Home Essays Fulmini e Saette. - Torto
Fulmini e Saette. - Torto PDF Stampa E-mail
Indice
Fulmini e Saette.
Alexandra
Amore
Angeli
Antimafia
Ateismo
Chiacchiere
Chiesa
Cineasta
Coerenza
Colori
Complessità
Complicità
Comunismo
Conformismo
Crisi
Deità
Continuità
Democrazia
Dignità
Disparità
Economia
Emulazione
Epigoni
Esperienza
Evoluzione
Famiglia
Fariseismo
Fede
Figlio dell'uomo
Filologia
Fine del mondo
Fulmini e Saette
Gesù di Nazaret
Gramsci di Ales
Indebitamento
Indifferenza
Intellettuali
Ipertrofia
Irresponsabilità
Irriverenza
Kavafis
La Vita Nuova
Linguaggio
Lucrezio
'Ndrangheta
Necessità
Novecento
Ovvero
Partigianeria
Pasolini
Pesaro
Pianta
Poesia
Poesie omeriche
Poeta
Positivismo
Possibilità
Potere
Previsione
Professionisti
Proiezione
Raffreddore
Realismo
Relativismo
Religione
Ridere di chi?
Riforma
Sacrificio
Scienza
Sessantotto
Silenzio
Sindrome
Solidarietà
Sofferenza
Solitudine
Sospetto
Stato
Stronzate
Suicidio
Superbia
Suscettibilità
Televisione
Tolleranza
Torto
Uomo
Vecchia
Verità
Vero e Falso
viacrucis
Volgarizzazione
Tutte le pagine

 

 

Pier Paolo Pasolini, a un passo dalla fine della sua vita mortale, ha lasciato a futura memoria questa massima anti-populista: “Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà.” E questo libro di Alessandro Cavallaro: Operazione ‘armi ai partigiani’. I segreti del Pci e la Repubblica di Caulonia (Rubbettino 2009) ne offre, facendo un po’ di storia, una straziante illustrazione. Grazie. Ne abbiamo bisogno come il pane di libri come questi, oggi, in una Italia irretita dalla demagogia a tutti i costi, dal ridere-ridere-ridere, dal populismo, appunto.

 

Vi si racconta la breve vicenda della Repubblica Rossa di Caulonia (paese della costa ionica della Calabria) e la lunga vita del suo protagonista, Pasquale Cavallaro (padre di Alessandro). Vengo al suo punto cruciale, per trarne una magistrale lezione storica (“historia magistra vitae” – ha scritto Cicerone). I primi giorni di marzo del 1945 una manifestazione politica stava per trasformarsi in insurrezione popolare. Pasquale Cavallaro, del comune di Caulonia eletto sindaco “a furor di popolo”, “s’accorse che la maggior parte dei manifestanti erano armati con i fucili mitragliatori che tra il 1942 e il 1943 gli angloamericani avevano sbarcato tra Roccella e Caulonia e consegnato a lui personalmente, perché li facesse pervenire ai partigiani.” Egli dapprima contrastò l’iniziativa domandata a gran voce dalla folla armata, ma poi cedette, mettendosene a capo. Così, quell’uomo ribelle forte e colto che fino a quel momento aveva seguito pazientemente, accortamente, realisticamente la via politica, avviando riforme (ristrutturazione democratica degli uffici e delle attività comunali, redistribuzione delle terre demaniali), intraprese impulsivamente la via militare. Nacquero così il Consiglio della Rivoluzione, il Consiglio del Popolo, il Tribunale del Popolo, il Campo di Concentramento, e si avviò una esperienza comunarda rivelatasi rapidamente “nemica della realtà”. Durò infatti meno di una settimana. Morì un bracciante e un parroco, i rivoltosi furono isolati, disarmati, accusati davanti al tribunale di Locri di costituzione di bande armate, estorsione, violenza a privati, usurpazione di pubblico impiego e omicidio.

 

A me pare che in questo caso si sia ripetuta (historia magistra vitae?) la vicenda di Spartaco, lo schiavo ribelle forte e colto, e dei suoi compagni di rivolta. Infatti Spartaco, negli anni intorno al 70 a. C., liberati una moltitudine di schiavi, sconfisse ripetutamente l’esercito romano, e risalì l’Italia fino alle Alpi, con il disegno di superarle, riportando quegli uomini ormai liberi – traci, celti, germani, galli - alle loro terre d’origine. Ma la folla degli schiavi pretese di restare in Italia e saccheggiarla. Spartaco oscillò, e infine cedette, avendo così “torto in tanti”.

 

“Meglio aver torto in tanti che ragione da soli”, ha scritto Rosa Luxemburg. No, grazie. Preferisco Pasolini. Preferisco sempre la ragione. Preferisco sempre la realtà. Preferisco sempre la verità. “La verità è sempre rivoluzionaria.” La ragione, la realtà, la verità, sono sempre rivoluzionarie, non la rivoluzione.

 

(Alias, 3 maggio 2009)