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Fulmini e Saette.
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Il realismo terminale e la crisi

Vi ho parlato (nel fulmine del 4 aprile 2015) di Zygmunt Bauman sociologo della modernità liquida, un simpatico vecchietto che descrive bene la crisi ma non la spiega per niente. Vi parlo oggi di Guido Oldani teorico del terzo millennio, un omone misericordioso che offre alla nostra riflessione Il realismo terminale (Mursia, 2010, euro 5, pagine 50).

Qual è la sua idea? “Col terzo millennio e con l’umanità prevalentemente urbanizzata, cambia antropologicamente l’organizzazione della percezione della realtà, fatta largamente più di oggetti che di natura.” (p.14). “Nell’ultimo decennio vedevo sempre di più, o mi documentavano giornali e notiziari, che la cronaca quotidiana veniva a incentrarsi su collisioni tra oggetti, fra questi e l’uomo o fra gli uomini stessi, considerati alla stregua degli oggetti. Allora mi si appalesó che l’oggetto aveva, con un balzo, superato di gran lunga, per numero e dignità, la figura umana. Esempio: La ragazza non compra la borsa in tinta con i suoi occhi, ma la borsa, con il suo colore, determina che la ragazza acquisti un certo abbigliamento di determinata colorazione e il colore del trucco dei suoi stessi occhi.” (23-4) Come leggete, un pensiero in grande stile, in un mondo di pensatori palindromi. E come se non bastasse, questa lettura della realtà del mondo è felicemente sposata con una poetica originale. Anche nell’aureo libretto, che si chiude con la poesia

LA CENA:

“ed il cielo con tutte le sue stelle
sembra un brodino caldo con pastina,
sulla tovaglia dentro la tazzina.
e lei ha gli occhi paiono due barche
e lui invece identici a bulloni
e venti unghie sono allineate,
come le auto negli autosaloni.”

Piena di forma la poesia e ricca di contenuto la teoria di Guido. Limiti della teoria: 1. La moltiplicazione esponenziale dei prodotti e il trasferimento epocale della popolazione del mondo nelle metropoli non accadono “dopo il 2000”. Ma nel cuore del Novecento (vedi Pasolini, Lettere luterane 1975 – fulmine del 12 maggio 2012) 2. Il problema non si riduce alla “organizzazione della percezione della realtà”, ma comprende l’organizzazione delle masse umane finalmente attive, organizzazione che entra in crisi agli inizi del Novecento. Crisi che nasce (insomma) dalla rottura degli automatismi economici-sociali-politici-culturali dati e dall’emergenza di nuovi modi di sentire-comprendere-capire-agire, i quali però non arrivano a espandersi fino a sostituire i precedenti (vedi Gramsci, Quaderni del carcere 1929/1935 –  fulmine del 3 marzo 2012)

(Guido, letta la bozza del fulmine, mi scrive che nel suo libretto vuol dire che “col 2000 si passa dalla china al baratro”. Ne rendo testimonianza.)

 

(Alias, 7 maggio 2016)