|
Haiku, Waka, Sonetti, Epistole, Epicedi, Satire, Epigrammi, Elegie.
1. HAIKU RIMATI
Alabardata
dondola sulla Luna
una gondola.
*
Albeggia. Esco
e nel viola scoppiano
fiori di pesco.
*
Allegri semi
ti gemmano beata
roccia crepata.
*
All'orizzonte
turgide di pensiero
labbra veliero.
*
A primera luz
voy a echar de menos
todos menos tú.
Allo spuntare del giorno
sentirò la mancanza
di tutti tranne te.
*
Bacio ancóra
bacio - àncora mia tua -
bacio ancóra.
*
Coi rami secchi
del mio timo i merli
fanno il nido.
*
Conti cantando
le stelle, s'azzittano
le raganelle.
*
Correva l'anno,
l'estate, persino tu,
le tue risate.
*
Datteri rosa
e lische verdi nel blu.
Palma cipriota.
*
Dentro un orto
si gonfia di silenzio
un cane morto.
*
Dopo - sul ciglio
altalena il casco
della sirena.
*
Due capinere
si specchiano. Aprile
nel mio cortile.
*
Due, tutti e due
coi bastoni, lei ride
lui sta sulle sue.
*
È sera. Tutte
le lucciole del mondo
non fanno giorno.
*
Ecco compare
come una virgola
fa respirare
*
Eccoli! Sogno
il muro alle spalle
come appoggio.
*
Era di giorno
e tu dormivi tutto
scuro intorno.
*
Estate. Le due
Di notte due finestre
Illuminate
*
Fa giorno. Muti
sui gelsi mutilati
storni dispersi.
*
Fiere cadono
le foglie morte, rosse
come bandiere.
*
Figlia sorella
danza lungo i cigli
la finocchiella.
*
Finestra, tenda,
ombre, bugia: cinema
di periferia.
*
Fiore di malva
se mi guardi pregherò
che Dio mi salva.
*
Foglie di diari
s'impennano se corro
lungo i viali.
*
Fuori protesta
il merlo. Mi affaccio.
Piega la testa.
*
Gennaio vuoto
come l'inferno come
dopo il fuoco.
*
Giugno. Sdrucciola
nella tua mia sua mano
una lucciola.
*
Il cipresso sta
guardia di non so quale
delle due città.
*
Il fico verde
piange latte, tacciono
le vecchie erbe.
*
Il filo rosso
del cinghiale ferito
tarsia il bosso.
*
Il giorno perde
la rotta e s'impiglia
fra le tue ciglia.
*
Il tuffo svela
tardi al trapezista
la ragnatela.
*
Il tuo profumo
un'ombra un vento un
soffio un fumo.
*
La foglia secca
completa nello stagno
la luna mezza.
*
La mia fortuna:
dopo tanto dolore
di te - si muore.
*
Lapislazzuli
è marzo sopra le tue
labbra cinabra.
*
La codarossa
tra le salvie controlla
ogni mia mossa.
*
La luce scende.
La tua mano da sopra
tira le tende.
*
La serpe menta
vaga lenta saltella
la raganella.
*
La terraferma
impallidisce. Nel blu
stelle e strisce.
*
La vita sembra
una ma è divisa
dalle tue risa.
*
Le immagini
resistono, più dure
delle figure.
*
Lento, quasi un
passo dei tuoi ultimi,
passa il vento.
*
L’erba fiorita
nel buio resta bianca
tutta la vita.
*
Lo sguardo sale
traversando l'invito
in diagonale.
*
Luna immonda
non sai essere prima
non sai seconda.
*
Me gusta verte
sin ser visto, incluso
después la muerte.
Mi piace vederti
senza essere visto, persino
dopo la morte.
*
Me voy - deciste –
olvidaràs mis ojos.
Pero mentiste.
Vado via - hai detto –
scorderai i mei occhi.
Ma hai mentito.
*
Mille e una
notti sfiorite mille
senza fortuna.
*
Nebbia di giorno.
Dal niente, capovolte,
le foglie morte.
*
Nel cielo cieco
di sole e di luna
gioca un geco.
*
Non hai bocca né
occhi nel dormiveglia
solo ginocchi.
*
Non mi ascolti
ed io non parlo, siamo
due vecchi stolti.
*
Non sa il fiore
come te il grigio e
il disamore.
*
Notte d'agosto.
Una luce senz'ombra
buca l'inchiostro.
*
Notte di luglio.
Il cielo s'è bucato:
piovono stelle.
*
Notturno. Grida
la donna il ragazzo
cede il turno.
*
Nullu mbiscatu
cu nenti sugnu ora
ca non mi senti.
Dialetto calabrese della costa ionica: traduzione:
Nessuno mischiato
col niente sono ora
che non mi senti.
*
Ottobre sviene
e s'avvita frusciando
fra le tue dita.
*
Passi di notte
- tu? - in un paesaggio
di ombre rotte.
*
Pazza di sole
altalena la gazza.
Senza parole.
*
Per annegare
lascia la pozzanghera
scegli il mare.
*
Piena di sassi
la strada ripercorsa
dai nostri passi.
*
Pieno di notti
è il tempo tuo e mio.
Levati, luna.
*
Plana lo storno
sul platano. Nel becco
un ramo secco.
*
Prima matina.
La màndola sperpera
a la marina.
Dialetto di Marciana Marina - Isola d'Elba: traduzione:
Prima mattina.
La martora stermina (polli)
(negli orti) vicino al mare.
