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Predilezioni. - Rembrandt, Caravaggio PDF Stampa E-mail
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Ho scritto un post sulla essenza di Dio, in polemica con Joseph Ratzinger. Polemica teorica, non polemica politica. Era il 7 febbraio. Lui, in veste di Benedetto XVI, nella sua prima enciclica ha affermato che Dio è Amore, io invece che Dio (se c’è) è Amore-e-Indifferenza. Tanto è vero che - come ho scritto con le lacrime agli occhi - Dio non mette a disposizione uno dei suoi angeli “ogni volta che un padre sta scannando un figlio, una figlia una madre, un ragazzo un amico, una vicina una bambina”. Mentre scrivevo la mia mente era invasa da tante storie fresche di sangue. E la storia di Abramo e Isacco? – mi sono di seguito domandato da solo, contraddicendomi. Non è la storia di un padre che non scanna il figlio grazie ad un angelo mandato da Dio?

Lo ‘Jahwista’, uno dei grandi scrittori in lingua ebraica, racconta infatti nel X secolo a.C. (trovate il racconto nella Bibbia) che Dio disse ad Abramo: «Prendi tuo figlio Isacco, il tuo unico figlio che ami, e offrilo in olocausto.» Ma quando Abramo “stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio, l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male!” Ecco. Abramo non sacrifica Isacco grazie ad un “angelo del Signore”. Dio si è mosso in questo caso, un caso divenuto esemplare per tutta la storia umana successiva, Dio si è commosso, Dio è Amore.


La storia è bella e profonda, i grandi scrittori ci stanno per questo, ma naturalmente Dio non c’entra. Se Dio ci fosse e fosse Amore sarebbe forse capace di ordinare – anche per un istante - ad un padre di sacrificargli l’unico figlio adolescente? No. La verità è che la storia di Abramo e Isacco racconta metaforicamente, immaginificamente, il fatto storico che fino ad un certo punto della storia umana i padri sacrificavano i figli. Dio non c’entra in quanto autore dell’ordine del sacrificio di Isacco, e non c’entra nemmeno in quanto autore del suo salvataggio amorevole – attuato attraverso l’angelo. Chi è allora, verosimilmente, concretamente, questo messaggero (“angelo” vuol dire “messaggero”) che ferma la mano di questo padre (“Abramo” vuol dire “padre”)? Rembrandt, un pittore che ammiro, mi ha aiutato a capirlo con i suoi occhi capaci di bellezza e profondità – i grandi pittori ci stanno per questo. Osserviamo insieme questo dipinto (del 1635), questo Sacrificio di Isacco.

 

 

 

 

 

La figurazione è incentrata sullo specchiamento delle figure di Isacco e dell’Angelo: di Isacco non vediamo il volto né le mani né le spalle - dell'Angelo vediamo il volto, le mani, le spalle. Ecco cosa ha sentito, compreso, capito, ecco cosa ha visto e ci mostra Rembrandt: mentre Abramo sta per scannare Isacco, qualcuno interviene e glielo impedisce, e questo qualcuno è un giovane come suo figlio, un giovane che ha il volto suo, le mani sue, le spalle sue. Un giovane che è suo figlio. È Isacco stesso – secondo Rembrandt – che ha fermato la mano di Abramo. È il figlio che ha disarmato il padre. Beati i padri che si fanno disarmare dai figli. Dio non c’entra, Dio è rimasto allora, Dio rimane oggi, indifferente, a guardare.

 


È così? – mi chiedo. E vado alla ricerca di conferme, di contraddizioni, cerco affermazioni, negazioni, discussioni, illuminazioni. Invano. Cerco e non trovo. Rembrandt è solo in questa visione. Ed io, forse, ho sognato il suo sguardo. Finché torno a rivedere il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, un pittore che amo, un quadro cronologicamente precedente il quadro di Rembrandt (infatti è del 1602-3).

 

 

 

 

Osservo, esploro, confronto i due dipinti, intravedo qualcosa che conforta la mia scoperta ma anche qualcosa che contraddice la mia speranza, insomma non trovo la prova certa che anche Caravaggio, prima di Rembrandt, “calpestando una via ancora da nessuno pesta” ha visto e mostrato la specularità formale, l’identità sostanziale, Isacco / Angelo. Sto per abbandonare ancora giovane l’idea quando i miei occhi cadono, abbacinati, a fianco della riproduzione del dipinto sul libro che reggo, su questa notazione filologica: "...fu durante gli arresti domiciliari che Caravaggio rimise mano a questo Sacrificio di Isacco... Isacco è ancora Cecco Boneri, garzone di Caravaggio... Ma Cecco non solo posò per la figura di Isacco, recenti analisi riflettografiche hanno mostrato che Caravaggio usò Cecco come modello anche per l'Angelo e poi modificò il profilo e la capigliatura..." Ecco.