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Fulmini e Saette.
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Gianfranco Ravasi è uno dei grandi intellettuali cattolici italiani, al contempo teologo di vasta cultura e multiforme comunicatore massmediale. Considerato il progetto intellettuale e morale di questa rubrica è d’uopo occuparsene, ed ecco che rimetto sotto gli occhi il suo libro Le Porte del Peccato. I sette vizi capitali, Mondadori 2007, che mi lievitava in mente.

 

A suo tempo avevo latolineato (fra altre) questa frase: “Il mondo celeste della mitologia greca è un ricalco della vicenda umana.”(p. 201), e lo avevo associato al brano d’un libro di uno storico di lunga durata che mi convince e mi commuove: Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo, Bompiani 2004: “La filosofia di Anassimandro è la visione di un cosmo che non è più gerarchizzato, in cui niente è completamente sottomesso a niente, un mondo in cui i contrasti si compensano, e richiama vividamente l’universo sociale e politico della polis: non la governano più né gli dei, né i re, ma uomini che vivono nell’uguaglianza dei diritti.” (p. 314) E mi ero domandato perché mai Ravasi non estende democraticamente il suo ragionamento alla mitologia cristiana – come ricalco della vicenda umana.

 

Ora collego (grazie alle risonanze del concetto di ‘uguaglianza’) quell’appunto al ragionamento di Ravasi - contenuto nel capitolo dedicato all’invidia - nel quale critica Friedrich Nietzsche. Secondo l’autore di Umano, troppo umano - riassume Ravasi - “è stato il cristianesimo a generare e fomentare l’invidia attraverso l’affermazione del principio di uguaglianza.” (p. 201) Obiezione di Ravasi: “No. Il cristianesimo sollecita la virtù dell’imitazione-emulazione, il gareggiare nella virtù, l’impegno della conversione e il divenire ” Mt 5, 48 (p. 202). Ma questo, continuo a pensare, non ha a che fare con l’invidia, bensì con la superbia. L’affermazione di Gesù è  ‘superba’. Gesù stesso era superbo?

 

Vado a rileggermi il capitolo dedicato da Ravasi alla superbia, alla ricerca di una critica di Gesù alla superbia, e annoto i brani dei Vangeli nei quali secondo Ravasi questa è manifestata: a) Lc 6, 26: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi...” – ma qui è criticata la falsità (che accomuna, mentre la verità divide); b) Lc 10, 17-18: “I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome...” – ma qui è criticata la facile gioia; c) Mt 6, 1: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati...”- ma qui è criticata l’ostentazione; d) Mt 11, 23: “E tu, Cafàrnao [...] fino agli inferi precipiterai!” – ma qui è criticata la resistenza alla conversione; e) Mt 20, 15: “ ” – ma qui è criticata l’invidia; f) Mt 23, 11-12: “Il più grande tra voi sia vostro servo...” – ma qui è criticata ancora la vanità. No. Ravasi non mi convince e non mi commuove in questo punto cruciale della interpretazione dei detti di Gesù.

 

Gesù era superbo? Se per ‘superbia’ si intende ‘una ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità, correlata ad un atteggiamento di superiorità verso gli individui considerati inferiori’, no. Gesù non si ipervalutava e non considerava nessuno inferiore a sè. Ma se per ‘superbia’ si intende una alta considerazione di sè al punto di aspirare ad essere “perfetto come perfetto è il Padre celeste”, sì.

 

(Alias, 1 novembre 2008)

 

Un testo realista e surrealista, filologico e romanzesco, scritto con Luis Razeto a partire da Gesù di Nazaret:

Vangelo laico secondo Feliciano