*
Que bueno sería
olvidarte y descu-
brirte todavía.
Che bello sarebbe
dimenticarti e risco-
prirti ancora.
*
Ridono le zie
zitelle come fate
dimenticate.
*
Rosa segreti
assediati da muti
stormi d'abeti.
*
Sa già di fiori
La vecchia viva dentro
E morta fuori.
*
Scoperta vuota
la vita di riflesso
Narciso nuota.
*
Solo nel verso
scorro sempre uguale
sempre diverso.
Traduzione in inglese di Giuliano Cabrini:
Only in poetry
I flow always the same
always unlike.
*
Sopra le ciglia
s'annuvolano neri
i tuoi pensieri.
*
Sopra le righe
stanno i desideri
belle di ieri.
*
Strada rosata.
Poi, l'ultima nuvola
Insanguinata
*
Sui tram la sera
le mani verticali
teorie di ali.
*
Sull'Aspromonte
un mare di lupini
ultramarini.
*
Sul mare nero
galleggia bianca una
fetta di luna.
*
Taglia la corda
tessendola il poeta
baco da seta.
*
Toda la vida
me parece de lejos
entretenida.
Tutta la vita
mi sembra da lontano
divertente.
*
Tu a morte io
condannato a vita.
Un lungo addio.
*
Tu precipite-
volissimevolmente
lumini il blu.
*
Ubriaco di blu
il convolvolo non sa
se è io o tu.
*
Un mare muto
di mani di bambini
i ciclamini.
*
Un'ombra ruota
nel cielo della stanza
subito vuota.
*
Un riccio storto
nella strada e sopra
grida un corvo.
*
Un uomo rema
nel blu, sfocata laggiù
la terra trema.
*
Vale la pena
la morte se la vita
vive appena.
*
Verrai? - mi chiedi.
Ma ormai ho le scarpe
piene di piedi.
*
Vienimi morte
porta il naso lungo
le gambe corte.
*
Vivo contigo
amando como Jesús
al enemigo.
Vivo con te
amando come Gesù
il nemico.
*
Vivo sicuro
soltanto del passato
e del futuro.
2. HAIKU
Amori brevi
sulla fila strozzata
dell'autostrada.
*
Anche mozzato
fiorisce nel bicchiere
il basilico.
*
Come speranze
cadono le castagne
chiuse nel riccio.
*
Di sera muta
si specchia nel porto la
vecchia sirena.
*
Il vecchio Sole
e la trottola Terra.
Visti da dove?
*
Salta in aria
e strepita il merlo
ladro di bacche.
*
Sul davanzale
navigano le bave
d'una lumaca.
3. WAKA RIMATI
Macchie sul dorso
della mia mano destra.
Forse le stesse
del basilico senza
acqua alla finestra.
4. SONETTI
Ed ecco verso noi venir la vita
coi capelli d'un’amante spettinata
la bocca dolceamarissima ferita
gli occhi d’una donna disamorata
il collo eretto di colonna antica
sopravvissuta a tutte le stagioni
sulle spalle della collinetta amica
i seni di Susanna tra i vecchioni
i fianchi d’una nave altalenante
nella tempesta farfalla delle anche
i piedi rapidi dell’ultima passante
le mani fumanti delle notti bianche.
No, non veniva verso noi la vita.
È passata di lato e stiamo assorti
con un pugno di formiche tra le dita
come i bambini sorpresi, come i morti.
*
George è il grande benefattore
che di giorno alle sue fondazioni
dona cento milioni di milioni
e lo detta a ogni intervistatore.
Soros è il grande speculatore
che di notte divora l’Ungheria
la Russia il Brasile la Turchia
e a chi saluta fa tremare il core.
George Soros gioca coi fratelli
come il gatto prima col sorriso
e poi senza dei topi fa brandelli.
Vive sovranamente indifferente
al mio Purgatorio al tuo Paradiso
e produce già qui e ora il Niente.
*
Lavorando a una poesia sul fico
lungo i passi delle vecchie mura
ho trovato una rima con ‘antico’
ma non ancora tutta la misura.
Ricordo quello che mi era amico
nei giorni delle guerre ‘nta sipàla
e mi celava agli occhi del nemico
dietro le foglie come sotto l’ala.
Scrivo in testa ‘il ramo è traditore’
‘non gli serve concime e potatura’
‘si coglie solo nelle prime ore
il frutto fiore della dolce fioritura’.
Beato il fico che vive senza niente
dico a me insoddisfatto senza fine
e beato chi porge a chi l’intende
senza niente il frutto più sublime.
Nel dialetto della costa ionica della Calabria " ‘nta sipála” significa "nella siepe".
5. EPISTOLE
Batuffolo scoiattolo zigzagante
sul sicomoro indifferente al vento
dell’ultimo dicembre del Novecento
in cerca di non so cosa forse lo stesso
‘Anno novo, initio saecoli felicissimi’
che insegue il tuo fratello virtuale
lungo i miei rami Giacometti e trasale
a ogni minaccia di primavera.
*
Ci incontriamo infine
Quasi per caso
A una cena di conoscenti
Imbarazzati
Non sappiamo cosa dirci
Dio ed io.
Per fortuna
Abbiamo entrambi fretta
E non c’è tempo
Di approfondire.
*
Gli anni pesanti
uno dopo l’altro
salgono verso l’alto
i rami residui
come fichi autunnali
sopravvissuti aciduli
ai fratelli di maggio.
Fichi dei temporali
anni dei giorni domani
pendenti
come sarcastici ami
di Damocle
esperando sui rami
che torni il coraggio.
