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Bartali o Coppi? Coppi. Bernini o Borromini? Borromini. E soprattutto: Chaplin o Keaton? Keaton. Perché preferisco il comico dalla faccia seria al comico dalla faccia buffa?

Buster Keaton non rideva mai nei suoi film, eppure faceva e fa ridere i suoi spettatori. Noi. Ma di chi ridiamo quando ridiamo di Keaton?

Luis Buñuel, quando era un giovane critico, era il 1927, vide un suo film e scrisse: “Keaton non è un comico che vuol farci ridere a squarciagola. Ma neanche per un attimo smettiamo di sorridere, non di lui, ma di noi stessi”. Noi stessi. Ridiamo di noi stessi quando ridiamo di Keaton.

Keaton ci fa ridere nella misura in cui ci identifichiamo in lui noi persone normali che cercano di capire e agire, in un mondo sempre nuovo e nel corso di una vita sempre difficile. Non riusciamo pienamente, a capire ed agire, e ridiamo del mondo, e di noi.

Come ci è arrivato, Keaton, a quella sua faccia seria? (Seria, non inespressiva. Imperterrita, non impietrita.)

Ci è arrivato intuitivamente. Ha riconosciuto poi la sua invenzione attraverso gli spettatori, come rivela nella sua ottima autobiografia:“Gli spettatori mi insegnarono una cosa legata al mio lavoro, che non sapevo. A Roscoe [l’enorme attore-autore col quale collaborava agli esordi della sua attività] arrivarono delle lettere in cui si chiedeva perché l’omino dei suoi film non sorrideva mai. Non ce ne eravamo accorti. Guardammo due-tre rulli che avevamo fatto insieme e constatammo che era vero. Quindi alla fine del successivo film provai a sorridere. Al pubblico dell’anteprima non piacque e ci furono dei fischi. Dopodiché non ho mai più sorriso sullo schermo, in palcoscenico o alla TV.” (Memorie a rotta di collo, Feltrinelli 1995)

Facciamo un altro passo comprensivo. Il personaggio Keaton è radicalmente diverso dal personaggio Chaplin – l’altro grande autore del cinema comico muto a lui comparabile per grandezza di ispirazione e risultati. Ma cosa esattamente li distingueva? “Sono rimasto sempre stupito quando la gente diceva che i personaggi che io e Charlie Chaplin interpretavamo nei film avevano dei punti in comune. Per me c’era, fin dall’inizio, una differenza di base: il vagabondo di Chaplin era un fannullone. Tanto carino com’era, avrebbe rubato se ne avesse avuto la possibilità. Il mio personaggio era un onesto lavoratore.” (Memorie a rotta di collo)

Ed ecco dispiegato e spiegato anche perché Chaplin è generalmente ritenuto maggior creatore di Keaton, e “fa più ridere” di lui. Chaplin ci fa ridere degli altri, dei più deboli, i più indifesi, più goffi di noi. Keaton ci fa ridere di noi. È più facile, è più rassicurante, ridere degli altri che di noi. È più impegnativo, più difficile ridere di noi stessi che lottiamo, senza piangere e senza ridere, soverchiati e sballottati ma decisi a insistere, a resistere. Come gli eroi di Kafka. Buster Keaton come l’agrimensore K., il commesso viaggiatore Gregor Samsa, lo studente Karl Rossmann, l’impiegato Josef K. Franz Kafka leggeva ai suoi amici i suoi manoscritti: “Risa sfrenate durante la lettura del Processo. L’autore non può andare avanti. Un ridere per motivi superiori.” (Thomas Mann, 1941)

 

(Alias, 6 marzo 2010)