Prima di cominciare Stampa

MedFilm Festival 1997 / Beta digitale, 88 minuti.

 

 

Πριν την αρχή / Prima di cominciare

 

Il mio terzo film, parlato in greco, sottotitolato in italiano.

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Paolo (D'Agostini): Si respira come un'aria nuova in questo tuo nuovo film... quasi una commedia...

 

Pasquale: “Et via vix tandem voci laxata dolore est.” In italiano: “E infine, a gran fatica, il dolore lasciò passare la voce.” (Virgilio, Eneide)

 


 

 

PRIMA DI COMINCIARE

Italia-Cipro, Beta Digitale, 90’, col.

 

PRIMA DI COMINCIARE è un lungometraggio fiction in Beta SP, a colori, della durata di 90 minuti, realizzato a Cipro e in Italia nel 1996 e 1997. Parlato in greco, è sottotitolato in italiano.

 

SINOSSI. Il film svela il mistero dei Cupidi, gli amorini che fanno innamorare. Un uomo solo e una donna sola s’incontrano a Cipro, si perdono, si ritrovano, s’innamorano irresistibilmente, contro la propria volontà. E’ un amorino armato di arco e frecce che li cerca, li insegue, li colpisce d’amore, poi passa l’arco a un altro amorino che parte per realizzare il sogno comune... di diventare bambini. I Cupidi sono bambini in nuce che individuano e inseguono i propri genitori affinché si riconoscano e si amino, prima di cominciare.

 

Soggetto, sceneggiatura, regìa, montaggio: Pasquale Misuraca

Collaboratori alla sceneggiatura: Nefeli Misuraca, Marco Perez, Alexandra Zambà

Interpreti principali: Mina Chimona (Eleni), Chrisantos Chrisantou (Yorgos), Alexandros Chagiathanasiu (Cupido-Bambino), Despina Bebedeli (zia Kallou), Stelios Kafkarides (Mikis), Monika Vassiliou (Signora), Thanos Pettemerides (Mastro Kemal), Annita Santorineu (Arghyroulla), Yorgos Muaimis (Matteo), Monika Meleki (Jasmine), Andreas Tsouris (Lakis).

Collaboratori al montaggio: Alessandro Cerquetti (immagine), Alessio Doglione e Silvia Moraes (suono)

Fotografia: Giuseppe Schifani

Suono: Pantelis Haggifrancescu

Scenografia e costumi: Umit Inatci

Musica: Vassos Argyridis

 

Produzione: PEGASUS L.t.d. (Limassol)

Co-produzione: ALLA s.c.r.l.

Distribuzione: ALFAZITA di Alexandra Zambà

 

 

 


 

 

CAST

 

Mina Chimona (Eleni) Greek

Chrisantos Chrisantou (Yorgos) Greek-Cypriot

Alexandros Chagiathanasiou (Child) Greek-Cypriot

Despina Bebedeli (Aunt Kallou) Greek

Stelios Kafkarides (Mikis) Greek-Cypriot

Umit Inatci (Father) Turk-Cypriot

Monika Vassiliou (Lady) Grek-Cypriot

Thanos Pettemerides (Master Kemal) Greek-Cypriot

Monika Meleki (Adventuress) Bulgarian

Annita Santorineou (Arghyroulla) Greek-Cypriot

Andreas Tsouris (Lakis) Greek-Cypriot

Yorgos Muaimis (Matteo) Grek-Cypriot

 

 

CREW LIST

 

Subject, Screenplay, Direction: Pasquale Misuraca (Italian)

Co-writers: Nefeli Misuraca, Gigino Pellegrini, Marco Perez (Italians), Alexandra Zambà (Greek-Cypriot)

Photography: Giuseppe Schifani (Italian)

Sound: Pantelis Haggifrancescou (Greek-Cypriot)

Set design and Costumes: Umit Inatci (Turk-Cypriot)

Music: Vassos Argyridis (Greek-Cypriot)

Editing: Alessandro Cerquetti, Alessio Doglione (Italians), Silvia Moraes (Brazilian)

Producer: Alexandra Zambà (Greek-Cypriot)

 

 

IDENTIFICATION DETAILS

 

STAND BY is a fiction feature film in colours, realized in 1996. Its lenght is of 99 minutes.

