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Fulmini e Saette.
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Roma centro, quartiere Esquilino. Il greco-cipriota immigrato è un simpatico emulo di Enea troiano-italico esiliato. Come ricorderai, lettore che mi leggi, il principe troiano (in un certo senso turco) fa gli ultimi sforzi per difendere la propria città incendiata dai Greci, poi visto tutto perduto si ritira sul Monte Ida e infine, per mare, a Lavinio - e diviene eroe italico (in un certo senso italiano). Lo salva un cambio di vestiti (scudo e armi troiane con scudo e armi greche) e “un dio tra le fiamme e i nemici” (Eneide, II, 632). Periclis è oggi un maturo architetto, sopravvissuto giovane all’invasione turca di Cipro e approdato trent’anni fa a Roma. Lo ha salvato un cambio di vestiti e la Croce Rossa - mi racconta. Sbandato nei giorni del luglio 1974, consapevole di finire nelle mani delle truppe turche accerchianti, ripara in un villaggio della Mesaorìa, fa a pezzi il fucile e lo getta in un pozzo, cambia la divisa militare con vestiti civili offerti dagli abitanti, viene catturato e trascinato verso i campi di concentramento turchi. Ma una pattuglia della Croce Rossa (“un dio tra le fiamme e i nemici”) fa in tempo e in modo di segnarne il nome. Sarà per ciò restituito ai suoi e infine regalato a noi.

 

(Alias, 17 febbraio 2006)