Esperar in castellano vuol dire ‘aspettare’ e anche ‘sperare’
*
La vita è passata meravigliandomi
di tutto, del mondo, degli altri
e di me stesso. Prima del tanto
che facevo sapendo poco, poi del poco
che sapevo, ora di fare
tanto senza meravigliare.
*
Mi dicono le figlie che New Haven
vuol dire Nuovo Porto
ma non trovo l’àncora e le vele
gonfie di non so quale vento
mi trascinano di nuovo in alto mare
perdo il profilo
dei volti corpi case alberi strade
delle ultime care
luci del Novecento
eppure mi viene voglia di cantare.
*
Non posso dirti di una Vienna mia
e di valzer turbinanti nei saloni
né di Parigi e delle sue canzoni
giocate da madonne in girocollo nero
o di Praga Baghdad Rio de Janeiro
tanto meno della Roma salottiera.
Lungo tutta la vita prigioniera
niente del mondo ho vissuto ieri.
Calato dentro il pozzo dei pensieri
solo del futuro ho avuto nostalgia.
*
Salgono rotolandosi nei venti
fino ai vetri scontenti
delle ultime finestre laterane
le risate e le carte crociate
di turisti in file indiane.
Matasse di nuvole aggricciate
dalle sabbie africane
coronano d’ombra le fiancate
sghembe della luna nuova.
Speriamo che piova.
*
Specchiando un oblò sospeso nella notte
leggo un libretto sull’arte di tacere
per imparare a vivere con le ossa rotte
senza più rialzarsi senza più cadere.
Guardo nel vuoto con il ciglio asciutto.
Vivere è niente, sopravvivere è tutto.
*
Sembra il poeta
Un uomo che non vive avventure
E tempeste
E battaglie.
In silenzio muove le sue parole.
Sembra il giocatore di scacchi
Un uomo che non corre sentieri
E rotte
E orizzonti.
In silenzio muove le sue figure.
Ma nel teatro del mondo
Si agitano Si spaccano
Le montagne Tinge
Di rosso il mare Perde
Le stelle il cielo Corrono
Gli uni contro gli altri
Ferendo Gridando
Gli dèi e gli umani
Tutti egualmente mossi
Come parole
Come figure
Dai silenziosi fratelli capaci di tutto.
*
Stringo in mano ogni giorno
il libro degli eventi disumani
del mio Secolo, desistito
da ogni speranza già prima di finire,
sottosegnato Breve.
Leggo girando tutt’intorno
l’occhio ferito dagli umani
e da un cielo impietrito
che non sa come io non so morire,
né sciogliersi in neve.
6. Poesie di Konstantinos Kavafis, tradotte in italiano con Alexandra Zambà
La tavola accanto
Avrà appena ventidue anni.
Eppure sono sicuro che altrettanti anni addietro
questo stesso corpo io l’ho goduto.
Non è affatto un delirio erotico.
Solo poco fa sono entrato nella locanda;
non ho avuto neanche il tempo di bere troppo.
Questo stesso corpo io l’ho goduto.
Anche se non ricordo dove – che importa?
Oh, adesso ecco che si è seduto alla tavola accanto
conosco ogni suo movimento – e sotto i vestiti
nude rivedo le amate membra.
Traduzione del 4 dicembre 2007.
*
Ionica
Anche se abbiamo spezzato le loro statue
e scacciati dai loro templi
non per questo sono morti gli dèi.
O terra della Ionia, ancora te amano,
le loro anime te ricordano.
Come fa giorno di te l’alba d’agosto
l’aria ha un rigoglio della loro vita;
e un’eterea efebica figura,
trepidante, con passo svelto corre
talvolta sopra le tue colline.
Traduzione del 4 febbraio 2008.
*
È finita
Tra paure e sospetti,
la mente confusa gli occhi atterriti,
ci consumiamo escogitando
come sfuggire la cosa certa
il pericolo che così orrendamente ci minaccia.
È un errore, non è lui sulla nostra strada;
falsi erano i segnali
(o non li abbiamo sentiti o fraintesi).
La catastrofe che non immaginavamo,
improvvisa, violenta, ci cade addosso,
e impreparati – non c’è più tempo – ci afferra.
Traduzione del 4 marzo 2008.
7. FIGURATE
Al centro del centro di New Haven
Connecticut U.S.A.
passa lento un grande bus
bianco.
Pare vuoto ma aguzzando gli occhi
sembra di vedere dentro
solamente neri
e nere.
Tremo e dò la caccia ai bianchi
delle cornee e dei denti
ma nessuna luce
risponde.
Erano certo ombre della mia mente
nere e neri soli nel bus bianco
in un mondo bianco
e nero
o
avevano
gli occhi bassi
e non hanno sorriso.
*
La
vita
umana
sulla
terra
è
nata da una dimenticanza.
Adamo ed Eva si amavano amando
il piacere e la conoscenza fino a che
il Signore Dio condannò entrambi
al dolore ed alla fatica, appunto
dimenticando di averli
fatti a sua immagine
e somiglianza.
*
Mi dici
certe volte
che le chiome
pa
io
no
aprirsi come
capovolte
radici.
*
Non il Caso Signore del Mondo
o ‘un caso’ con la minuscola
suo moderno ridicolo erede
ha voluto che i più grandi
omicidi di massa della
storia americana
siano avvenuti
in questi
ultimi
anni
del
Secolo Breve.
E
per
mano
di uomini bianchi di mezza età
precipitati
in periodi
prolungati
di
solitudine
frustrazione
rabbia
perduto
il
lavoro.
