senza parole!...

 

Sei uscito dalla città assediata per parlarmi, starmi vicino, aiutarmi! E gli altri, gli altri dentro, al calduccio del vino e delle gonne… Solo tu sei stato capace di questo… Gli altri sono stati capaci di tutto, eccetto questo: eccetto l’essenziale…

 

 

ATENA/DEIFOBO

 

Ti sorprendi? Certo, i compagni e i fratelli mi supplicavano, mi ordinavano di starmene al riparo, tanto grande era il loro terrore. Ma io, potevo vederti morire senza muovere un dito? L'angoscia non avrebbe rovinato lo spettacolo?… Ma basta! Non è il tempo dei giudizi e delle vanterie, è il tempo di mettere un punto a questa storia! Affrontiamo questo ACHILLE, insieme, e vedremo chi la spunta!

 

 

ETTORE e ATENA/DEIFOBO si voltano verso ACHILLE.

 

 

ETTORE

 

Eccomi a te, ACHILLE. Non fuggo più. Non ti mostro più i fianchi, ma i denti: è venuto il momento del duello, e della morte - per te o per me. Riposarsi finalmente… o continuare ad eccitarsi: questo è il gioco della guerra.

 

Non siamo tutti e due qui per recitare la parte dell’eroe? Recitiamola - dunque, per la gloria nostra e la memoria degli altri…

 

Gli altri… gli spettatori… Prima si commuoveranno e piangeranno, poi si asciugheranno le lacrime e torneranno attoniti - in silenzio, o sazi - chiacchierando, alle proprie case, alle proprie famiglie, ai propri affetti, e continueranno a vivere “felici e contenti” le loro vite…

 

A ciascuno il suo. Ai più, vite lunghe, vite normali. A noi due vite brevi, vite esemplari. E diamolo allora questo benedetto esempio! Facciamolo dunque – sotto gli occhi asciutti dei poeti, sotto gli occhi umidi degli spettatori - questo famoso duello. Non ne posso più. Facciamola finita.

 

Prima però giuriamo un patto d'onore tra noi! Se l’avrò vinta io, ti spoglierò delle armi - ACHILLE, di questo stanne certo: mi toccano e me le prendo, ma il tuo corpo - anche di questo puoi stare certo: ti da la mia parola - il tuo corpo lo restituirò ai tuoi. Se invece vincerai tu, spogliami pure delle armi che porto ma restituisci ai miei il corpo che ora ancora ti parla.

 

Giuralo - ACHILLE, come io lo giuro.

 

 

ACHILLE

 

Farnetichi? È la paura che ti fa sragionare? Proponi un patto d'onore? Tu a me? Non ricordi più, stramaledetto, che m’hai ucciso PATROCLO?... l'amico più caro... che non dimenticherò finché vivo… L'ho vestito io stesso delle armi che ora indossi tu… Le mie armi!

 

 

ETTORE

 

Ma il suo corpo l’hai riavuto fra le tue mani...

 

 

ACHILLE

 

Il suo corpo te l’hanno strappato di mano! Ecco perché l’ho riavuto!

 

 

ETTORE

 

Questo non è il punto – ACHILLE: l’hai riavuto, e intatto, il suo corpo…

 

 

ACHILLE

 

Pallido e freddo ho riavuto PATROCLO… Dove sono finiti il suo colore e il suo odore? Dove?...

 

Tu stramaledetto lo conoscevi da fuori, da lontano, mascherato, per te era solo la sagoma del nemico, l’ombra dello straniero! Io lo conoscevo da vicino, da dentro… il corpo caldo, animato, pulsante dell’amico del cuore, del compagno di avventure, di scherzi, di giochi, senza elmi, senza scudi, senza corazze, sulle spiagge, sui monti, sui cavalli sfreccianti, mille volte lontani dalle vocianti città da difendere, da conquistare…

 

E ora vieni a chiedermi patti? Hai dimenticato che il padrone e la schiava, il lupo e l’agnello non fanno patti fra loro? Il padrone si fa la schiava, il lupo l’agnello!

 

 

ETTORE

 

Ma noi non siamo lupi…

 

 

ACHILLE

 

Sì! Lupi! Io sono un lupo, e tu, se non vuoi fare il lupo, fai l’agnello! Non ci sono altre parti per noi nella storia che ci è toccata. Perciò rassegnati, risparmia le forze, serra la boccuccia, trattieni il fiato, e paga con la morte tua la morte di PATROCLO.

