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Prima di cominciare. 1995
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LA BANDA DEI CUPIDI


Sceneggiatura per un film di Pasquale Misuraca

con la collaborazione di

Nefeli Misuraca, Alexandra Zambà, Gigino Pellegrini, Marco Perez


Roma - Limassol 1994-1995

 

*


Sul fondo sonoro della sala d'attesa dell'aeroporto di Atene, assolvono e dissolvono, in nero su bianco, i titoli di testa del film.


Scena I

AEROPORTO DI ATENE. SALA D'ATTESA.

INTERNO POMERIGGIO.

La sala d’attesa dell’aeroporto di Atene come zona di confine, di passaggio, terra di nessuno. Una struttura architettonica moderna eppure a suo modo primitiva. Rumori di macchine, voci di altoparlanti, brusii. Quasi non si vede il cielo. Passeggeri isolati o a gruppi affluiscono e rifluiscono in continuazione.

1. Totale dall’alto della sala d’attesa. Stringiamo fino a inquadrare, tra la folla brulicante,

2. un BAMBINO RICCIUTO, di spalle, seduto a terra con un piccolo arco e le frecce. Si guarda intorno e vede

3. una COPPIA DI INDIANI che si fanno strada spaesati tra i filari di sedie, cercando un posto. Lui è vestito all’occidentale, ma porta un turbante; lei è vestita secondo la tradizione e tiene in braccio una bimba. La famigliola passa accanto a

4. due RAGAZZE SVEDESI appoggiate a un pilastro. Chiacchierano e fumano, accanto ai loro zaini. Il loro sguardo segue

5. un BIMBO che corre tra la folla. Passa vicino a una porta automatica e questa si spalanca di colpo. Impaurito, il BIMBO schizza via come una lepre, andando a sbattere contro un ADDETTO ALLE PULIZIE. Si spaventa ancora di più e scappa in un altra direzione.

6. L’ADDETTO sta raccogliendo carte da terra. Trova un giornale, gli lancia un’occhiata distratta, fa per gettarlo, poi si sofferma e, chinandosi, inizia a leggerlo. Un GRUPPO DI GIAPPONESI in fila indiana, tutti con un identico cappellino, gli passa davanti.

7. Il trenino dei giapponesi traversa a zig zag una parte della sala d’aspetto. In lontananza cresce il pianto di un bimbo. Passano ora davanti ad una DONNA assorta nella lettura di un libro in greco. Il sedile accanto al suo è vuoto.

8. Noi restiamo con questa DONNA che legge. Il pianto ora è più forte. Lei alza gli occhi per capire cosa succede e vede più in là

9. il BIMBO: evidentemente si è perso e chiama la mamma. Si avvicina a lui una hostess. Lo convince a darle la mano e lo porta al banco informazioni. Lo affida ad una collega, prende un microfono e, in greco e in inglese, annuncia che il bimbo Michael si trova al banco informazioni.

10. Un uomo ed una donna ascoltano l’annuncio. Lei si alza di scatto guardandosi intorno; l’UOMO la osserva mentre corre verso il banco informazioni dove, appena arrivata, abbraccia il BIMBO in lacrime.

11. L’UOMO (avrà quarant’anni, è vestito con sobria eleganza, al modo di un colto borghese europeo), osservata la scenetta, si alza e si dirige verso il bar, in fondo alla sala.

12. Si dispone in fila davanti al bancone. Dà una occhiata alle offerte del bar poi si guarda intorno, attratto da voci che parlano la lingua greca. Infine i suoi occhi si posa sulla DONNA che lo precede immediatamente nella fila, sempre immersa nella lettura. La osserva:

13. indossa una giacca leggera, i pantaloni ed un cappello di paglia a tesa larga. C’è qualcosa in lei (avrà trenta-trentacinque anni) che trattiene il suo sguardo. Sentendosi osservata, si volta e ricambia a lungo lo sguardo dell’UOMO.Quando lui volge lo sguardo altrove lei, come ricordandosi qualcosa, cerca e trova

14. un manifesto pubblicitario dell’isola di Cipro. Riproduce una statua di Zeus che in qualche modo somiglia a quell’UOMO. Accanto al manifesto ritroviamo il BIMBO e la sua mamma che giocano con la porta automatica, facendola aprire e richiudere in continuazione.

Sentiamo un annuncio dell’altoparlante e una voce fuori campo di donna preoccupata

Cairo? Has the flight to Cairo left?

15. E’ una ANZIANA TURISTA che precede la DONNA e la distrae dalla lettura ripetendole la domanda.

ANZIANA TURISTA: Oh, my goodness! Did you hear? Has the flight to Cairo left? Did it say so?