Le cose degli uomini le decidono altri uomini.
*
Una
mantide
di Mantignana
ama
un mantice
sopra Marciana.
8. EPICEDI
A chi mai non so dire ma non a me
la notte senza ragione porta consiglio
sul prima e il poi ma certo senza te
il giorno si riduce a uno scompiglio
senza orizzonte dietro questo fumo
di pensieri spettinati dalla lunga pena
del morire senza vivere il profumo
del tintinnio dei piatti insieme a cena.
*
A nessuno dei due dispiace di morire Vecchio e vecchia che vengono sottobraccio Sotto il cielo di Roma Spento dalla notte
Camminano piano per non arrivare Da nessuna parte Non hanno fretta di arrivare E dove, poi?
Quasi senza peso Avanzano indietreggiando Stringendosi e non stringendosi Accarezzandosi in segreto
Morire adesso che tanti sono morti Che tanti dolori aumentano Che tanti viaggi sono compiuti È un bene come dormire
Ma morire da soli, uno e una Come si fa? Come trovarsi La mattina soli, soli la notte Senza la Luna e il Sole?
Così, fanno un lungo e lento giro Intorno al palazzo E non si decidono a salire A morire.
(Novembre 2012)
*
Ci siamo a lungo interrogati sul tuo nome
quando eri vivo figlio mio leggero
fino all’ultimo maggio soli sotto il sole.
Oggi che di te solo il nome resta intero
ricordo sopra tutti ‘portatore di gioia’
e l’oggi di domani sarà sempre più vero.
Rivedo il giorno mille volte senza noia
l’ultimo tuo sorriso sul guanciale
e la notte mille volte senz’angoscia.
Io invecchio e tu rimani sempre uguale
figlio mio eterno adolescente
nelle prigioni della mia testa pasquale.
Sorridi imperterrito e tardi ormai si pente
del gioco cieco la mosca malattia
che s’ostinava a piagarti ma finalmente
si è piegata a te ‘angelo dell’allegria’.
*
Non sembra esattamente addormentato
no
se m’avvicino
e ascolto
non sento il suo respiro.
Neppure sembra esattamente morto
no
se m’avvicino
e non sento il suo respiro
ascolto.
*
Verso la fine non poteva
più rotolarsi all’erba verde
o montare le nuvole impigliate
alle creste della quercia
e cantare al mondo intero.
Immerso alla penombra orizzontale
della casa tra gli alberi al lago
ormai vedeva
pochissimo della terra
e niente del cielo.
9. TRENI
Da quali occhi e quali bocche era
ADORATA
non so questa donna finita in lettere
magre maiuscole su un frammento
di marmo grigio murato a pavimento
in un vicolo cieco
affianco l’inverno del Verano
né quale malattia
[lu]NGA E ATROCE
l’ha strappata al sole all’aria forse
a te che sogni invano.
Ma tutto so tutto riconosco
come un amico
[l’i]MMENSO DOLORE
che chiude questo spezzato
conto d’amore del passato.
10. BALLATE
I am a slow but fast man.
I am slow to run behind
but fast to anger, slow of speech
but fast to make up my mind.
I am a but man.
Io sono un uomo lento ma veloce.
Lento nel correre dietro
ma veloce nell’arrabbiarsi, lento nel parlare
ma veloce nel decidersi.
Io sono un uomo ma.
*
Le pere peripatetiche pericolatorine
periscono lasciando perso il pero
che pensa di morire.
Però il pero perse le pere peregrine
scopre che quel periodico perire
lo rende più leggero.
'pericolatorine' in lingua italiana significa 'che mettono in pericolo'
11. SATIRE
Guttuso, hai vissuto
ateo per elezione
e comunista eletto.
Sei morto benedetto.
Non so se l’hai voluto
o all’estrema unzione
ti hanno costretto.
Ma è dubbio l’effetto.
Non si può avere tutto
dalla vita, anche se
tutta impiegata in corte.
Figurarsi dalla morte.
exeat aula / Qui vult esse pius. (“Chi vuol essere giusto, abbandoni la corte”, Lucano, VIII, 493-4)
*
Ieri brigava la signorina
con il cuore tutto a manca
regalandosi in un via vai
entusiastico.
Oggi sorseggia una tisana
con un libro fra le gambe
e certifica che gli operai
puzzano.
12. EPIGRAMMI
Abbandonato in un’automobile sospesa
ai filari intermittenti d’un’autostrada
come tronco nel fiume in cieca attesa
dell’onda che strappi gli artigli della rada
ripasso in un lampo il tuono dei progetti
vomitati per anni e dico a me: ‘Bada
invece allo strazio quotidiano degli affetti
che produce l’insuccesso ripetuto e metti
in conto l’ironica corrispondenza
fra l’altrui boria e la tua condiscendenza’.
*
Chi siamo non si sa.
Né da dove veniamo.
E poi,
sarà stata l’evoluzione,
ma non mi sento (non so tu)
il primo premio della selezione.
In ogni caso
la storia maestra di ironia
e la connaturata
fisiologia
provano a sufficienza
che non siamo stati progettati
con criteri di efficienza
per adattarci
a un sistema capitalistico di produzione.
Non è molto - d’accordo,
ma basta ad alleggerire
l’immaginazione del tutto,
dove andiamo
prima e dopo di morire,
dal terrore di un paradiso sognato
dai teologi del libero mercato.
*
Inanimata secca come le fiumare
d’estate la mia testa senza direzione
sabbie terre crepate pozze amare
di rimasugli della gran rivoluzione.