 

 

ACHILLE scaglia la propria lancia verso ETTORE, che s’abbassa e la schiva.

 

 

ETTORE

 

M’hai mancato? Ma allora… erano parole spuntate quelle che andavi gridando! Sei un eroe da palcoscenico che sputa bugie!... La mia lancia invece non mentirà, compirà il suo dovere. Ecco la sua verità!

 

 

ETTORE scaglia la sua lancia verso ACHILLE, ma lo manca.

 

 

ETTORE

 

DEIFOBO! La tua lancia! Svelto!

 

 

ATENA-DEIFOBO si avvicina ad ACHILLE, gli porge la sua lancia, esce di scena.

 

 

ETTORE

 

DEIFOBO?... No!… ATENA… Ora capisco! Sognavo di avere al mio fianco il caro fratello ed era invece il destino di morte…

 

E sia! Ma non morirò tremando – “meglio avanzare e morire che fermarsi e morire” – meglio tentare qualcosa di grande che sia tramandato a coloro che verranno.

 

 

ETTORE scende dal suo piedistallo e avanza a mani nude verso ACHILLE che punta la sua lancia contro di lui e lo infilza al collo.

 

 

ETTORE cade a terra, ACHILLE resta sul piedistallo.

 

 

ACHILLE

 

Ecco fatto! Ora è finita la tua cattiveria, ora sei finalmente buono… per i cani e i mosconi!

 

 

ETTORE

 

Sì, è finita, per me… finalmente è finita… Sono calmo ora… finalmente calmo… il peggio è passato… bastano poche parole ed è fatta…

 

Ti supplico ancora una volta – ACHILLE: per i tuoi che gioiscono di te restituisci il mio corpo ai miei che piangono! Per la tua vita che continua, rendilo a mia moglie - si chiamava ANDROMACA, ricordo… e a mio figlio ASTIANATTE, che continueranno a vivere!

 

 

ACHILLE

 

Non supplicarmi una sola volta ancora, ETTORE, o il fiato d’ira che mi brucia il petto e mi strozza la gola mi spingerà – come il vento la vela - a farti io stesso a pezzi e a mangiare la tua carne cruda…

 

 

ETTORE

 

È proprio vero che c’è qualcosa di divino… in te, ACHILLE… hai il cuore di pietra… (muore)

 

 

*

 

 

INTERMEZZO SECONDO

 

 

ACHILLE inizia un canto-danza di vittoria, un antico canto greco.

 

Entrano in scena (da dove è entrato in scena ACHILLE, vale a dire dal Campo di Battaglia - parte opposta alla Città) due Greci e due Greche e cantano e danzano intorno ad ACHILLE che canta e danza.

 

Canto - danza.

 

Finito il canto-danza, i cantanti-danzatori si dispongono intorno al corpo morto di ETTORE e lo scherniscono.

 

 

 

PAROLE DEI GRECI

 

È più morbido ora, il duro guerriero!

 

È più silenzioso ora, il-non-la-smettere-più!

 

È più calmo ora, l’agitato!

 

È più freddo ora, il focoso guerriero!

 

È più bello ora//

 

 

 

ACHILLE (ai cantanti-danzatori tutti)

 

Basta! Basta…

 

 

I cantanti-danzatori si ritirano.

 

 

*


 

 

ATTO TERZO.

 

 

ACHILLE scende dal piedistallo, vi poggia la lancia, guarda il pubblico, si avvicina a ETTORE, lo smuove con la punta del piede, s’allontana.

 

 

ACHILLE

 

Ecco fatto! Il meglio è passato!... la giovinezza, la vendetta… ho avuto quello che volevo… Che rimane? Vediamo un po’…

 

Devo fare anche io “qualcosa- di-grande-e-memorabile-per-coloro-che-verranno”? Come ETTORE? Ma l’ho appena fatto… uccidendo appunto il grande e memorabile ETTORE!