This film is the product of a collaboration between the rising Cypriot cinematography and Italian cinema. The film has Cypriot nationality, in a moment where Cyprus is witnessing a deep crisis in its national identity.

 

The screenplay has been written by Italian and Cypriot professionals and it has been preceded by three documentaries about the historical, social and cultural reality in today’s Cyprus. These documentaires are: Cypriots (Pesaro 1995), Amorosa Caterina (Nicosia 1996), Nostalgia of theForbibben Cities (Torino 1996).

 

The film has been shot entirely in Cyprus, in actual locations, within actual public happenings as well as within traditional rites. The film was acted by Cypriot -Greek-Cypriot and Turk-Cypriot-, Greek and Bulgarian actors, together with the partecipation of the people from Limassol, Larnaka and Nicosia.

 

The spoken language is Greek, along with Greek-Cypriot, Turk-Cypriot, English, Italian and Armenian linguistic expressions.

 

The film has been shot in Beta SP (visual) and DAT (sound) and it has been edited throughout the most advanced technologies available: Light Works for the visual, Pro Tools for the sound. It has been transferred into Digital Beta in order to have a cinematic correction of the colours, and it is ready to be transferred in 35 mm.

 

The post-production took place in Italy.

 

 


 

 

Caro Alberto [Barbera, Direttore del Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino 1997],

 

cinque anni e cinque documentari dopo NON HO PAROLE, posso proporti per Torino ‘97 un nuovo film, PRIMA DI COMINCIARE.

 

Come forse sai (non ricordo quanto distesamente ne abbia parlato a te ed a Stefano [Della Casa] nel novembre scorso a Taormina) ho compiuto con questo lungometraggio a soggetto un doppio esperimento, linguistico e tecnico. Ho cercato di intrecciare tre linee tradizionalmente distinte del fare cinema, la documentaria, la soggettiva , la narrativa. E scrivo “intrecciare” perchè da ragazzo guardavo per ore Mastru ‘Ntoni u canestraru piegare rami diversi in un’unica forma... La leggerezza e l’invisibilità della telecamera (ho girato il film in Beta, in previsione del vidigrafaggio in 35 mm) credo abbiano favorito il mio intento d’innovazione linguistica. L’eventuale riuscita di tale strategia produttiva (sostanzialmente inedita al livello del lungometraggio a soggetto) non potrebbe in qualche misura contribuire ad allargare il campo della produzione indipendente?

 

Il contesto del film è Cipro, la drammatica questione dell’isola divisa, irrisolta da ben ventitrè anni, anche a causa della miope iniziativa politica e culturale europea. E certo non è un caso se due dei documentari di ricerca e preparazione del film hanno visto la luce del grande schermo a Torino ‘95 e ‘96.

 

In questi mesi, consapevole della ambiziosità del progetto, ho continuato a lavorare al montaggio visivo e sonoro (tendenza alla rimuginazione e al perfezionamento, sentenzia un simpatico amico psichiatra) ed ora il film è finalmente e purtroppo, direbbe Petrolini, “irrimediabilmente finito”. Il vidigrafaggio (la parola è inelegante, ma i risultati dei provini notevoli), è previsto per l’inizio dell’autunno.

 

Ti mando una copia VHS, sottotitolata in italiano.

 

[...]

 

(Fax del 28 luglio 1997)

 

 

 


 

 

Caro Gianni [Rondolino - presidente nel settembre 1997 del Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino],

 

come forse sai, propongo alla XV edizione del Festival il mio ultimo film, Prima di cominciare.

 

Stefano [Della Casa] mi dice di averlo visionato, come Alberto [Barbera], e che tu stai per farlo in questi giorni precedenti la decisiva riunione dei primi di ottobre. Spero vivamente in un tuo giudizio critico positivo, affinché il film entri nella rosa dei film in concorso.