E nel fango zigzag di girini neri
tutti testa e coda e grande affanno
come immagini sporche di pensieri
impazziti fra le teorie del ragno.
*
In questa vita ho vissuto
il lungo inferno
dei tuoi occhi
il breve paradiso
dei tuoi ginocchi.
La vita futura non so
ma certo di questa sarà
una pallida copia.
*
Lascia cadere il seme, fiore secco.
Apri il becco!
*
L’inconscio caotico sonnecchia inquieto
simile a questa donna senza casa e senza
tempo sopra lo sfiatatoio ardente e dietro
il muro aguzzo di cocci della coscienza.
*
Non uso lo specchio
Ma dal numero degli errori fatti
Immagino
D’essere vecchio.
*
Quando la polvere delle battaglie
si posa al suolo
un esercito di collaboratori
selvaggi
e collaboratrici domestiche
innesta
l’aspirapolvere.
*
Stanotte uccidevo e rubavo in bianco e nero
Facevo e sentivo tra la gola e il petto
L’umiliazione della vita
Continuamente impedita.
Finché seguendo la coda di un’altalena
Ho ritrovato dentro gli occhi
E nel mondo il colore
Del nuovo giorno pieno di stupore.
Per ridurmi a sua immagine e somiglianza
Senza confini e senza guide
M’incanta mi delude m’avvilisce mi sorride
Un adolescente Dio diviso
Tra il delirio di potenza
E l’entusiasmo della confidenza.
*
Ricapitoliamo,
intellettuali guerrieri
venditori di minacce
e benedicenti guerre
fino a ieri,
orfani eterni
fino a domani delle dieci
giornate e dei venti
inverni,
anacoluti
padri al seguito di figli
che volevano essere
preceduti:
io non vi amo.
*
Uomini novecentenari intenti
ieri ai doveri della rivoluzione
oggi alle partenze intelligenti,
donne novecentine innamorate
prima dei diritti della liberazione
poi delle mete consigliate,
lasciate in eredità ai figli post-moderni
la teologia della restaurazione
e la cura degli interni.
13. ELEGIE
Come pallidi fiori ingannati da un fiato
caldo fuori stagione
fratelli senza figli nell’abbraccio sognato
della rivoluzione
i ragazzi del sessantotto fioriti in un inferno
di strade l’altra sera
non hanno dato frutto. Iniziava l’inverno
sembrava primavera.
*
Conficcato al fianco d’una collina artificiale
lungo le frecce d’un’autostrada il tronco
forse smosso dal vento quando giovane
o dalla pioggia improvvisa dopo tanto sole
dicevo il tronco di quest’albero che voleva solo
vivere come tutti
e regalare i frutti
è obliquo incerto scuro ma i rami i rami
quelli sì perpendicolari all’intera terra allegri
ritti verso l’alto cielo d’un azzurro che rincuora.
*
Difficile capire e sopra tutto dire
quanti anni ha, gli occhi cenere
le mani di bambino gonfie di vino
il tronco impennato da una salita che non c’è,
il ragazzo vecchio per tutte le stagioni.
O forse è l’aria, il cielo in terra
che l’ostacola mentre oltrepassa
scalpitando i garretti di cavallo
viennese ballerino le articolazioni di burattino
la serie necessaria di tutte le ragioni.
*
Il vecchio è piccolo e fa ciao
Navigando sopra passetti
Dondolanti uno dietro l’altro
Come ciliege
Per via Labicana non so
Da dove eternamente canticchiando
Regala un fruscìo un ciao
Portando la mano destra
Alla bocca per baciarla o baciarti
Sorridendo chissà
Per augurare a tutti uno a uno
Buon giorno o addìo al mondo
Salutarmi la prima volta o
Ricordarti che non ci vedremo più.
Ciao.
*
Le due ragazze che hanno strozzato
la compagna d’un giorno troppo lento
e gli innocenti che hanno fulminato
una bionda nel grano dei capelli al vento
e questo bambino dagli occhi perforati
da una pallottola cieca e senza freno
e quel soldato di ventun’anni andati
alla morte nella notte sotto un treno
e prima lei che per lui cantava
fino al sasso piovuto dal cavalcavia
e poi la donna sola inginocchiata
sotto il colpo sordo nella galleria
non vedono più il cielo delle mattinate
che torneranno dopo le tempeste
ma già sentono i passi risuonare
nelle loro celle vuote di finestre.
*
Non so quando sia sfinito prima di finire
il secolo dell’ansia
breve come il suo respiro
e il nuovo tra noi prima che il vecchio
finisca di morire
sta all’incrocio fra via dei Querceti
e via dei Santi Quattro
le mani stese a scatti lungo il tronco
affiorano e affondano iridi e pupille
negli occhi inquieti
le labbra ondulate da canzoni amare
segnano il passo dei piedi
ai bordi del mondo
e sogna la serie calcolata di cadute
che dicevamo camminare.
*
Sui prati della Yale University punteggiati
di ragazze e ragazzi che vengono a fiorire qui
dalle terre dei Vecchi Mondi
ho riconosciuto la cicoria
della mia giovinezza tra l’Aspromonte e lo Ionio
la cicoria venuta a fiorire qui
i suoi fiori leggeri e ostinati
azzurri dei monti e dei mari
compagna discreta di tutti
i ragazzi e le ragazze che invecchiano
veloci fratelli azzurri
dei cieli di un Mondo Nuovo.