 

Eccolo lì, allungato nella polvere che poco fa calpestava, sognando il suo sogno d’essere ricordato da “quelli che verranno”… Ma chi sono poi “quelli che verranno” – per i quali ci siamo combattuti, fino alla morte? La tua morte ETTORE, la tua prima della mia…

 

“Quelli” sono “questi”? (indicando tutti gli spettatori) Questi che vedo intorno a me e a lui, gli occhi pieni di lacrime e di sangue, le narici dilatate per coglierne il doppio dolce profumo, le gole ansiose di canti, i piedi impazienti di danze? Questi che vogliono divertirsi a tutti i costi?…

 

Si ricordano di PATROCLO, questi? Il tempo di una citazione, o di un pettegolezzo, forse. Io non lo dimenticherò finché sarò tra i vivi e avrò la forza di guardare avanti e indietro. E se è vero che sottoterra ci si dimentica dei morti, il vero diventerà falso: io, anche laggiù, tra le ombre e i vermi, mi ricorderò del caro amico.

 

Fossi un poeta, scriverei qualcosa - su tutto questo. Una storia infiorata di eroici personaggi e tessuta di belle parole. Ma sono nato guerriero, tutto quello che so fare è uccidere: ucciso ETTORE, è finita… è finita la Bella Età…

 

Ma io dico: Che fretta c’era? Non potevo prendermi ancora un po’ di tempo? Qualche giorno, solo qualche giorno, ancora qualche giorno completo di notte, di schiave, di vino, di riposo?…

 

Quando si è destinati – come me - a morire giovani, anche un giorno e una notte sono tanti giorni e tante notti... Anche qui, prima, poco fa, non potevo giocare, ancora, un po’, al gatto e al topo? No! L’ira di ACHILLE… L’ira di ACHILLE dall’inizio alla fine!... E ora?…

 

Ora verranno a pregarmi di restituire il corpo di ETTORE… A pensarci bene, potrei ridarglielo: un gesto nobile, “grande e memorabile”… Del resto, che me ne faccio del corpo morto di ETTORE? Fra non molto cambierà colore, comincerà a puzzare…

 

NO! No e no! Che preghino!… Non mi smuoveranno né le preghiere né l’oro né niente! Non durerà a lungo la mia vita? In compenso durerà a lungo la mia vendetta! Devo morire presto? Chi mi sopravviverà cominci a soffrire ancora da prima, da subito!

 

Tanto lo so come andrà a finire!…

 

Bruciata, di corsa, nella polvere, la mia vita breve, da morto sarò fermo e freddo, e loro, i vivi, continueranno a muoversi a sudare a camminare… Stando così le cose lo sarò da prima - da oggi - da ora freddo, e irremovibile, e coloro che vivranno una lunga vita, ebbene, comincino da subito a muoversi, a sudare, a camminare… Vi aspetto!

 

 

ACHILLE afferra la lancia, sale di nuovo sul suo piedistallo, e aspetta.

 

La Porta della Città si socchiude. Entra in scena ELENA (una donna ancora giovane – i lunghi capelli raccolti elegantemente sulla nuca, nove anelli alle dieci dita), si dirige verso il corpo morto di ETTORE, vi si ferma davanti, lo guarda, si colpisce con le mani il viso, le braccia, il petto, le natiche, le gambe.

 

ACHILLE la osserva impassibile.

 

 

ELENA (rivolgendosi ad ACHILLE)

 

ACHILLE, ti //

 

 

ACHILLE (interrompendola)

 

Non ascolto le tue parole, ELENA.

 

 

ELENA (si avvicina ad ACHILLE, fermandosi a quattro passi da lui.)

 

Non sei invecchiato per niente, vedo ora più da vicino… Qual è il segreto della giovinezza? Forse le guerre mantengono giovani?… Gli amori invecchiano?…

 

Senti - smettila, risparmia il corpo di ETTORE dalle cagne e dalle mosche. Restituiscilo ai suoi.

