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Prima di cominciare - Email a Mario D. G. PDF Stampa E-mail
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Prima di cominciare
Domanda e Risposta
Scheda tecnica e artistica
Cast, Crew List, Identification Details
Fax ad Alberto Barbera
Fax a Gianni Rondolino
Email a Mario D. G.
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Roma, mattina del 28 ottobre 1997

 

Caro Mario,

 

ho aspettato a lungo questa lettera, spostandola di giorno in giorno, sera dopo sera, mattina dopo mattina. Ho aspettato pazientemente e impazientemente, in attesa di una buona notizia da afferrare al volo, infilare calda calda dentro una busta e fartela precipitevolissimevolmente avere nelle mani e sotto gli occhi (l’avresti letta in casa e subito riletta, fumando, sul balcone). I mesi sono passati, le settimane, i giorni, e le notti, ma la notizia, la buona notizia non è arrivata, o almeno non è arrivata fino a me (come il Messaggio dell’Imperatore di Franz Kafka). Per ciò, Mario, non cercarla nelle pieghe di questa ben diversa lettera o nel fondo della busta: non c’è, o almeno io non mi sono accorto di avercela messa.

 

La buona notizia che aspettavo non era una buona notizia purchessia, no, era quella, proprio quella che tu ed io conosciamo bene, anche se non l’abbiamo mai (ancora) ricevuta. Diceva pressappoco così:

 

Caro Pasquale, in data odierna, anzi a partire dal momento preciso del ricevimento della presente, puoi fermarti a respirare. Non c’è bisogno più, e fino alla fine della fine, che tu ti muova ansiosamente in avanti guardando ripetutamente indietro. Fermati e guardati intorno, fai una lenta, lentissima, lentissimissima panoramica orizzontale e guarda cosa c’è intorno a te così, tanto per guardare, senza dover fare altro, per altri o per te stesso. Niente altro che guardare: vivere e guardare sono finalmente, oggi, da questo istante, diventati la stessa cosa. Hai pareggiato i conti col mondo: patta! Lui ti ha strappato tutto, il figlio, il tempo, gli amici, tenendoteli lontano in questo mondo. Tu gli hai strappato tutto, il figlio, il tempo, gli amici, portandoli in un altro mondo, parallelo a questo. Lui ti ha rubato la vita, tu gli hai rubato la morte. Adesso, fermati, fermati! Non c’è bisogno d’altro. Fermati e goditi l’armistizio.

 

Ecco la buona notizia: un breve armistizio. Non mi aspettavo la pace, mi bastava l’armistizio, una tregua armata. Invece niente, continua la guerra. Ma come è andata precisamente, ti chiederai, in cosa precisamente è consistita questa ultima lunghissima estenuante battaglia? Ne tento una descrizione.

 

Descrizione di una battaglia. L’idea era quella di una battaglia decisiva, capace di produrre appunto un armistizio. Una battaglia a tutto campo, su tutti i piani, esistenziale (continuare a vivere senza Eftimios), economico (continuare a contribuire al sostentamento della famiglia), sociale (continuare a lavorare facendo quello che so fare). Intesa così, la battaglia ha preso, e non poteva non prendere, la forma di un film, PRIMA DI COMINCIARE.

 

Il soggetto profondo di questo ultimo film è la nascita di un bambino, o meglio la lotta vittoriosa di un bambino per nascere, per vivere, insomma per passare dall’altro mondo, il mondo di prima della vita e dopo la vita a questo mondo, il mondo della semplice vita. Ricordi cosa diceva Eftimios? Diceva: “Mi basta vivere.” Ed allora io ho deciso di farlo nascere, rinascere, Eftimios, di farlo ritornare tra noi e tra noi restare eternamente. Certo, come immagine, come ombra, come modello. E ti sembra poco? Per me è tutto, tutto quello che posso. E mentre facevo, scrivevo, organizzavo, giravo, montavo il film mi rendevo sempre più chiaramente conto della verità della affermazione di Montaigne, che diceva del suo Libro (i Saggi): “Non son tanto io che ho fatto questo libro, quanto il mio libro che ha fatto me.” Infatti, facendo questo film, ho trasformato il mio modo di vedere e vivere, la tragedia e la commedia si sono fuse, il tristo fine dell’una e il lieto fine dell’altra sono diventate una e misteriosa sola cosa: Pietro, Pietro Pintus ha pronunciato il nome di Mozart.

