Home Essays Fulmini e Saette. - Ateismo
Fulmini e Saette. - Ateismo PDF Stampa E-mail
Indice
Fulmini e Saette.
Alexandra
Amore
Angeli
Antimafia
Ateismo
Chiacchiere
Chiesa
Cineasta
Coerenza
Colori
Complessità
Complicità
Comunismo
Conformismo
Crisi
Deità
Continuità
Democrazia
Dignità
Disparità
Economia
Emulazione
Epigoni
Esperienza
Evoluzione
Famiglia
Fariseismo
Fede
Figlio dell'uomo
Filologia
Fine del mondo
Fulmini e Saette
Gesù di Nazaret
Gramsci di Ales
Indebitamento
Indifferenza
Intellettuali
Ipertrofia
Irresponsabilità
Irriverenza
Kavafis
La Vita Nuova
Linguaggio
Lucrezio
'Ndrangheta
Necessità
Novecento
Ovvero
Partigianeria
Pasolini
Pesaro
Pianta
Poesia
Poesie omeriche
Poeta
Positivismo
Possibilità
Potere
Previsione
Professionisti
Proiezione
Raffreddore
Realismo
Relativismo
Religione
Ridere di chi?
Riforma
Sacrificio
Scienza
Sessantotto
Silenzio
Sindrome
Solidarietà
Sofferenza
Solitudine
Sospetto
Stato
Stronzate
Suicidio
Superbia
Suscettibilità
Televisione
Tolleranza
Torto
Uomo
Vecchia
Verità
Vero e Falso
viacrucis
Volgarizzazione
Tutte le pagine

 

 

Nell’omelia del 6 gennaio, Joseph Ratzinger papa della Chiesa Cattolica con il nuovo nome Benedetto XVI, ha osservato (1): “i credenti in Gesù Cristo sembrano essere sempre pochi”; si è domandato (2): “ qual è la ragione per cui alcuni vedono e trovano e altri no? Che cosa apre gli occhi e il cuore? Che cosa manca a coloro che restano indifferenti, a coloro che indicano la strada ma non si muovono?”; si è risposto (3): “la troppa sicurezza in se stessi, la pretesa di conoscere perfettamente la realtà, la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose rendono chiusi ed insensibili i loro cuori alla novità di Dio.”

A mio modo di pensare, Ratzinger ha in parte ragione e in parte torto:


(1) su questo punto ha ragione: sono pochi i credenti cristiani, e molti meno dei due miliardi che si dichiarano tali – per ipocrisia o conformismo nei confronti degli altri e persino di se stessi;


(2) su questo punto ha torto: gli atei, gli agnostici, gli areligiosi, non hanno gli occhi e i cuori chiusi, non “mancano” di qualcosa di essenziale, non indicano agli altri un percorso e loro invece restano fermi sulla strada della vita e della morte – no. Quanto alla credenza in Gesù il Cristo: non è un “dono” del quale essi sono disgraziatamente privi, è una possibilità tra altre possibilità, tutte egualmente degne di essere colte entusiasticamente e vissute allegramente;


(3) su questo punto ha torto: i non cristiani non sono necessariamente “troppo” sicuri, e non tutti fra loro “pretendono” di conoscere “perfettamente” la realtà, né “presumono” di avere già formulato un giudizio “definitivo” sulle cose del mondo. Ce ne sono di questo genere, lo so, ma... “Chi è senza peccato scagli la prima pietra contro di loro.” (Gv 8,7)

Le virtù proprie del laico – insegnava Norberto Bobbio - sono il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il rispetto delle idee altrui. Prova all’incontrario: sono proprio i peccatori lanciatori di pietre, sono i cristiani alla Ratzinger, ad essere troppo sicuri, e pretensiosi, e presuntuosi. Alla Ratzinger ed alla Savonarola. Che c’entra Girolamo Savonarola? Che c'entra il riformatore sconfitto con il controriformatore trionfante? Che c’entra il frate scomunicato, processato, torturato, lapidato, impiccato e arso a 46 anni col sacerdote che a 82 anni è vescovo di Roma, primate d’Italia, capo del collegio episcopale e sovrano dello Stato del vaticano? C’entra, ed è il problema dei religiosi nel loro insieme.

Rendo testimonianza. La stessa sera dell’Epifania di quest’anno ho scelto di non vedere la televisione, di non sentire la radio, niente DVD, niente Internet eccetera: ho scelto di leggere un libro. L’ho aperto e mi sono trovato di fronte ad una predica di Girolamo Savonarola, quella tenuta il 6 novembre 1494, nella quale il domenicano afferma: “E filosofi cercorno solo col lume naturale le cose che loro andarono meditando; al vero cristiano appartiene cercare di empiersi del lume sopranaturale, e della grazia di Dio.” (Traduzione: I filosofi antichi cercarono soltanto con la ragione la verità; ma la ragione umana è imperfetta se non è illuminata dalla rivelazione e dalla grazia.)

 

(Alias, 6 febbraio 2010)