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Fulmini e Saette. - Fariseismo PDF Stampa E-mail
Indice
Fulmini e Saette.
Alexandra
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Sospetto
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Stronzate
Suicidio
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Suscettibilità
Televisione
Tolleranza
Torto
Uomo
Vecchia
Verità
Vero e Falso
viacrucis
Volgarizzazione
Tutte le pagine

 

 

Mi ha intristito questo libro di Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi 2007. Non sono i contenuti che argomenta ad affliggermi, è il tono – sbrigativo e triviale.

Dico ‘il tono’ perché ‘i contenuti’ del libro non sono nuovi, sono farina di sacchi altrui - e se è vero che anche Mozart rubava è anche vero che si giustificava mostrando di saper trattare meglio degli altri i motivi in questione. L’originalità, d’altronde, è come la viltà: se uno non ce l’ha non può darsela.

Leggo pazientemente, resistendo alla tentazione di abbandonarlo questo libro sprezzante fino a richiamare il fatto che ‘cristiano’ e ‘cretino’ condividono la radice linguistica, insisto ostinatamente, per capire qualcosa di più intorno questo ‘Figlio dell’uomo’ che è Gesù di Nazareth, e ad ogni capitolo, ogni paragrafo, ogni pagina mi tornano in mente due figure che fanno capoccetta nei Vangeli, apparentemente antitetiche, in realtà fatte della stessa materia di cui sono fatti gli incubi.

Il fariseo cinico che salta su mentre le discepole e i discepoli raccolgono spighe di grano tenero per ingannare la fame, e rimprovera Gesù perché lascia fare loro un ‘lavoro’ – attività proibita dalla Legge nel giorno del sabato. E Gesù, alzando vertiginosamente il tono del discorso, gli spiega chi e perché dei due, l’uomo o il sabato, sia fatto per l’altro: “Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significa: ‘Misericordia voglio non sacrificio’ non avreste condannato individui senza colpa.”
E il seguace ottuso, che di fronte al commovente “Seguimi” di Gesù oppone un cauteloso “Concedimi di andare a seppellire prima mio padre” - e Gesù, operando un crescendo beethoveniano sul tono del discorso, lo sferza con un: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.”

Ecco, questi seguaci di Gesù, così prudenti, così vogliosi di sacrificio e non appassionati d’amore – che ti ritrovi sempre intorno, e questi avversari di Gesù, così irridenti, così ‘due più due fa quattro punto e basta’ – che ti ritrovi sempre intorno, mi intristiscono. E il coraggio della verità degli altri? E l’allegria del nostro dubbio? Dove sono finite? Immagino di stare accanto a Gesù, questo fratello senza amici, in uno dei suoi viaggi, in uno dei suoi villaggi. È circondato dai farisei presuntuosi e dagli adepti confusi, e non riesce a parlare con il groppo alla gola che ha. Allora disegna - forse la griglia del gioco della trinca, sognando un ragazzo che si metta a giocare con lui – come lui faceva con suo padre, forse da un lato un’incudine e dall’altro un martello, disegna Gesù, sperando di giocare e disperando di elevare il tono del mondo, con un dito tremante disegna nella polvere.

 

(Alias, 21 aprile 2007)