&&&
14. EROTICHE
Bocca rossa
che vai verso la morte
schiusa
sul viso pallido di ieri
corso
da occhiali-biciclo neri
hai come
le bugie le labbra corte.
*
La muchacha de Santiago tiene el seno elevado
y puntiagudo como el cerro de San Cristóbal.
Cazador viejo verde yo la desvisto de soslayo
pero ella se encubre mostrando dientes de loba.
La ragazza di Santiago ha il seno alto
e puntuto come la collina San Cristóbal.
Vecchio cacciatore lussurioso io la svesto con la coda dell’occhio
ma lei si ricopre mostrando denti di lupa.
*
Lui la faccia risucchiata dalla terra
come preda della forza d’attrazione
una gamba dimenticata nella guerra
durata due o tre anni di televisione
e con l’altra scalcia una lattina
rinsecchita come una mosca morta
un occhio obliquo sulla signorina
o meglio sulla gonna troppo corta
e l’altro muffo in cerca della bella
nascosta sperando faccia capolino
una mano impigliata alla stampella
e l’altra imbarazzata dal piattino.
Lei dietro il lunotto oscilla il dito
mimandone il metronomo impazzito.
*
Mi allungherò al tuo fianco
nel buio insano che ti avvolge
come le spine il porcospino
primarosa espectadora (1)
che guardi rapita sul lenzuolo
il mondo riflesso nell’anima mia
e rifletterò i tuoi occhi
olvidados de la hora. (2)
(1) = squisita spettatrice
(2) = dimentichi dell’ora
*
Trapassandola intanto
occhiancheggiava
l’altra che accanto all’altro
lo specchiava.
&&&
15. FILASTROCCHE
Quando il cielo è tutto nero
bianco è il naso del fornaio.
Prima che diventi chiaro
scuro è tutto il giornalaio.
Freddo e vento vivo e morto
mangia e legge il mese corto
e con gli altri non fa il paio.
&
16. PROGRAMMATICHE
Ho rinvenuto in un cassetto mille lire
ripiegate, due puntine, un francobollo
non spedito, una mina, un portafoglio
vuoto e altre carabattole restie a finire
nella memoria, che tutte le trasforma
sfumandone contorni e proporzioni.
Io invece a questo guido le mie azioni:
al ricordo, che solo dà chiara forma
a ciò che mentre vive nel presente
muta precipitevolissimevolmente.
*
Il tempo tramontando allunga la mia ombra.
Sfumano le cose del mondo nuovo intorno.
Invecchiano i volantini in una vecchia teca.
Il sole sempre diverso ogni giorno m’acceca.
Il riflesso della luna manca il tuo contorno.
L’uno e l’altra non sanno la luce senz’ombra.
Scrivo e leggo sovraimpresso il verso amaro.
Serro finestre e torna l’eco di finestre uguali.
Solo al tocco trovo la calamita di puntine.
Vedo meno e meno cerco ma puntando infine
nel cuore il doppio cerchio degli occhiali
attraverso la resina degli anni vedo chiaro.
*
Nel sangue arrivato fino a me
dalle vene degli antenati
è rimasto qualcosa
di un mondo andato
dove sognare un altro mondo
sognare di giorno
erano un lusso
o debolezza di nervi.
Forse un residuo di quel Domenico
commerciante di vini
per nave
o del Giuseppe fattore di baroni
o del Pasquale medico
e di Luigi notaio in Siderno
padre e figlio
scrittori di notte.
E quando
nei ritagli del tempo
metto parole in fila
per cantare dentro
e cerco un verbo
che nomini questa manovra
sul piccolo schermo appare
tergiversare.
*
Questo autunno non so
se con un colpo scuro (1)
o parole di carta canterò
le parlate che disordinano
le bocche dei passanti
le mute che riposano
le labbra degli amanti
il bianco dei mandorli
prima della primavera
il nero dentro gli occhi
scorsa l’ultima sera…
Comunque sia il futuro
possibile lo rivolterò
come un cuscino duro.
(1) “Colpo scuro” è quello sparato senza figurazione luminosa per segnare, con il solo rumore, la fine di uno spettacolo di fuochi artificiali.
*
Todavía titubeo
antes de partir.
A pesar de todo
me gustó vivir.
Ancora esito
prima di partire.
Nonostante tutto
m’è piaciuto vivere.
*
Non vedo l’ora di tornare a casa.
Sta dall’altra parte del mondo
- che importa?
Sono impedito da mille mani
- chi può fermarmi?
Forse non mi guarderà nemmeno
Stasera.
Ma ho bisogno di niente io.
Solo di tornare ancora una volta a casa.
Girare la chiave che non c’è
Nella porta che non c’è
Guardare nella stanza che non c’è
E vederla di spalle
Assorta fra le sue parole
Che sono la sua casa.
Ecco - sono divenuto parola.
*
Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4
/* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Table Normal"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}
Da qui, da dentro la città Non ho visto quest’anno I fiori del mandorlo-collina Bianchi su nero. Mi faccio bastare, chissà Se basteranno I fiori del pesco-chiostrina Rosa su grigio.
&
17. ONIRICHE
Eccoli!
Sogno
il muro alle spalle
come appoggio
*
Vivo
e muoio in città.
Sogno nel dormiveglia prima di sognare
d’essere nell'Oceano
su onde-colline in movimento
ma la nenia dell’aria
mi manca non la sento.
&&&
18. ENCOMIASTICHE
Nuvola bianca spuma d’allegri temporali
prodiga di sorrisi eternamente uguali
inizia gli umani alla divina pariglia
della attenzione e della meraviglia.