La DONNA, disorientata, ancora con la testa fra le righe del suo libro, si rivolge all’UOMO come per chiedergli aiuto.

16. L’UOMO: (rispondendo in qualche modo a entrambe)Never mind, a flight from Cairo has just been arrived.

17. VECCHIA TURISTA: (rivolgendosi a entrambi con un sospiro di sollievo) Oh, boy!... thank you, thank you so much for your kindness.

e addentando il sandwich appena acquistato cede loro il posto al banco delle ordinazioni.

18. La DONNA rimane per qualche istante incerta davanti alle diverse offerte.

Il BARISTA, che ha seguito la scenetta precedente, li scambia per una coppia.

BARISTA: (rivolgendosi a entrambi) What would you like?

19. Lei, accorgendosi dell’equivoco in cui è caduto il BARISTA, lancia una occhiata divertita all’UOMO.

20. UOMO: (stando al gioco, entrando nel personaggio del marito) Why not a honey-yogurt? We are in Greece, after all.

DONNA: (parodiando una mogliettina) If you say so, darling...

Il BARISTA le porge lo yogurt

(Tornando seria e rivolgendosi al BARISTA) How much is it?

BARISTA: (sorpreso: era sicuro che stessero insieme) One dollar ten...

21. La DONNA paga e, allontanandosi, scambia con

22. l’UOMO un cenno d’intesa: il gioco è finito.

Mentre sta per ordinare, l’UOMO è distratto dall’altoparlante che annuncia la partenza del volo per Larnaka. Lancia uno sguardo

23. al tabellone elettronico, sul quale lampeggia il volo per Larnaka

24. e si allontana rapidamente dal bancone cercando con lo sguardo la DONNA.

25. La trova, lontana, ad un cancello d’imbarco.

26. Ed ecco, il BAMBINO RICCIUTO incocca una freccia e la scaglia verso la DONNA che sta uscendo.

27. La freccia va ad attacarsi sullo stipite della porta.


Scena II

AEREO IN VOLO DA ATENE A LARNAKA.

INTERNO POMERIGGIO \SIMBOLO SYMBOL \f "Symbol" \s 16 SERA

28. Come visto dall’aereo, il decollo. Rapida carrellata: la pista e le case ai margini dell’aeroporto, sempre più veloce finché l’aereo lascia la terra e sorvola il mare.

29. L’UOMO, seduto accanto ad una ANZIANA SIGNORA, osserva

30. la DONNA, seduta più avanti sulla fila opposta. Legge il suo libro e mangia il suo yogurt come se al mondo non ci fosse niente altro.

31. L’ANZIANA SIGNORA (molto curata, con un’aureola di capelli di un indefinibile grigio-azzurro) attacca bottone:

ANZIANA SIGNORA: Eh... gli aerei sono ormai come degli autobus... Non trova?

L’UOMO annuisce, rimanendo in silenzio.

Sempre pieni, sempre più pieni... Non ha anche lei l’impressione che i sedili si restringano con il passare degli anni... ? (si interrompe improvvisamente: il simpatico vicino di viaggio potrebbe interpretare a modo suo il “restringimento” dei sedili...) Ehm... E poi, questi ragazzi e queste ragazze! Ma ha visto? Fumano che sembrano ciminiere; soprattutto le ragazze, eh! Non trova? (interrompendosi di nuovo, alla ricerca di una domanda diretta che costringa il vicino a parlare) Lei è cipriota, non è vero?

32. UOMO: Sì, sono cipriota

33. ANZIANA SIGNORA: Ah! L’avevo capito subito, certo. Sa, viaggio spesso e poi noi donne abbiamo un sesto senso in queste cose. (come rispondendo ad una domanda del vicino) Sì, vado spesso a Londra. E' stato a Londra? Ahhh... Londra! Konstandinos... sì, mio nipote studia lì... anzi-non mi sono ancora abituata- studiava: si è laureato Martedì, in informatica... Un nipote laureato! Sono proprio una vecchia signora (aggiustandosi con civetteria i capelli)

34. L’UOMO resiste al fiume di parole. Accenna solo un sorrisetto di circostanza, restando però ostinatamente in silenzio.

