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Fulmini e Saette. - 'Ndrangheta PDF Stampa E-mail
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Fulmini e Saette.
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Nicola Gratteri ha ragione – lo Stato italiano non vuole estirpare la ‘ndrangheta – ed ha torto – la ‘ndrangheta non è una malapianta (La malapianta, Mondadori 2009).

Cos’è allora? A pagina 134 il grande magistrato italiano dice che “gli Stati non sono attrezzati per combattere un fenomeno transnazionale come quello delle mafie”. Ha ragione: gli Stati non sono attrezzati militarmente e legislativamente. Ed ha torto: se anche lo fossero ciò non basterebbe, a estirpare le mafie. Perché gli Stati non sono attrezzati intellettualmente e moralmente a tale impresa di civiltà. Perché gli Stati nazionali, queste forme storicamente e geograficamente determinate di organizzazione generale delle società umane moderne, sono in crisi organica. E tra i segni di questa crisi storica e strutturale, organica insomma, spiccano il deperimento dei partiti politici – ridotti a organizzazioni di potere - e l’espansione delle mafie – che diventano “braccio armato” di settori statali [Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia] e “tendono a sovrapporsi alle organizzazioni terroristiche” (132).

Gli Stati nazionali sono nati, in Europa, dalla crisi organica della civiltà medioevale, nel quindicesimo secolo, si sono via via sviluppati e diffusi nel mondo intero, e nel ventesimo secolo sono a loro volta entrati in crisi organica – alla quale crisi si stanno dando, in Italia ma non solo, soluzioni regressive.

Certo, fra tutti gli Stati nazionali, l’Italia spicca per mancanza di iniziativa culturale e volontà politica : “più che la patria del diritto siamo diventati quella del rovescio” (150) e in molti commissariati e caserme “manca il gas per la cucina e il riscaldamento” (91).

Certissimo, occorre agire, in Italia, e nel mondo, per capovolgere questa tendenza irrazionale: più denaro, più mezzi, più rispetto, a tutti coloro che lottano contro la criminalità organizzata. Come esemplarmente fa questo Nicola Gratteri, che da ragazzo ogni estate imparava un mestiere, “il calzolaio con mastro Felice, ma anche il meccanico, il panettiere e il manovale” (139) e da grande è diventato il nemico numero 1 della ‘ndrangheta studiando storia e scienza, arte e letteratura, Tönnies e Horkheimer, Brecht e Sciascia, Cordova e Tuccio, Chaplin e Ionesco, Padula e Misasi, Verga e Alvaro, Kelsen e Friedman.

Ma per estirpare la ‘ndrangheta, che non è più (com’era fino a mezzo secolo fa) una mala-pianta bensì ormai un organo vitale della pianta-Stato, non bastano mezzi e uomini e riforme del codice penale e degli ordinamenti penitenziario e giudiziario. Questo servirebbe “a potare solo i rami” (179), non a estirpare le sue radici. Occorre decidersi a costruire teoricamente e praticamente una nuova superiore civiltà umana. Per attrezzare intellettualmente e moralmente la civiltà degli Stati nazionali ci sono voluti il Rinascimento e la Riforma, le scienze della politica, dell’economia, del diritto, delle idee, l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, i partiti politici e lo Stato rappresentativo-burocratico. Oggi “i convegni e le chiacchiere hanno preso il sopravvento” (152).

 

(Alias, 5 giugno 2010)