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Fulmini e Saette.
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Rossellini, Gesù e noi

 

Roberto Rossellini era considerato dai cineasti della Nouvelle Vague il nume ispiratore del loro movimento. Conscio del fatto che “la glorificazione da parte dei discepoli” era “ancora più pericolosa dell’incomprensione del mondo del danaro” (Quasi un’autobiografia, Mondadori 1987) un bel giorno, intervistato sull’uso religioso della macchina a mano, perse la pazienza e disse: “È una malattia.” Chiaro: Rossellini non appartiene alla Nouvelle Vague, bensì al cinema.

 

E Gesù, appartiene ai cristiani? Chiaro che no: appartiene, come la pioggia, a tutti. Ma allora, perché i laici lasciano Gesù nelle mani dei religiosi?

 

Ecco che Joseph Ratzinger pubblica un secondo libro su Gesù di Nazaret (il primo l’ho recensito in questa rubrica il 30 giugno 2007), sottotitolo Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione (Libreria Editrice Vaticana, 2011), come fosse roba sua e i laici se ne lavano le mani. Il papa cattolico, per fare politica, si occupa di Gesù rileggendo filologicamente i Vangeli, e i papi laici, sempre per fare politica, si occupano di Berlusconi rileggendo filologicamente le intercettazioni delle Olgiettine.

 

Facciamo un po’ di cultura? Secondo Ratzinger il progetto di Gesù era di fondare una nuova religione del sacrificio, secondo me (e Luis Razeto) no: vedi il Vangelo laico secondo Feliciano

 

Di Gesù si sa poco, e molto di quel poco si trova nei Vangeli, libri scritti con l’intenzione dichiarata di mostrare e dimostrare che Gesù di Nazaret è Gesù il Cristo, fondatore del cristianesimo, una nuova religione del sacrificio.

 

Ma i Vangeli raccontano atti di Gesù che contraddicono radicalmente il suo presunto progetto cristiano.

 

Prendiamo la cacciata dei mercanti dal Tempio. Uno dei papi laici italiani, Corrado Augias, nella trasmissione televisiva ‘Le Storie’, ha di nuovo sottolineato (lo aveva già fatto nel libro, di Remo Cacitti e suo, Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione, Mondadori 2008 – recensito il 10 gennaio 2009) l’insensatezza dell’atto di Gesù: cacciando dal Tempio i mercanti egli ha impedito di fatto la realizzazione dei sacrifici.

 

E i cristiani? I cristiani, Ratzinger in testa, spiegano l’atto come un atto morale: Gesù è scandalizzato dalla contiguità dei mercanti al Tempio. Come se Gesù fosse un moralista, un piccolo moralista, e non il fondatore di una nuova etica.

 

Ora, la spiegazione cristiana come atto moralistico è meschina.

 

E la spiegazione laica – un momento di insensatezza – è vile: Augias avrebbe potuto e dovuto fare un altro passo nella direzione del suo stesso ragionamento, e riconoscere che la cacciata di Gesù dei mercanti dal Tempio è un gesto ben calcolato e molto sensato, in quanto memorabile critica pratica di una religione fondata sul sacrificio: l’ebraismo - i mercanti essendo cambiavalute in funzione dell’acquisto degli animali da sacrificare o venditori degli animali stessi.

 

Se le cose stanno così, se il progetto di Gesù non era fondare una nuova religione del sacrificio, non era il cristianesimo, se Gesù di Nazaret e Gesù il Cristo sono due figure culturalmente distinte e storicamente non sovrapponibili, i laici degni di questo nome possono tornare ad occuparsi di Gesù per fare cultura.

 

(Alias, 2 aprile 2011)