35. ANZIANA SIGNORA: (tornando alla carica) Lei si occupa di... No, no, mi lasci indovinare... Giornalista? No, aspetti... non sarà per caso un attore... somiglia tanto /

36. UOMO: (Interrompendola) Sono un medico, signora.

37. ANZIANA SIGNORA: Ah davvero? Ma lo sa che Konstandinos prima voleva fare il medico? (alzando gli occhi al cielo) Quanto mi sarebbe piaciuto! Ma sa come sono questi giovani/

38. Per fortuna sopraggiungono le hostess con i carrelli della cena.

39. L’ANZIANA SIGNORA rivolge tutto il suo interesse al vassoio in arrivo. L’UOMO fa per rifiutare, ma l’ANZIANA SIGNORA, accorgendosene:

ANZIANA SIGNORA: Ohhh! Non mi farà mica mangiare da sola! Sù, lo prenda, mi faccia compagnia... (e, rivolta alla hostess) Da brava, lo serva!

40. L’UOMO, che non vuole arrivare a contraddirla, né rimanere intrappolato in una conversazione, si lascia servire. L’ANZIANA SIGNORA intanto scarta il suo pasto, accompagnando l’operazione con gridolini di eccitazione.

ANZIANA SIGNORA: Oh! Ma guarda! Nooo... Una nuova vaschetta!

Lo sguardo dell’UOMO vaga disperato e va a posarsi

41. sulla DONNA che lo sta già osservando. Con un sorriso soddisfatto, solleva il vasetto di yogurt e miele vuoto, come fosse un trofeo.

ANZIANA SIGNORA (V.F.C.): Posso?

42. L’ANZIANA SIGNORA ha allungato le mani sul vassoio dell’UOMO, che la guarda perplesso, cercando di capire le intenzioni dell’infernale vecchietta.

ANZIANA SIGNORA: No... Cos’ha capito? Non è per me... voglio dire per la cena... E’ che, sa... le mie amiche... ehm... insomma (avvicinandosi a lui, abbassando il tono della voce con aria complice) Sto facendo il servizio a tutte le mie amiche, ecco! Lei non trova deliziose queste vaschette?

UOMO: Le vaschette? (con un sorriso benevolo) Ah certo... Prego, prego.

Lei, allora, svuota le vaschette, le infila rapida nella propria borsa e poi, sotto lo sguardo divertito di lui, reclina lo schienale e si dispone per riposare.

ANZIANA SIGNORA: Non le dispiace, vero, se smettiamo di chiacchierare un po’?

Lui le risponde con un sorriso d’assenso e rivolge il suo sguardo alla

43. DONNA che guarda attraverso l’oblò la distesa del mare che imbrunisce.

44. Anche l’UOMO rivolge il suo sguardo al

45. mare che corre sotto l’aereo. Si è fatta sera. L’aereo comincia a scendere sull’isola di Cipro puntinata di luci come un presepe.


Scena III

AEROPORTO DI LARNAKA. INTERNO NOTTE.

46. Dalla massa confusa dei passeggeri in arrivo si forma la fila disciplinata al controllo passaporti.

47. L’UOMO fa in modo di stare proprio dietro alla DONNA, come sempre assorta nella lettura.

48. Sbircia le pagine del suo maledetto libro e scopre che è in lingua greca: poesie di Seferis. La DONNA sente la sua presenza e si volta.

DONNA (con un sorriso)

Thank you for the yogurt. It was excellent.

49 UOMO Sono un grande esperto di yogurt.

DONNA (sorpresa, perché lo aveva scambiato per un inglese)Ah!... E non si concede mai un tramezzino? O non mangia altro?

UOMO.Non arrivo a questo punto; evito i tramezzini, quando posso.

50. DONNA.Io li adoro.

51. Sono arrivati nel frattempo al posto di controllo. Superato questo, si avvicina loro un SOLDATO.

SOLDATO.Signori, seguitemi per favore. Per ragioni di sicurezza dobbiamo sottoporre tutti i passeggeri ad un controllo speciale.

Il soldato li precede fino alla linea dei metal-detector. Lei supera il controllo; lui no: squilla l’allarme. Torna indietro, si svuota le tasche, riprova. L’allarme squilla ancora. Si toglie la giacca, ripassa: non c’è niente da fare.

52. Si avvicinano a lui altri due soldati. Lui con un moto di impazienza per le lungaggini che lo aspettano, rivolge lo sguardo a lei che lo attendeva dall’altra parte.

53.DONNA. Parli o la tortureranno con i tramezzini! Devo andare...

54.UOMO. Come si chiama?

55.DONNA. Eleni.

56.UOMO. Yorgos.

57. Lei si volta per andarsene.

YORGOS (V.F.C.) Eleni...

58.YORGOS Ricordati di non andare a Platres.

59.ELENI. (inclinando il capo, con negli occhi una allegra domanda retorica) A Platres? E perché?