 

La lettera potrebbe finire qui, con un punto e i cordiali saluti, invece... metto una virgola e aggiungo due parole, partendo da quanto hai scritto (grazie) nella tua Storia del cinema sui miei primi due film.

 

Tu individui criticamente nel mio caso “un cinema libero dai condizionamenti della letteratura e, più in generale, della narratività” (Angelus Novus) e uno “stile sperimentale e poetico” (Non ho parole). Mi riconosco in questo giudizio e, sviluppando in questo terzo film quella che (benevolmente) chiami “attenta e rigorosa ricerca linguistica”, ho compiuto un passo ambizioso.

 

Convinto che il cinema tende oggi a dividersi da un lato in una pragmatica restaurazione delle convenzioni (generi consolidati) e dall’altro nell’ideologico rifiuto delle tradizioni (puro sperimentalismo), e che questa divisione lo indebolisce e in prospettiva lo sterilizza, ho tentato un film inclusivo di tradizione e sperimentazione (un accenno in questa direzione c’era già, credo, in due dei cinque racconti-movimenti di Non ho parole).

 

Per dirla in breve (quindi schematicamente): se nei primi due film ho cercato di intrecciare il cinema documentario e il cinema soggettivo, in questo ho cercato di intrecciare e fondere a queste due linee una terza, la linea narrativa, il cinema narrativo con attori. E’ possibile questa operazione? Vale la pena lavorare in questa direzione? Ci sono sufficientemente riuscito con Prima di cominciare?

 

Queste sono comunque le “buone intenzioni”. Lo so: corre voce che anche l’inferno (per non parlare dell’inverno, come annotava Flaiano) sia lastricato di buone intenzioni. Ma l’autore solo di questo può parlare. Ma, appunto, può parlare. E se ti scrivo queste righe, Gianni, è perchè so che tu, diversamente da altri storici e critici cinematografici, ritieni che l’autore oltre alle “viscere” possieda una “testa”.

 

Accanto a questo esperimento linguistico (fare apparentemente un passo indietro per compiere in realtà un balzo in avanti, o se vuoi reagire alla tendenza in atto di film esclusivamente sperimentali o esclusivamente tradizionali, tentare film inclusivi di tradizione e sperimentazione), ho realizzato anche un esperimento tecnico. Ho girato il film con mezzi di ripresa televisiva (Beta SP), e sono sul punto di vidigrafarlo in pellicola (35 mm). I provini già realizzati sono a mio parere eccellenti.

 

Se ti scrivo anche di questo è perchè ritengo che tale strategia tecnico-produttiva possa dare un piccolo contributo nella direzione di un allargamento del campo della produzione indipendente (dato il costo economico molto contenuto dell’opera finita), ma risulti producente di interessanti conseguenze ed effetti sul piano linguistico: l’agilità, la leggerezza, l’invisibilità della telecamera permettono infatti di mescolare e unificare attori e astanti inconsapevoli e attingere un livello di realtà oggettiva e verità soggettiva inusuale, inedito...

 

(Fax del 24 settembre 1997)

 

 


 

 

Roma, mattina del 28 ottobre 1997

 

Caro Mario,

 

ho aspettato a lungo questa lettera, spostandola di giorno in giorno, sera dopo sera, mattina dopo mattina. Ho aspettato pazientemente e impazientemente, in attesa di una buona notizia da afferrare al volo, infilare calda calda dentro una busta e fartela precipitevolissimevolmente avere nelle mani e sotto gli occhi (l’avresti letta in casa e subito riletta, fumando, sul balcone). I mesi sono passati, le settimane, i giorni, e le notti, ma la notizia, la buona notizia non è arrivata, o almeno non è arrivata fino a me (come il Messaggio dell’Imperatore di Franz Kafka). Per ciò, Mario, non cercarla nelle pieghe di questa ben diversa lettera o nel fondo della busta: non c’è, o almeno io non mi sono accorto di avercela messa.