 

Non mi rispondi… sempre nervoso… sempre insensibile… con te sono stata sempre sfortunata: non eri tra i miei pretendenti… ETTORE è stato fortunato invece: è morto giovane - e anche tu sei fortunato: morirai giovane. Lui non ha più, tu non avrai presto, i tramonti e le notti dei ricordi e dei rimorsi! Né melanconie, e ripensamenti… Caduta la luce, zittito il vento, sarete eterne immagini eterne statue senza smagliature senza piaghe…

 

Io per me continuerò a subire le violenze della luce e furie del vento. Lei scaverà tutte le ombre delle mie rughe, lui strapperà tutte le ciocche dei miei capelli. E insieme, attorcigliati come due giovani serpi, disegneranno e incideranno un corpo smagliato e piagato… Un’amante vecchia: a chi serve un’amante vecchia? Una inutile vecchia, visitata soltanto dal fantasma di una bambina… ERMIONE… figlia mia piena di grazia, perché ti ho abbandonato?

 

Ma basta! Ho finito! E anche tu - falla finita, ACHILLE, ridaglielo, ti dico, ETTORE, a sua madre! E poi, poi non ti resterà che sopravvivergli… Ecco qualcosa più difficile del vivere e del morire, ACHILLE: sopravvivere…

 

 

ELENA si allontana da ACHILLE e rientra in Città.

 

 

Uscita di scena ELENA, dalla Porta della Città fuoriesce ANDROMACA (una donna giovane – i lunghi capelli raccolti in una treccia), moglie di ETTORE, seguita dal piccolo ASTIANATTE, figlio suo e di ETTORE.

 

ANDROMACA porta una cesta. Va accanto al corpo di ETTORE, si inginocchia al suo fianco e, senza mai guardare ACHILLE, come se non ci fosse, leva dalla cesta panni e boccette di tanti colori, e unge e lava accuratamente il corpo morto di ETTORE, infine lo abbraccia, lo bacia quattro volte e, come in trance, senza accorgersi che ASTIANATTE non la segue, rientra in Città.

 

ASTIANATTE è rimasto accanto al corpo del padre. Continua a guardarlo, si sdraia accanto a lui, per guardarlo meglio, gli tocca le mani, gli tappa le narici… Infine si decide: lo prende per i piedi e cerca di trascinarlo verso la Città. Prova, insiste, poi si volge verso ACHILLE.

 

 

ASTIANATTE (ad ACHILLE)

 

Ehi! Senti!

 

 

ACHILLE non gli risponde.

 

 

ASTIANATTE

 

Dico a te. Mi senti? Come ti chiami?

 

 

ACHILLE

 

Il mio nome è ACHILLE. Chi sei tu che vuoi parlare con me?

 

 

ASTIANATTE

 

Il mio nome è ASTIANATTE, e sono figlio di ETTORE!

 

 

ACHILLE

 

E io sono il padre di NEOTTOLEMO… un piccolo guerriero come te.

 

 

ASTIANATTE

 

Come me non ce ne sono altri.

 

 

ACHILLE

 

Ben detto! Dimmi ora: Che vuoi? Perché hai lasciato, piccolo singolare guerriero, la gonna di tua madre? Non hai paura di me?

 

 

ASTIANATTE

 

Io non ho paura di nessuno! Il figlio di ETTORE non ha paura di nessuno!

 

 

ACHILLE

 

E va bene! Non hai paura… Che ti manca, allora?

 

 

ASTIANATTE

 

Mi dai una mano?

 

 

ACHILLE

 

Una mano? A far che?

 

 

 

ASTIANATTE

 

A riportare nella mia Città mio padre ETTORE.

 

 

ACHILLE

 

ETTORE è morto, ed è mio!

 

 

ASTIANATTE

 

Non capisci niente! Mio papà è vivo. Fa finta di essere morto. È il nostro gioco…

 

 

ACHILLE

 

Giocate alla morte?

 

 

ASTIANATTE

 

Sempre. Lo fa per spaventarmi. Ma io non mi spavento più come quando ero piccolo, e mi bloccavo e mi luccicavano gli occhi, e allora lui si muoveva, si alzava da terra e mi diceva arrabbiato: “Che fai ASTIANATTE? Piangi come una donna? Questo ti ho insegnato? Un guerriero non piange mai!”

 

Capisci ora? Non piangerò più come quando ero piccolo. Sono grande ormai! Lo porterò dentro, aspetterò che apra gli occhi, si alzerà da terra e mi dirà: “Bravo, ASTIANATTE! Sei un guerriero come me! Adesso puoi stare al mio fianco, e al mio fianco proteggerai la tua Città!”

 

Dunque, questa mano?

