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Dialogando l’altro ieri con Stefania Mola intorno a una cartapesta del Sansovino,

 

 

ho pensato alle “Madonne Distratte” della pittura italiana - accennando alla Madonna dei Pellegrini del Caravaggio. Ieri sono andato a rileggere una nota stesa l’estate scorsa - era il giugno del 2005, su quel dipinto. Oggi pubblico quella nota.

 

 

"Sono andato a vedere la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio, che sta nella chiesa di Sant’Agostino, tra Piazza Navona e il Tevere. E non mi hanno colpito le famose sporche piante dei piedi del pellegrino di spalle in primo piano, bensì l’enormità del Bambino e la distrazione della Madonna.

 

Osservo attentamente il quadro, che sta al centro della prima cappella a sinistra, entrando. Sulla destra, in basso, un uomo e una donna, inginocchiati, di profilo, le mani giunte sollevate, i bastoni di viandanti appoggiati alle spalle, gli occhi rivolti in alto, di lato, verso il Bambino. Due viandanti pellegrini, poveri, popolani, dipinti con i terrestri colori delle terre. A sinistra, issata sopra una soglia erta, alta quanto la base di un piedistallo, una giovane donna che regge quel Bambino. Lo sostiene a fatica: il bambino è enorme. Sproporzionato. Sembra un bambino di diciotto-venti mesi, ma è enormemente grande quanto un ragazzo di otto-nove anni. Grande, lungo, affusolato, elegante, ricambia lo sguardo dei due pellegrini, specialmente della vecchia donna, e solleva un braccio, una mano, un dito indice, verso di lei, mentre i suoi piedi galleggiano nell’aria, nuotano nell’ombra.

 

Le mani della giovane donna che lo reggono a stento sono delicate, disegnate, come delicato e disegnato è il panno bianco che protegge la tenera pelle del gran bambino. Panno bianco bianchissimo, diverso diversissimo dal bianco grigio della cuffietta torta di lei e della sbuffata camicia di lui pellegrini. Il Bambino, sebbene nuoti e galleggi nell’aria e nell’ombra, pesa evidentemente, e la mano della giovane donna che lo regge dal basso è gonfia dallo sforzo, e i piedi di lei si incrociano, e un ginocchio avanza per fare da puntello. In alto, le spalle di lei giovane si inclinano, il collo si piega, e il suo volto è tutto preso non però dallo sforzo, non dalla circostanza, non dal contesto, ma da un pensiero assorbente che la porta lontano, dai pellegrini, dal Bambino, da noi che siamo rapiti dalla sua bellezza, dalla sua grazia, dalla sua distrazione. Tra noi astanti in piedi e lei non c’è che il Bambino. Non ci fosse, sarebbe una giovane donna greca o romana scolpita da un epigono di Fidia o di Prassitele.

 

Ecco, questa giovane donna sembra appartenere a un altro mondo rispetto al mondo dei due pellegrini, e persino del Bambino, un mondo privo delle ombre in cui la scena è immersa, ombre profonde, davanti a noi che assistiamo. Ma a che cosa stiamo assistendo? Davanti a qualcosa come una nicchia alta sopra un piedistallo c’è un bambino, inquietante, sproporzionato, anticlassico per la sua età di bambino, e ai suoi piedi stanno due classici popolani inginocchiati. Il bambino è Gesù bambino? E la giovane donna che lo regge a stento, classica, arciclassica, bella, distratta, proteggendolo con un delicato panno bianco, vestita di una fine gonna viola e una ricca tunica rosso velluto e d’un drappo profondo blu, è la Vergine?

 

Chi era la modella di questo dipinto, nella realtà? La modella che ha posato per il Caravaggio si chiamava Maddalena. Faceva di professione la cortigiana. E Caravaggio – racconta una leggenda - l’aveva portata con sé in Sant’Agostino  (chiesa prediletta dalle cortigiane del Seicento a Roma) quando si era rifugiato dentro le sue mura per sfuggire alle conseguenze dell’omicidio del padre di una sua amante. Maddalena. Nomen omen. Una Maddalena.

 

La Maddalena della Galleria Doria Pamphilij è triste perché, come ha mostrato e dimostrato Nefeli Misuraca, una che la sa più lunga di me sul Caravaggio, è priva del bambino, è una donna senza bambino, forse lo ha perso, forse non può averlo, forse teme di non poterlo avere, un bambino. E’ triste perché è senza. E questa Maddalena, che il bambino ce l’ha, perché è triste? Non è suo, il bambino? Il suo bambino è senza padre? O lei l’ha voluto contro tutti, questo bambino, contro i suoi clienti, persino contro i suoi genitori, e ora che sua madre e suo padre stanno davanti a lui e lei, venuti dalla campagna, dalla provincia, lei pensa non più al bambino, ai clienti, a loro, pensa a qualcun altro, ed è assorbita dalla tristezza.

 

Ma com’era la chiesa di Sant’Agostino al tempo in cui Caravaggio dipinse il quadro? Nella chiesa si trova un gruppo scultoreo del Sansovino, Sant'Anna, Vergine, Bambino - celeberrimo a quei tempi in Roma e fuori, meta di pellegrinaggi e di feste di poeti. Eccolo, il gruppo marmoreo, di fronte a me, appoggiato a un pilastro centrale della chiesa, su un alto piedistallo.

 

 

Lo osservo, e nel mio campo visivo, a sinistra, in fondo, sta la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio. Penso che Caravaggio ha dipinto la Madonna dei Pellegrini per Sant’Agostino che già ospitava il gruppo marmoreo del Sansovino. E penso ancora che Caravaggio dialogava sempre con ciò che accadeva intorno a sé: idee del tempo suo, opere artistiche e letterarie, strutture architettoniche. E osservo attentamente.

 

 

Il bambino del Sansovino dialoga con Sant’Anna (una vecchia), come il bambino del Caravaggio con la vecchia pellegrina. Ma il bambino del Sansovino è perfettamente proporzionato. La Vergine del Sansovino è presa da un pensiero, come la Maddalena del Caravaggio – ma quella in fondo a sinistra si torce allontanandosi dal bambino sproporzionato, questa di fronte in alto guarda all’infinito sulla sua testa. Si somigliano questa Vergine e quella Maddalena, due giovani matrone della antica Roma dotate di un volto greco antico, eppure questa Vergine è serena e tonda e protetta dalla vecchia e tiene comodamente il bambino in grembo, mentre quella Maddalena è tesa e affaticata e regge a stento il bambino e nessuno la protegge. I due in basso si limitano ad adorarla."

 

(Prima pubblicazione nel sito-officina, il 26 novembre 2006)