 

La buona notizia che aspettavo non era una buona notizia purchessia, no, era quella, proprio quella che tu ed io conosciamo bene, anche se non l’abbiamo mai (ancora) ricevuta. Diceva pressappoco così:

 

Caro Pasquale, in data odierna, anzi a partire dal momento preciso del ricevimento della presente, puoi fermarti a respirare. Non c’è bisogno più, e fino alla fine della fine, che tu ti muova ansiosamente in avanti guardando ripetutamente indietro. Fermati e guardati intorno, fai una lenta, lentissima, lentissimissima panoramica orizzontale e guarda cosa c’è intorno a te così, tanto per guardare, senza dover fare altro, per altri o per te stesso. Niente altro che guardare: vivere e guardare sono finalmente, oggi, da questo istante, diventati la stessa cosa. Hai pareggiato i conti col mondo: patta! Lui ti ha strappato tutto, il figlio, il tempo, gli amici, tenendoteli lontano in questo mondo. Tu gli hai strappato tutto, il figlio, il tempo, gli amici, portandoli in un altro mondo, parallelo a questo. Lui ti ha rubato la vita, tu gli hai rubato la morte. Adesso, fermati, fermati! Non c’è bisogno d’altro. Fermati e goditi l’armistizio.

 

Ecco la buona notizia: un breve armistizio. Non mi aspettavo la pace, mi bastava l’armistizio, una tregua armata. Invece niente, continua la guerra. Ma come è andata precisamente, ti chiederai, in cosa precisamente è consistita questa ultima lunghissima estenuante battaglia? Ne tento una descrizione.

 

Descrizione di una battaglia. L’idea era quella di una battaglia decisiva, capace di produrre appunto un armistizio. Una battaglia a tutto campo, su tutti i piani, esistenziale (continuare a vivere senza Eftimios), economico (continuare a contribuire al sostentamento della famiglia), sociale (continuare a lavorare facendo quello che so fare). Intesa così, la battaglia ha preso, e non poteva non prendere, la forma di un film, PRIMA DI COMINCIARE.

 

Il soggetto profondo di questo ultimo film è la nascita di un bambino, o meglio la lotta vittoriosa di un bambino per nascere, per vivere, insomma per passare dall’altro mondo, il mondo di prima della vita e dopo la vita a questo mondo, il mondo della semplice vita. Ricordi cosa diceva Eftimios? Diceva: “Mi basta vivere.” Ed allora io ho deciso di farlo nascere, rinascere, Eftimios, di farlo ritornare tra noi e tra noi restare eternamente. Certo, come immagine, come ombra, come modello. E ti sembra poco? Per me è tutto, tutto quello che posso. E mentre facevo, scrivevo, organizzavo, giravo, montavo il film mi rendevo sempre più chiaramente conto della verità della affermazione di Montaigne, che diceva del suo Libro (i Saggi): “Non son tanto io che ho fatto questo libro, quanto il mio libro che ha fatto me.” Infatti, facendo questo film, ho trasformato il mio modo di vedere e vivere, la tragedia e la commedia si sono fuse, il tristo fine dell’una e il lieto fine dell’altra sono diventate una e misteriosa sola cosa: Pietro, Pietro Pintus ha pronunciato il nome di Mozart.

 

Il piano esistenziale, dunque, e insieme il piano sociale, poiché in tal modo continuavo a fare ciò che so e dunque devo fare. E il piano economico? Per affrontare e risolvere insieme, in un colpo solo, anche questo, occorreva che il film avesse successo, successo economico, cioè di pubblico, per recuperare, almeno, il denaro che avevamo, Alexandra e Pasquale, investito. Il film, infatti, lo abbiamo prodotto noi. Sennonché, il film non è arrivato di fronte al pubblico. Noi non abbiamo la capacità economica di trasferirlo in pellicola (lo abbiamo realizzato in nastro magnetico, insomma coi mezzi di ripresa televisiva), stamparne un certo numero di copie e proporlo autonomamente ad un certo numero di esercenti di sale cinematografiche. Perciò abbiamo seguito l’unica alternativa possibile: festival e critici, distributori e sale. A questo punto è accaduto l’imprevedibile, o per essere più precisi l’imprevisto da me. PRIMA DI COMINCIARE è stato rifiutato sia dai festival che dai distributori (i critici si sono divisi, come al solito: sanno fare altro i critici?). Conseguenza pratica: niente sale, niente pubblico.

