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Fulmini e Saette.
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Mauro Pesce è docente universitario e storico del cristianesimo, Corrado Augias è giornalista detective e scrittore eclettico. Si sono messi insieme per ricostruire “la vita vera” di Gesù (la sua vita storica) districando la sua vita vera e dalla sua vita falsa (la sua vita ideologica) tramandata dai Vangeli, ed ecco Inchiesta su Gesù, Mondadori editore. Leggiamo.

Pesce sostiene che Gesù era un ebreo fedele alla Torah. “Non c’è una sola idea o consuetudine, una sola delle principali iniziative di Gesù che non siano integralmente ebraiche.” Questo è falso. Infatti Gesù ha criticato teoricamente e praticamente la religione ebraica, i suoi rigidi precetti e i suoi rituali ossessivi (vedi per tutti il riposo settimanale - "Il sabato è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato") e la sacralità delle scritture (vedi il leitmotiv "E' scritto […] ma io vi dico”). Pesce sostiene che Gesù “non ha mai detto di essere cristiano”. Questo è vero.

Infatti Gesù non si diceva cristiano - e non si diceva ebreo - per la doppia buona ragione che non era cristiano e non era ebreo. Gesù non osservava fedelmente una antica religione del tempio e del sacrificio (ebraismo) e non intendeva fondare una nuova religione del tempio e del sacrificio (cristianesimo). Erano proprio il tempio e il sacrificio ciò che rifiutava con gli atti e con le parole. Un esempio dirimente per tutti? Gesù scaccia a colpi di frusta i mercanti dai dintorni del tempio. Perché lo fa? Pesce sostiene e fa scrivere ad Augias che “Gesù non ha mai parlato contro i sacrifici”, che “non era contrario per principio ai sacrifici” ma soltanto “verso alcune pratiche che giudicava irrispettose”, come le pratiche mercantili “che prosperavano con la connivenza dei sacerdoti anche nei pressi del tempio”. Insomma Gesù era un moralista. Questo è falso.

Gesù superava teoricamente e praticamente (anche con questo gesto) le religioni del sacrificio (compreso l’ebraismo) e fondava la religione dell’amore (che non è il cristianesimo). Questo intendeva dire e fare, ed ha fatto e detto, nella sua vita breve, Gesù, con le buone (i pesci) e con le cattive (la frusta). Ma i cristiani, fin dall’inizio, fin dai discepoli, fin dagli evangelisti, fino a oggi, lo hanno ridotto al fondatore di una ennesima religione del sacrificio e del tempio. Peccato. I laici poi, come abbiamo visto anche in questo tentativo storico-giornalistico di Pesce e Augias, continuano a confondere – nonostante le buone intenzioni - “ciò che Gesù ha in effetti detto, fatto, sperimentato e creduto”. Lo sapeva già Ennio Flaiano: “Di buone intenzioni è lastricato l’inverno.” L’inverno, con la ‘v’, quello del nostro scontento.

 

(Alias - rubrica 'Fulmini e Saette', 27 gennaio 2007)