Nuvola bianca gravida d’incendi ardenti
generosa d’imprese sempre differenti
svela agli dèi l’umana confidenza
della fraternità e il vivere senza.
Nefeli figlia mia volatile fra terra e cielo
aprimi all’arte di sorvolare leggero
campamenti terreni e celesti tribù
a giusta distanza come sai fare tu.
Nell’antica lingua greca ‘nefeli’ significa ‘nuvola bianca’.
*
Palpebre di mandorla di maggio Sopracciglia del salto della corda Fronte tonda come arco di fionda Capelli ragnatele dentro un raggio Collo colonna di Giorgio Morandi Orecchie madreperle branchie Naso veliero veloce fra le guance Iridi mare verde sparso di lavanda Alexandra
*
Tu la canna più alta del canneto
sciogli i capelli nell’aria primavera
fai sì che il loro lievito segreto
renda nostra la vita forestiera
e assecondando tuo fratello il vento
che soffia dove vuole privilegia
chi non si spezza nello smarrimento
ma come te divinamente ondeggia.
&&&
GLOSSARIO
Haiku
L’haiku (俳句) è un genere di poesia di antica tradizione giapponese, costituito di 17 sillabe articolate in tre versi: 5 / 7 / 5.
La sua origine va cercata nel renga, gara poetica a catena. Nel XIV secolo dal renga derivò il haikai-renga, di contenuto comico. Nel XVII secolo Matsuo Basho, che visse libero e volutamente povero, lo trasformò in un genere lirico.
Nel mondo contemporaneo diverse innovazioni hanno arricchito l’haiku, per opera dei poeti di tutto il mondo. Riguardo i contenuti, c’è stato un allargamento progressivo dal campo originario delle ‘cose naturali’ a quello delle ‘cose umane’. Riguardo le forme, abbiamo ora con questo libro gli haiku rimati.
Waka
Waka (和歌, letteralmente "poesia giapponese") è uno schema poetico giapponese di 31 sillabe divise in 5-7-5-7-7. Comparve in Giappone nel tardo VII secolo. Propongo qui due waka rimati.
Sonetti
Il nome del genere di poesia sonetto deriva dal provenzale ‘sonet’, termine che indicava un breve organismo poetico con accompagnamento musicale.
Forse lo ha inventato Jacopo da Lentini, il maggiore esponente della scuola siciliana, verso la metà del XIII secolo.
Nel tempo si è trasformato, al pari di tutte le cose, umane, non umane, disumane.
Epistole
Epistola, (dal latino ‘epistula’) nella letteratura latina, breve componimento poetico di tono familiare, affine a quello di una normale corrispondenza, di contenuto satirico o culturale. Vedi le ‘Epistulae’ di Orazio, il creatore del genere.
Poesie di Kavafis tradotte con Alexandra
Κωνσταντίνος Καβάφης l’ho scoperto a diciotto anni, e non ho smesso più di frequentarlo. Come Alexandra (Zambà), anche lei come lui nata ad Alessandria d’Egitto (e Giuseppe Ungaretti).
Figurate
Le poesie figurate sono (anche, inestricabilmente) raffigurazioni visive di ciò a cui alludono.
Epicedi
Dal greco ὲπικήδειον μέλος = canto funebre. Nella lirica greca arcaica si differenziava dal treno perché eseguito in presenza del defunto.
Treni
Nella lirica corale greca, lamento funebre affine all’epicedio – composizione che si differenziava dal treno perché quello era eseguito in assenza del defunto.
Ballate
La ballata è un componimento strofico di carattere profano, originariamente destinato al canto e alla danza, costituito da una o più stanze strutturalmente uguali tra loro e legate tutte ad un medesimo ritornello, il quale serve da introduzione e viene poi ripetuto identico, come ripresa dopo ogni stanza.
Questo è il ritornello. Le stanze puoi comporle liberamente tu, lettrice e lettore, a patto poi di cantare e danzare il tutto.
Satire
Una satira è opera di intento moralistico e polemico.
Il nome del genere viene dal latino ‘satura’, e indicava in antico un componimento in cui confluiva ogni tipo di argomento senza criteri di omogeneità.
Epigrammi
L’epigramma (dal greco ἐπί-γραφὼ letteralmente: "scrivere su", "scrivere sopra") è un breve componimento poetico con intenti polemici sociali e politici, e autocritici.
Elegie
L’elegia è un tipo di componimento poetico fiorito fin dal VII secolo a.C. presso i popoli ionici dell’Asia Minore e della Grecia. Nell’antichità indicava generalmente componimenti di tono e argomento triste. Il termine orientale del flauto (élegos) darebbe il nome al componimento, ma non mancano altre ipotesi degli antichi, secondo i quali "elegia" deriverebbe da έλεγοσ, col significato di "lamento funebre", o da «έ έ λέγειν», cioè "dire ahi, ahi!".
Filastrocche
La filastrocca è un tipo di componimento breve con ripetizione di sillabe ed utilizzo di parole di estrazione popolare.
Adoro improvvisare giochi di parole e filastrocche, specialmente quando sto con i bambini e le bambine.
Erotiche
L’erotismo sessuale è una sezione dell’erotismo sensuale, cioè della attrazione reciproca degli esseri viventi sulla Terra.
Programmatiche
Non scrivo poesie a programma. Qualche volta, programmi in poesia.
Oniriche
Mi succede di scrivere pensando anche nel dormiveglia.
Encomiastiche
Canti in occasione di una festa. In senso lato, canto in lode di esseri umani simpatici.