 

Perchè lo hanno rifiutato i grandi festival ai quali lo abbiamo proposto (Cannes, Berlino, Venezia, Mosca, Torino), e i grandi distributori cinematografici e televisivi, parte dei quali avevano nel recente passato accolto altri nostri lavori, documentari e film? Ci si potrebbe consolare dicendo che i direttori dei festival e i responsabili della distribuzione non sono all’altezza della situazione. Ma io non cerco consolazione. E poi, anzi, e prima, costoro sono la situazione. Ed io ho agito consapevolmente nella situazione data. Dunque?

 

Mario, il film lo vedremo insieme, e poi ne parleremo, cercando di capire se è riuscito come opera d’arte e perchè non è riuscito (almeno nell’immediato) come prodotto di consumo. Ti anticipo soltanto una mia considerazione generalissima: credo che la ragione del suo difficile consumo nella situazione data sia da un lato psicologica e dall’altro ideologica.

 

Ragione psicologica: coloro che mi conoscevano, si sono trovati di fronte ad un film che non hanno riconosciuto come mio, essendo il film diverso dai precedenti. Questo spiega, per esempio, i rifiuti di Ulrich Gregor, direttore del Forum di Berlino, di Adriano Aprà, direttore della Mostra di Pesaro, di Alberto Barbera, direttore del Festival di Torino.

 

Ragione ideologica: coloro che non mi conoscevano non lo hanno considerato adatto a perseguire i propri interessi ideologici. Questo spiega, per esempio, il rifiuto di Felice Laudadio, direttore della Mostra di Venezia, il quale sostiene che oggi non può esistere in Italia un cinema di carattere e portata europea, ma soltanto un cinema regionale e dialettale - ed infatti ha scelto film regionali e dialettali, toscani e campani. Oppure il rifiuto del responsabile degli acquisti per Mediaset, il quale tomo-tomo-cacchio-cacchio ha domandato ad Alexandra: “Ma con tutti i problemi che ci abbiamo in Italia, perchè siete andati a fare un film a Cipro?”

 

Caro Mario,

non potendo per ciò proseguire il mio lavoro di cineasta, sono costretto a impiegarmi come professionista alla Rai, dalla prossima settimana e per lunghi mesi futuri. Certo, la guerra non è finita, ed io sto già pensando a nuove battaglie... filmiche.

 

Un film sul sogno, NOTTE E GIORNO. Il sogno come luogo d’incontro di coloro che desiderano rivedersi, come luogo intermedio, limbo, ponte tra questo e l’altro mondo...

 

Un film su Gesù, GETSEMANI. Gesù come essere umano aggraziato e imperturbabile, leggero e imperterrito, originale e autonomo di fronte alla cultura patrigna e alla natura matrigna...

 

Certo, il rifiuto di PRIMA DI COMINCIARE da parte dei professionisti non l’ho digerito. Ma cosa sono le professioni, in ultima analisi, se non “cospirazioni contro i profani”? Ed io, devo ammetterlo, stavolta il film l’avevo fatto non per i professionisti, gli eletti, i cospiratori, no, ma semplicemente e direttamente per i profani, gli elettori, i poveri di spirito, il pubblico normale della sale normali, al quale un giorno, anzi una notte (dal momento che il cinema è attività lunare), il film arriverà, giusto in tempo, PRIMA DI COMINCIARE. Basta attendere pazientemente e impazientemente il primo armistizio possibile.

 

Abbracci

 

Pasquale