 

 

ACHILLE lo guarda a lungo, poi scende dal piedistallo, si avvicina ad ASTIANATTE, lo guarda dritto negli occhi.

 

ASTIANATTE ricambia lo sguardo di ACHILLE.

 

ACHILLE prende in braccio il corpo di ETTORE.

 

In quel momento rientra in scena di corsa ANDROMACA, vede ACHILLE con in braccio il corpo di ETTORE, si ferma.

 

ACHILLE porta il corpo di ETTORE fino alla soglia della Porta della Città, lo consegna a quattro suoi compagni i quali lo portano dentro, seguiti da ANDROMACA e ASTIANATTE.

 

 

ACHILLE torna al centro della scena.

 

 

*

 


INTERMEZZO TERZO.

 

 

ACHILLE risale sul suo piedistallo, entrano in scena una coppia di Greci e una coppia di Troiani e ballano e danzano una canzone cipriota, una canzone insieme greca e turca.

 

Mentre tutti cantano e danzano, ACHILLE s’addormenta.

 

Finito il canto e il ballo i cantanti-danzatori si accorgono di ACHILLE dormiente e in punta di piedi tornano da dove erano venuti.

 

 

*

 

 

 

ATTO QUARTO

 

 

ACHILLE inizia ad agitarsi nel sonno.

 

 

ACHILLE (a voce alta, nel sogno)

 

Chi sei, vecchio?

 

 

Entra in scena OMERO (un vecchio, barbuto, cieco), si avvicina tentoni ad ACHILLE, gli sfiora i piedi, le mani, poi va a sedersi a terra, al centro del palcoscenico. Tace.

 

(Il costume di OMERO è bianco e nero – troiano e greco insieme.)

 

 

ACHILLE

 

Chi sei, vecchio? Parla! Hai perso la lingua?

 

 

OMERO

 

La mia lingua è più lunga e più affilata della tua lancia, ACHILLE, e i miei occhi di cieco vedono più lontano dei tuoi occhi di lupo…

 

Sono un poeta. Mi chiamano OMERO.

 

 

ACHILLE

 

Poeta? E perché un poeta disturba il sonno di un guerriero? Perché un vecchio turba il sogno di un giovane? Che vuoi - anche tu?

 

 

OMERO

 

Niente. Dormi. Niente più almeno. Sogna.

 

Hai fatto ciò che dovevi fare, hai vissuto la tua vita, hai vinto la tua battaglia. Ti restano ora mai solo poche scene secondarie, qualche frase ben scelta e pronunciata con dignità, quasi con noncuranza. Senza strepito, senza lacrime, senza pentimenti spero: non vorrei essere capitato in un melodramma italiano…

 

Morire insomma, ecco cosa - ti resta. Dico morire come uomo, per nascere come personaggio: io ti farò nascere, io ti farò rinascere, io ti darò una vita eterna… Scriverò la tua vita di amori e di battaglie, e istoriato di parole come un pirata di tatuaggi, trapuntato di versi come un condannato da aghi puntuti, vivrai eternamente. Vivrai come personaggio: ma non è vita anche quella? Altri moriranno punto e basta. Chi? Tutti – tutti quelli che i poeti non racconteranno dopo la loro morte: uomini o semidéi o déi non importa: tutti altrimenti destinati a morte…

 

I personaggi no, non moriranno, non morirà l’ACHILLE che io canterò, il personaggio costituito dell’ordinato racconto delle tue disordinate avventure, volgari e aristocratiche, approssimate e geometriche, compiute e incompiute, vitali insomma… Confusa, caotica, contraddittoria è infatti la vita umana, prima che dall’arte riceva il disegno della luce, il ritmo della musica, la trama del racconto, la forma del verso…

 

I personaggi resteranno, le persone scompariranno. Anche gli déi del nostro tempo scompariranno. Altri déi prenderanno il loro posto, in cielo e in terra. Verrà un altro tempo, e nasceranno altri déi, che ordineranno di replicare vendetta a vendetta, misura per misura. E di seguito altri ancora, che domanderanno di ricambiare amore con odio, guance con schiaffi… Ma tutti scompariranno, gli uni dopo gli altri, dalla faccia della terra e dalle menti degli umani, e dai loro sogni… Ma tu – ACHILLE - sopravvivrai a tutto questo. E nei tempi che gemmeranno dalle ceneri dei tempi qualcuno troverà il mio libro e lo leggerà e ti ammirerà infinitamente…