&&&
POST-FAZIONE: Sul titolo e la lettura a voce alta
Il titolo di questo libro mi è stato suggerito insieme da un poeta e uno scienziato. Giuseppe Ungaretti, quando la televisione era ancora in bianco-e-nero, e lui era già tutto bianco, rispose a un giornalista, che lo interrogava sul quando e dove e come avesse scritto le sue poesie, con un sorriso: “Ho scritto nei ritagli di tempo.” Stephen Hawking dal canto suo ha intitolato un suo libro sull’universo “Una breve storia del tempo.”
Dedico questa raccolta al poeta morto, che non può più muoversi, scrivere, tuttavia è letto, mosso dai lettori, e allo scienziato che muoversi non può, da molti anni, nemmeno da vivo, eppure scrive, muove i lettori.
Tu che mi leggi, quando puoi, leggimi a voce alta, come si faceva nel passato remoto e si farà nel futuro prossimo – la poesia ha a che fare con la musica e il teatro e il canto: recitala dunque cantando agli amici, ed ai nemici.
&&&
INDICE
Alabardata
Albeggia. Esco
Allegri semi
All'orizzonte
A primera luz
Bacio ancóra
Coi rami secchi
Conti cantando
Correva l'anno,
Datteri rosa
Dentro un orto
Dopo - sul ciglio
Due capinere
Due, tutti e due
È sera. Tutte
Ecco compare
Eccoli! Sogno
Era di giorno
Estate. Le due
Fa giorno. Muti
Fiere cadono
Figlia sorella
Finestra, tenda,
Fiore di malva
Foglie di diari
Fuori protesta
Gennaio vuoto
Giugno. Sdrucciola
Il cipresso sta
Il fico verde
Il filo rosso
Il giorno perde
Il tuffo svela
Il tuo profumo
La foglia secca
La mia fortuna:
Lapislazzuli
La codarossa
La luce scende.
La serpe menta
La terraferma
La vita sembra
Le immagini
Lento, quasi un
L’erba fiorita
Lo sguardo sale
Luna immonda
Me gusta verte
Me voy - deciste –
Mille e una
Nebbia di giorno.
Nel cielo cieco
Non hai bocca né
Non mi ascolti
Non sa il fiore
Notte d'agosto
Notte di luglio
Notturno. Grida
Nullu mbiscatu
Ottobre sviene
Passi di notte
Pazza di sole
Per annegare
Piena di sassi
Pieno di notti
Plana lo storno
Prima matina
Que bueno sería
Ridono le zie
Rosa segreti
Sa già di fiori
Scoperta vuota
Solo nel verso
Sopra le ciglia
Sopra le righe
Strada rosata
Sui tram la sera
Sull'Aspromonte
Sul mare nero
Taglia la corda
Toda la vida
Tu a morte io
Tu precipite-
Ubriaco di blu
Un mare muto
Un'ombra ruota
Un riccio storto
Un uomo rema
Vale la pena
Verrai? - mi chiedi.
Vienimi morte
Vivo contigo
Vivo sicuro
Amori brevi
Anche mozzato
Come speranze
Di sera muta
Il vecchio Sole
Salta in aria
Sul davanzale
Macchie sul dorso
Ed ecco verso noi venir la vita
George è il grande benefattore
Lavorando a una poesia sul fico
Batuffolo scoiattolo zigzagante
Ci incontriamo infine
Gli anni pesanti
La vita è passata meravigliandomi
Mi dicono le figlie che New Haven
Non posso dirti di una Vienna mia
Salgono rotolandosi nei venti
Specchiando un oblò sospeso nella notte
Sembra il poeta
Stringo in mano ogni giorno
La tavola accanto
Ionica
È finita
Al centro del centro di New Haven
La
Mi dici
Non il Caso Signore del Mondo
Una
A chi mai non so dire ma non a me
A nessuno dei due dispiace di morire
Ci siamo a lungo interrogati sul tuo nome
Non sembra esattamente addormentato
Verso la fine non poteva
Da quali occhi e quali bocche era I am a slow but fast man.
Le pere peripatetiche pericolatorine
Guttuso, hai vissuto
Ieri brigava la signorina
Abbandonato in un’automobile sospesa
Chi siamo non si sa.
Inanimata secca come le fiumare
In questa vita ho vissuto
Lascia cadere il seme, fiore secco.
L’inconscio caotico sonnecchia inquieto
Non uso lo specchio
Quando la polvere delle battaglie
Stanotte uccidevo e rubavo in bianco e nero
Ricapitoliamo,
Uomini novecentenari intenti
Come pallidi fiori ingannati da un fiato
Conficcato al fianco d’una collina artificiale
Difficile capire e sopra tutto dire
Il vecchio è piccolo e fa ciao
Le due ragazze che hanno strozzato
Non so quando sia sfinito prima di finire
Sui prati della Yale University punteggiati
Bocca rossa
La muchacha de Santiago tiene el seno elevado
Lui la faccia risucchiata dalla terra
Mi allungherò al tuo fianco
Trapassandola intanto
Quando il cielo è tutto nero
Ho rinvenuto in un cassetto mille lire
Il tempo tramontando allunga la mia ombra.
Nel sangue arrivato fino a me
Questo autunno non so
Todavía titubeo
Non vedo l’ora di tornare a casa
Da qui, da dentro la città
Eccoli!
Vivo
Nuvola bianca spuma d’allegri temporali
Palpebre di mandorla di maggio
Tu la canna più alta del canneto
|