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Leggendo

un libro

di Erst Gombrich

ho rivisto

ed a lungo

di nuovo

osservato

questa foto di

Henri Cartier-Bresson:

 

 

Aquila degli Abruzzi, 1952

 

Osservato e meditato. Quindi sono andato a rivedere due mie foto: questa:

 

 

Bergamo, 2010

 

e questa:

 

 

Roma, 2008

 

A questo punto ho letto il commento dello storico austriaco all'opera del fotografo francese: “...l’artista ha sperimentato l’eccitazione del cacciatore appostato, con il dito sul grilletto, in attesa del momento giusto per ‘colpire’; tuttavia egli ha confessato una parallela ‘passione per la geometria’ che lo ha costretto a comporre ogni scena con il mirino...”

 

Sì. Il modo di scattare-e-comporre foto di Henri Cartier-Bresson e mio richiama le arti del cacciatore e del compositore. Ed anche dell’amatore. Questo modo di fare foto intrecciando l’oggettivo e il soggettivo, lo spazio e il tempo, il reale e il vero - facendoli scomparire e apparire l'uno dentro l'altro come due amanti attorcigliati - richiama l’arte di fare l’amore. L’amore dell'Io con il Mondo.

 

(sito-rivista, 4 ottobre 2010)