 

Il piano esistenziale, dunque, e insieme il piano sociale, poiché in tal modo continuavo a fare ciò che so e dunque devo fare. E il piano economico? Per affrontare e risolvere insieme, in un colpo solo, anche questo, occorreva che il film avesse successo, successo economico, cioè di pubblico, per recuperare, almeno, il denaro che avevamo, Alexandra e Pasquale, investito. Il film, infatti, lo abbiamo prodotto noi. Sennonché, il film non è arrivato di fronte al pubblico. Noi non abbiamo la capacità economica di trasferirlo in pellicola (lo abbiamo realizzato in nastro magnetico, insomma coi mezzi di ripresa televisiva), stamparne un certo numero di copie e proporlo autonomamente ad un certo numero di esercenti di sale cinematografiche. Perciò abbiamo seguito l’unica alternativa possibile: festival e critici, distributori e sale. A questo punto è accaduto l’imprevedibile, o per essere più precisi l’imprevisto da me. PRIMA DI COMINCIARE è stato rifiutato sia dai festival che dai distributori (i critici si sono divisi, come al solito: sanno fare altro i critici?). Conseguenza pratica: niente sale, niente pubblico.

 

Perchè lo hanno rifiutato i grandi festival ai quali lo abbiamo proposto (Cannes, Berlino, Venezia, Mosca, Torino), e i grandi distributori cinematografici e televisivi, parte dei quali avevano nel recente passato accolto altri nostri lavori, documentari e film? Ci si potrebbe consolare dicendo che i direttori dei festival e i responsabili della distribuzione non sono all’altezza della situazione. Ma io non cerco consolazione. E poi, anzi, e prima, costoro sono la situazione. Ed io ho agito consapevolmente nella situazione data. Dunque?

 

Mario, il film lo vedremo insieme, e poi ne parleremo, cercando di capire se è riuscito come opera d’arte e perchè non è riuscito (almeno nell’immediato) come prodotto di consumo. Ti anticipo soltanto una mia considerazione generalissima: credo che la ragione del suo difficile consumo nella situazione data sia da un lato psicologica e dall’altro ideologica.

 

Ragione psicologica: coloro che mi conoscevano, si sono trovati di fronte ad un film che non hanno riconosciuto come mio, essendo il film diverso dai precedenti. Questo spiega, per esempio, i rifiuti di Ulrich Gregor, direttore del Forum di Berlino, di Adriano Aprà, direttore della Mostra di Pesaro, di Alberto Barbera, direttore del Festival di Torino.

 

Ragione ideologica: coloro che non mi conoscevano non lo hanno considerato adatto a perseguire i propri interessi ideologici. Questo spiega, per esempio, il rifiuto di Felice Laudadio, direttore della Mostra di Venezia, il quale sostiene che oggi non può esistere in Italia un cinema di carattere e portata europea, ma soltanto un cinema regionale e dialettale - ed infatti ha scelto film regionali e dialettali, toscani e campani. Oppure il rifiuto del responsabile degli acquisti per Mediaset, il quale tomo-tomo-cacchio-cacchio ha domandato ad Alexandra: “Ma con tutti i problemi che ci abbiamo in Italia, perchè siete andati a fare un film a Cipro?”

 

Caro Mario,

non potendo per ciò proseguire il mio lavoro di cineasta, sono costretto a impiegarmi come professionista alla Rai, dalla prossima settimana e per lunghi mesi futuri. Certo, la guerra non è finita, ed io sto già pensando a nuove battaglie... filmiche.

 

Un film sul sogno, NOTTE E GIORNO. Il sogno come luogo d’incontro di coloro che desiderano rivedersi, come luogo intermedio, limbo, ponte tra questo e l’altro mondo...

 

Un film su Gesù, GETSEMANI. Gesù come essere umano aggraziato e imperturbabile, leggero e imperterrito, originale e autonomo di fronte alla cultura patrigna e alla natura matrigna...

 

Certo, il rifiuto di PRIMA DI COMINCIARE da parte dei professionisti non l’ho digerito. Ma cosa sono le professioni, in ultima analisi, se non “cospirazioni contro i profani”? Ed io, devo ammetterlo, stavolta il film l’avevo fatto non per i professionisti, gli eletti, i cospiratori, no, ma semplicemente e direttamente per i profani, gli elettori, i poveri di spirito, il pubblico normale della sale normali, al quale un giorno, anzi una notte (dal momento che il cinema è attività lunare), il film arriverà, giusto in tempo, PRIMA DI COMINCIARE. Basta attendere pazientemente e impazientemente il primo armistizio possibile.

 

Abbracci

 

Pasquale