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Fulmini e Saette.
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Pasolini e la crisi

 

Gennaio è stato il mese di Buster Keaton, febbraio di Kafka, marzo di Gramsci, aprile è, naturalmente, il mese di Pasolini: “Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.” Cosa ha da dire, a te, a me, Pasolini - sulla crisi che stiamo vivendo?

 

A chi obietta che, essendo un poeta, Pasolini è uno che fa l’amore con le nuvole, risponderò che i poeti hanno i piedi piantati sulle nuvole e gli occhi puntati sulla realtà. I poeti fanno l’amore con la realtà.

 

A chi obietta che, essendo un profeta, Pasolini ha pre-visto tutto, risponderò che di nessun Dio riferiva la voce: viveva e scriveva “l’orgoglio e il dolore della solitudine”.

 

Ma allora, Pasolini, chi era? Era uno che aveva perso l’ideologia. E siccome era senza paraocchi e senza consolazione, vedeva e sentiva “tutto dall’alto, da lontano, e tutto dal basso, da vicino”. Quale ideologia aveva perso? L’ideologia della sua adolescenza, comunista e marxista, l’ideologia che aveva conosciuto e riconosciuto nei corpi dei suoi amanti adolescenti.

 

Sennonché, verso la fine degli anni Sessanta, continuando, ogni notte, “senza rimedio e senza alternativa”, ad amoreggiare con gli adolescenti, ha notato che gli adolescenti di quegli anni, quei ‘corpi’, non erano più quelli di una volta. Non che fossero un po’ diversi, no: erano radicalmente diversi. “Il mondo ha eterni, inesauribili cambiamenti. Ogni qualche millennio, però, succede la fine del mondo.” “Se io oggi volessi rigirare Accattone, non potrei più farlo. Non troverei più un solo giovane che fosse nel suo ‘corpo’…”

 

“La fine del mondo”. Fuor di metafora, la crisi di una civiltà, la vecchia civiltà moderna. Una crisi che smascherava i potenti, rendendoli ridicoli, e omologava i giovani, rendendoli infelici. “Scomparsa delle lucciole”. “Grande mutazione antropologica”. “Rovesciamento radicale oggettivo del mondo delle classi dominate”. “Vuoto culturale”.

 

Quale è stato il limite di Pasolini? Continuare a cercare nella cultura di sinistra, e soprattutto nel marxismo, la chiave per comprendere scientificamente il fenomeno. Ma il marxismo era in crisi, era ed è parte della crisi organica della vecchia civiltà moderna. “È cambiato il ‘modo di produzione’.” “Oggi pare che solo platonici intellettuali (aggiungo: marxisti) abbiano qualche probabilità di intuire il senso di ciò che sta veramente succedendo”.

 

Ma il problema non sono i limiti scientifici dell’analisi che Pasolini ha fatto della crisi. Il problema siamo noi. Lui ha passato gli ultimi anni della sua vita testimoniando un vuoto culturale che generava “giovani infelici” capaci di uccidere “senza mandanti e senza ragione”. Un gruppetto di questi giovani infelici lo ha ucciso e noi, non riconoscendo questa crisi come crisi di civiltà, dal fondo della prigione dell’ideologia, ci consoliamo con la leggenda della sua morte per ‘complotto’: “Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. E’ facile, è semplice…” Ultima intervista di Pasolini, a Furio Colombo, ‘Tuttolibri’, fine ottobre 1975.”

 

(Alias, 12 maggio 2012)