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Fulmini e Saette.
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Apologia dei blog e dei social network

 

Perché tutti si confessano con tutti, sui blog e sui social network? Per amore della verità, dice Maurizio Ferraris. Per amore della deità, aggiungerei io.

 

Il filosofo-giornalista torinese ha scritto recentemente sulla rivista ‘Wired’: “A un certo punto delle Confessioni Agostino si pone una domanda semplice e cruciale: ‘Perché mi confesso a Dio, che sa tutto?’ Ed ha una risposta bellissima: si confessa per fare la verità non solo nel suo cuore, ma anche con la penna, e di fronte a molti testimoni. Come se la verità non esistesse se non viene esposta e scritta, messa in piazza o almeno su una piazza virtuale. È questa la ragione profonda di tutte le confessioni sul web che ingorgano i social network e i blog? A mio parere, sì.”

 

Se le cose stanno così, i fedeli che si confessano ai sacerdoti e gli autori che si confessano ai lettori di blog e gli amici agli amici di Facebook, lo fanno, sulle orme di Agostino, “per fare la verità”. Ciò che li muove è il desiderio di verità. Idea magnanima, questa di Ferraris, e tanto interessante quanto nobilmente controcorrente. La condivido in buona misura. Senza per ciò attribuire ad Agostino il pensiero (secondo Ferraris) implicito ‘la verità non esiste se non viene detta e scritta’. Anche perché il filosofo-telogo ipponense, ne La vera religione, esplicitamente ha scritto: “Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell'uomo interiore abita la verità.” Piuttosto, pensando “la verità”, metterei l’accento filologico e filosofico sul “fare” la verità. La verità non solo come scoperta ma anche come costruzione.

 

Veniamo ora alla ragione profonda delle confessioni di tutti con tutti sui blog e sui social network secondo me. Per amore di deità, dicevo, e mi dispiego: per regalarsi reciprocamente un’esperienza propriamente divina nel nostro mondo secolarizzato e disincantato dalla morte degli dèi. Mondo moderno in cui gli immortali più non giocano, non guerreggiano, non parlano con noi mortali - come invece amavano fare nel mondo antico: “Detto cosí, se ne andò Atena occhio azzurro, / simile a un’aquila: e tutti, a vederla, prese stupore.” (Odissea, Libro Terzo, 371-2)

 

Se le cose stanno così, confessandosi nei blog e nei social network gli umani moderni restaurano e recuperano l’esperienza della deità, fanno l’uno dell’altro, per il tempo della comunicazione, come diceva e faceva Hitchcock, “divinità in grado di vedere ogni cosa”. (Alfred Hitchcoch, Io confesso. Conversazioni sul cinema allo stato puro - a cura di S. Gottlieb, Minimum Fax 2008.)

 

Lo fanno emulando l’antico Sofocle, il quale nell’Edipo Re, partendo da un mito condiviso, offre agli spettatori della tragedia più di quanto essi ricavino dai protagonisti dell’opera. Ma anche, appunto, emulando il moderno Hitchcock, il quale nel Delitto perfetto parimenti regala agli spettatori le informazioni cruciali illuminanti in anticipo sui protagonisti del film. Insomma,  confessandoci nei blog e nei social network, magnanimamente produciamo gli uni negli altri quella conoscenza trasparente e immediata di cui sono capaci, o per meglio dire erano capaci al tempo del “mare colore del vino”, gli dèi.

 

(Alias, 2 ottobre 2010 - ripubblicato sul sito-rivista 'Fulmini e Saette' il 17 ottobre 2010)

 

*

 

Commenti suscitati dal post su Facebook (17 ottobre 2010):

 

Galatea Vaglio Più che dei, in fondo è un modo inoffensivo per sentirsi solo un po' divi.

 

Pasquale Misuraca La tua battuta, Galatea, condensa spiritosamente il pensiero comune. Che coglie un lato della realtà. Cercavo di cogliere l'altro lato, con la mia saetta. (La mia rubrica su Alias si intitola 'Fulmini e Saette' in onore di Zeus "pensiero complesso")

 

Galatea Vaglio Io sono una donna molto comune.

 

Pasquale Misuraca Adesso non esageriamo, Galatea. Diciamo che a volte l'ansia della battuta a tutti i costi ti vela lo sguardo, e non vedi ciò che non prevedevi.

 

Galatea Vaglio Pasquale, mi spiace: il guaio è che non era affatto una battuta. Sono davvero convinta che sui social ci si voglia solo sentire un pochino divi e basta. Per capire le cose, molto spesso, non serve poi andare in profondità. Le cose sono banali.

 

Pasquale Misuraca Capire le cose è difficile, Galatea, se si pensa in anticipo che sono banali. Invece di ricondurre, ridurre a noi, al nostro sguardo, ai nostri interessi, le 'cose', cerchiamo di salire a loro, alla loro complessità. Ma per salire occorre prima scendere, in profondità, dentro di noi e dentro di loro.

 

*


Commenti sul sito-rivista:


Inviato: 17/10/2010 14:14

Una lettura che riveste di nobiltà l'ansia di comunicazione che muove verso i blog e i social network. In generale io ne ho sempre dato (riferendomi sia a me stessa che agli altri) spiegazioni più "terrene", ma in fondo sostenendo la stessa cosa: ogni nostra pagina o lavagna leggibile sul web è come un palcoscenico: abbiamo bisogno di spettatori per le nostre confessioni, di sostenitori e di detrattori; di fare tragedia e commedia della nostra quotidianità. La verità poi...quella risiede nel profondo, certo. Ma come dimostrano le pratiche di confessione devozionale e quelle psicanalitiche, deve talvolta necessariamente "uscire" da noi per diventare leggibile e comprensibile per noi stessi.
Tania
http://pioggiadinote.com


Inviato: 18/10/2010 8:17

Concordo, Tania. Con te e con Shakespeare: “Ogni uomo è un attore e tutto il mondo è un palcoscenico” (La Tempesta). Ma questo, a mio modo di vedere-e-pensare, non è effettivamente un male, qualcosa di cui giustificarsi o vergognarsi, è invece potenzialmente un bene, qualcosa di cui prendere coscienza e cercare di vivere nel migliore dei modi possibili. Mostrarsi (entro un limite certo: con tatto, misura e senso delle circostanze), è un atto di superba generosità. Nascondersi, celarsi, negarsi, (oltre un certo limite) è un atto di meschina avarizia.
Sai, in questi ultimi tempi, ti parlo di mesi, di anni, ho riflettuto e lavorato intorno al narcisismo ed all’esibizionismo, cercando di cogliere ed elaborare il positivo che si esprime in questi atteggiamenti così male considerati oggi soprattutto all’interno della cultura cristiana.
Narcisismo. Nel documentario Francesco psichiatra a domicilio, Francesco Porseo psichiatra, interrogato da me testimone del suo peregrinare, risponde: “Il narcisista è un essere umano che tende a spettacolarizzare la propria vita.” Risposta che dà molto da riflettere, non è vero? Quanti di noi troppo spesso dimenticano che mostrarsi agli altri è un atto di generosità, e infine d’amore?
Esibizionismo. Lascio la parola a James Hillman, un filosofo-psicologo che molto ha creativamente recuperato della cultura greca antica, (Forme del potere): “Fondamentale per la vita animale è il manifestarsi in sé. Ciascuna specie mette in mostra il proprio stile senza alcuno scopo che non sia il manifestarsi. Per noi, animali umani, questo implica che l’esibizionismo non sia soltanto un atto sessuale, ma una manifestazione della nostra natura innata.”
Pasquale