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Fulmini e Saette.
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Quale posto occupa l’uomo nella natura? Vediamo.

 

Sulla Terra vivono 1,5 milioni di specie animali. Il phylum più rappresentativo è quello degli artropodi, che conta 1 milione di specie, di cui 750.000 appartenenti alla classe degli insetti. Una del milione-e-mezzo di specie animali è l’homo sapiens, un mammifero euterio (una delle 5.000 specie di mammiferi attualmente esistenti) appartenente alla famiglia degli ominidi, comprendente numerosi generi estinti e sette diverse specie viventi di grandi scimmie antropomorfe.

 

La Terra da parte sua si è rivelata nell’Età Moderna non il centro del cosmo bensì uno degli otto pianeti che costituiscono il sistema solare con i rispettivi satelliti, cinque pianeti nani e miliardi di corpi minori.

 

Il maiuscolo Sole poi è una dei 100 milioni di stelle di classe spettrale G2 componenti la Via Lattea: una stella di medie dimensioni, e precisamente una nana gialla, che si trova a 50.000 anni luce dal centro di questa galassia, in un ramo periferico chiamato ‘braccio di Orione’. (Cinquantamila anni luce. Tenere bene in mente che la luce in 1 secondo gira 8 volte intorno alla Terra.)

 

La Via Lattea, a sua volta, è una dei 100 miliardi di galassie (ellittiche, a spirali, irregolari) presenti nell’universo - il cui raggio è di 13,7 miliardi di anni luce.

 

Dunque, il posto che l’uomo occupa nella natura è quello di “parte della natura che descrive” (Ilya Prigogine). Ma quale rapporto intrattiene consapevolmente questa – piccola - parte con il – grande - tutto? Non ci crederete, ma è il rapporto del dominatore, del misuratore, del primattore. L’uomo sta alla periferia della periferia dell’universo, come finalmente ha dimostrato “la più sublime scienza, l'astronomia” (Giacomo Leopardi). Fa la storia, “ma non sa che storia fa” (Karl Marx). Eppure insiste, contro ogni evidenza, a immaginarsi al centro del centro: da qui la sopravvivenza dell’antropocentrismo religioso (l’uomo “dominatore sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente”) e dell’antropocentrismo filosofico (l’uomo “misura di tutte le cose”). Da qui la crescita ipertrofica dell’antropocentrismo audiovisivo.

 

Gli schermi dei cinema, delle televisioni, dei computer, dei cellulari sono ossessivamente invasi e presidiati da facce, faccette, occhietti e boccucce di esseri umani che “si sparano le pose” (Anonimo italiano). Non c’è zapping che tenga. Il cinema, la televisione, e i loro telematici nipotini, tutti nati come finestre sulla realtà, sulla natura, sul piccolo e temibile mondo di dentro e sul grande e terribile mondo di fuori, sono progressivamente ricondotti e ridotti a finestre sul cortile. E senza la regia di Alfred Hitchcock.

 

La regia è passata nelle mani di Nanni Moretti, che sta sempre in mezzo all’inquadratura “come un mercoledì” (Popolano romano). Vogliamo dirla con Mario Monicelli – a Moretti e al resto della audiovisiva compagnia? “Lèvati di mezzo e fammi vedere il paesaggio.”

 

(Alias, 5 dicembre 2009)