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Di cosa parla Omero quando parla (nell'Odissea) di Ulisse e le Sirene? Parla di più cose, ma essendo poeta le fonde ad arte. Fingiamo siano quattro (sono molte di più) e pensiamo ad un cuoco: uovo, olio, limone, sale, ed ecco la maionese (che a volte ‘impazzisce’ – come la vita senza poesia).

1… La viltà di Ulisse.
Ulisse s’avvicina all’isola delle Sirene (che incantano col proprio “armonioso canto” i naviganti fino a farli morire), tura le orecchie ai compagni e si fa legare all’albero della nave. Loro non possono sentire tutto, lui non è ‘disposto a tutto’. È disposto ad ascoltare e raccontare, ma non ad incantarsi e morire. “Solo chi è disposto a tutto, chi non esclude nulla, neanche la cosa più enigmatica vivrà la relazione con un altro come qualcosa di vivente e attingerà sino al fondo la sua esistenza.” (Rilke, Lettere a un giovane poeta)

2…Un canto dentro un canto dentro un canto.
Un cantore uno-nessuno-centomila (Omero) canta un cantore singolare maschile (Ulisse, il quale incanta i compagni per tre ore, Eumeo per tre giorni, Eolo per trenta giorni) che canta le Sirene cantore - plurale femminile (le quali con il loro canto mitigano l’amarezza della vita e della morte.

3…Sapere tutto ciò che avviene spinge a morire.
I naviganti che ascoltano il canto delle Sirene approdano alla loro isola e si lasciano morire: “pullula in giro la riva di scheletri umani marcenti; sull’ossa le carni si disfano”. Ma cosa cantano “sedute sul prato” le Sirene? “Tutto ciò che avviene in qualsiasi momento e in ogni luogo della terra.”

4…Dei particolari, senza i quali il generale è sciapo.
Ulisse, legato all’albero della nave comanda ai compagni di scioglierlo “coi sopraccigli accennando”. Ecco di seguito la fotografia di un altorilievo romano di età imperiale che descrive un santuario campestre - sullo sfondo. In alto a sinistra il particolare di un tralcio di vite attorcigliato ad un alloro - in primo piano. Anche l’accenno coi sopraccigli di Ulisse è un primo piano, no?