 

Perciò non lamentare la tua morte giovane, e non rimpiangere altre vite. Giovani o vecchi, uomini o donne, uomini o déi che tocchi essere, ciò che conta - alla lunga, è diventare personaggi, diventare parole della poesia, segni della pittura, forme della scultura, note della musica, maschere del teatro… Infatti, che importa vivere trent’anni come te o sessanta come me? Un’alba o tutte! Questa è la vera differenza… E tu ACHILLE le vedrai tutte. Sarai sognato da tutti i ragazzi che ti imiteranno e da tutte le ragazze che ti sospireranno, e molti di loro moriranno emulandoti o desiderandoti, mentre tu - eternamente giovane - eternamente uguale a te stesso - sarai la figura della giovinezza del mondo, di tutti i mondi possibili.

 

Perciò dormi, e sogna, ACHILLE…

 

 

Entra in scena dalla linea della battigia del mare, e si avvicina ad OMERO, TETIDE (una giovane ninfa – avvolta in un panno di colore blu mare), stringe fra le sue mani le mani del poeta.

 

OMERO la riconosce al tatto, trasale, si alza, si allontana, esce di scena.

 

 

*


EPILOGO

 

 

TETIDE s’accosta ad ACHILLE, lo carezza sulla fronte, ripetutamente.

 

 

ACHILLE si sveglia, apre gli occhi.

 

 

ACHILLE

 

Madre! TETIDE madre mia!

 

 

TETIDE

 

Figlio mio…

 

 

ACHILLE

 

Piangi?

 

 

 

TETIDE

 

Piango? Di felicità, ACHILLE, di felicità… Sei qui, ti stringo fra le mie braccia, e piango di felicità… Il dolore appartiene al futuro…

 

 

ACHILLE

 

Dolore per me? Per ACHILLE? Per l’eroe che sopravviverà a tutte le morti? Madre! Ridi con me!

 

 

TETIDE

 

Sì, figlio mio, rido!…

 

Ricordi? Ricordi tutti i sorrisi della luna che ci guardava camminare sotto i mandorli appena fioriti? Ricordi tutti i raggi del sole che ti scaldavano quando ti lavavo dalla polvere dei giochi? Ricordi tutti i baci del vento quando correvamo dietro gli uccelli ladri di grano? Ricordi tutti i pizzicotti della pioggia quando mi venivi incontro tra i tuoni e i fulmini? Ecco! Ricordo e rido!

 

 

ACHILLE

 

Ecco! Così va bene! Adesso e sempre, eh?

 

Ma ora… sono stanco… stanco di luna, di vento, di sole, di pioggia… Voglio solo dormire, dormire senza sogni, senza sangue, senza ETTORE… Dov’è ETTORE?

 

 

TETIDE

 

Fra le braccia di sua madre.

 

 

ACHILLE

 

Madre mia, Signora del Mare! Accoglimi fra le tua braccia, cullami sulle tue onde!

 

 

TETIDE lo stringe tra le braccia, lo culla.

 

ACHILLE si calma, chiude gli occhi, s’addormenta.

 

 

 

TETIDE

 

Vivi, ACHILLE, la tua Bella Età.

Il tempo futuro della giovinezza.

 

Gioca, ASTIANATTE, la tua Bella Età.

Il tempo presente della fanciullezza.

 

Scrivi, OMERO, la tua Bella Età.

Il tempo passato della vecchiezza.

 

*

 

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol essere lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

 

Quant’è bella fanciullezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di oggi non c’è certezza.

 

Quant’è bella vecchiezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di ieri non c’è certezza.

 

Ma l’Età più e più Bella ancora

viviamo ogni giorno ogni ora

 

opere d’ogni genere creando

amori amanti amati amando.

 

Le tre età sfioriscono nel tempo.

Creare e amare sfiorano l’eterno.

 

 

Entrano in scena uno dopo l’altra tutti gli altri interpreti del dramma, ognuna abbraccia l’altro, si stringono le mani in cerchio intorno a TETIDE e ACHILLE, infine anche loro due si alzano abbracciano prendono per mano gli altri. Si inchinano al pubblico.

 

 

 

FINE