Home Essays Fulmini e Saette. - Televisione
Fulmini e Saette. - Televisione PDF Stampa E-mail
Indice
Fulmini e Saette.
Alexandra
Amore
Angeli
Antimafia
Ateismo
Chiacchiere
Chiesa
Cineasta
Coerenza
Colori
Complessità
Complicità
Comunismo
Conformismo
Crisi
Deità
Continuità
Democrazia
Dignità
Disparità
Economia
Emulazione
Epigoni
Esperienza
Evoluzione
Famiglia
Fariseismo
Fede
Figlio dell'uomo
Filologia
Fine del mondo
Fulmini e Saette
Gesù di Nazaret
Gramsci di Ales
Indebitamento
Indifferenza
Intellettuali
Ipertrofia
Irresponsabilità
Irriverenza
Kavafis
La Vita Nuova
Linguaggio
Lucrezio
'Ndrangheta
Necessità
Novecento
Ovvero
Partigianeria
Pasolini
Pesaro
Pianta
Poesia
Poesie omeriche
Poeta
Positivismo
Possibilità
Potere
Previsione
Professionisti
Proiezione
Raffreddore
Realismo
Relativismo
Religione
Ridere di chi?
Riforma
Sacrificio
Scienza
Sessantotto
Silenzio
Sindrome
Solidarietà
Sofferenza
Solitudine
Sospetto
Stato
Stronzate
Suicidio
Superbia
Suscettibilità
Televisione
Tolleranza
Torto
Uomo
Vecchia
Verità
Vero e Falso
viacrucis
Volgarizzazione
Tutte le pagine

 

 

È stata una cattiveria impedire a Corrado Vivanti ed a me di lavorare insieme in televisione. Ci divertivamo, è vero, ma non c’era niente di male. L’avevo conosciuto quand’ero giovane leggendolo sui libri, come uno degli uomini di cultura che fanno dell’Italia un paese degno di essere abitato, e studiato (anche attraverso i suoi lavori - per dirne uno, di condirettore della Storia d’Italia Einaudi).

Poi nel 2001 l’ho conosciuto ‘di persona’, lui consulente storico – fra altri - de “La storia siamo noi”, nave ammiraglia di Rai Educational (diretta allora da Renato Parascandolo), io autore – fra altri. Facevamo storia con la televisione, una panoramica e penetrante narrazione audiovisiva, fatta con la precisione della scienza storica e l’immaginazione dell’arte televisiva, fatta di parole e di cose, di date ragionate e immagini rivelatrici, scene di film e arie di melodramma, soggetti virtuali (dal Web) e oggetti materiali (in studio), canzoni cantate-figurate e dialoghi di storici e sociologi e antropologi di tutte le scuole e tutti i colori, di facce comuni e documenti d’archivio, di tradizioni televisive consolidate e invenzioni linguistiche a rotta di collo, insomma una narrazione della “verità effettuale della cosa” e non della “immaginazione di essa”, storia e non ideologia dico (e richiamo la formula machiavelliana per ricordare il Corrado Vivanti curatore dell’edizione critica delle ‘Opere’ dell’immenso scienziato politico fiorentino), una storia integrata - e divertente, rigorosa - e spettacolare.

Finché il Centro-Destra ha vinto le elezioni politiche e ci hanno cacciato quasi tutti, dicendo che facevamo una storia “comunista”. Sciocchezze. Basta rivedersi le sessanta puntate di un’ora realizzate nell’anno televisivo 2001-2002 – una caleidoscopica ricostruzione della storia d’Italia - per riconoscere la meschinità di una scusa buona solo a scompaginare un miracoloso pool di costruttori di storia e televisione. Corrado Vivanti era fra tutti noi il più anziano eppure il più vivace, il più saggio eppure il più plastico, il più preciso eppure il più leggero. Adesso me lo ritrovo di nuovo sulla carta: è uscita infatti una nuova edizione di un gran libro di Alexis de Tocqueville (uno scienziato politico che nel tempo suo non era secondo a nessuno, ed è buono pure oggi per capire cosa è stata e cosa può diventare la democrazia dei moderni), La democrazia in America è il suo titolo (Einaudi, 2006) a cura proprio di Corrado Vivanti. Finita di leggere la sua prefazione, tanto è bella e promettente che ho provato – proverai anche tu - un momento d’incertezza, come di fronte a certe donne, che a un certo punto non sai decidere se andare avanti fino al testo o contentarti del meglio che possono darti – la prefazione, appunto.

 

(Alias, 14 aprile 2007)