60.YORGOS Ma come, non ricordi l'ELENI di Seferis? “A Platres non ti fanno dormire gli usignoli.”

61. Con gli occhi di YORGOS vediamo ELENI che sorridendo si allontana, ma prima di uscire dalla zona della dogana si volta, e vede

62 allontanarsi sempre più YORGOS sorvegliato a vista dai soldati. Usciamo con ELENI dall’aeroporto e ci troviamo nel piazzale dei taxi sotto la volta del cielo stellato.


Scena IV

IN VIAGGIO SUL TAXI DA LARNAKA A LIMASSOL.

ESTERNO/INTERNO NOTTE.

63 . ELENI che guarda il cielo e si infila in un taxi.

64.TAXISTA (un uomo scorbutico, di una certa età, dandole un'occhiata dallo specchietto retrovisore) Dove andiamo?

65.ELENI A Limassol

Si dispone a viaggiare osservando il paesaggio.

66. La moschea di Larnaka che si allontana sotto le stelle.

67. Di nuovo ELENI

68. Il mare sbiancato come un metallo dalla luce della luna.

69. Ancora ELENI, che s'appoggia allo schienale e guarda davanti a sé :

70. il TAXISTA di spalle e dal lunotto anteriore il tratto rettilineo dell’autostrada, con i fari delle auto che avanzano nella direzione opposta. Senza dir nulla il TAXISTA accende la radio. Canzonette.

71. ELENI, che sorride fra sè, assalita da un ricordo piacevole.

72. Ed ecco le sagome rotanti dei grandi alberghi a torre sul mare, ad est di Limassol, che annunciano la città.

TAXISTA (V.F.C.) Dove la porto allora?

ELENI (V.F.C.) Via Alexandrou ventiquattro.

TAXISTA (V.F.C.) Via Alexandrou? E dove sta?

73.ELENI (sorpresa) Dove sta? Non ne ho idea ... Non ha lo stradario?

74. Il TAXISTA borbotta qualcosa fra sè e prosegue.

75. Entrano in città: una grande strada, un'altra, un'altra ancora.

76. ELENI che guarda fuori e vede

77. lungo i marciapiedi che girano intorno al taxi filari di aranci e limoni carichi di frutta. Risplendono alla luce dei lampioni come alberi di natale carichi di addobbi.

78. Una piazza tonda, poi una strada ancora una piazza . Ma il taxista, che borbotta ad ogni svolta, sembra ormai procedere alla cieca.

79.ELENI Senta ... ma non si può orientare con lo stradario.?

TAXISTA (V.F.C.) Non ce l’ho lo stradario. Non ce l'ho lo stradario! Ma a cosa è vicina questa via Alexandrou?

ELENI A cosa è vicina? Non ha lo stradario? E come arriviamo a via Alexandrou?

80. Il Taxista afferra brontolando il microfono del radiotelefono

TAXISTA Centrale, ci siete?Ci siete? Devo andare a via Alexandrou ...(e dopo una impaziente pausa inframezzata da malcelati brontolii) Allora mi rispondete? Centrale, ci siete?

Dà una occhiata all’orologio e, parlando più a se stesso che ad ELENI, sbotta.

TAXISTA E certo! A quest’ora sono a cena ... E a me m'hanno lasciato qui che non so dove sbattere la testa ... (cambiando tono, e assumendo quello di chi gioca l'ultima carta) E va bene...

Si sintonizza su un altro canale radio.

Computer, mi senti? Computer? Sono Sofoclis di Pafos. Ci sei?

Non passano molti secondi

COMPUTER (dalla radio) Che ti succede Sofoclis? Hai perso la strada di casa?

TAXISTA Ah, meno male, ...Computer, dammi una mano. Vado a Via Alexandrou.

COMPUTER (dalla radio) Va bene. Dove sei?

TAXISTA Sulla strada del municipio verso fuori.

COMPUTER (dalla radio) Allora, quando arrivi alla piazza - non l'hai superata la piazza, no? - dopo la piazza prendi a sinistra.

81.Come vista dagli occhi di ELENI che segue incuriosita la scena, la piazza, poi la strada

TAXISTA Ora che faccio?

COMPUTER (dalla radio) Adesso vai avanti ancora un po' ... ecco, trovi a sinistra il bar di Achille, ha un insegna verde, la vedi?

TAXISTA Sì...

COMPUTER (dalla radio) Dopo l'insegna, a destra ... Vai avanti ...Stai attento a non girare a sinitra al bivio/

TAXISTA (che aveva svoltato a sinistra, frena, torna all'imbocco del bivio e prosegue; dopo qualche secondo) Sono arrivato sotto la rocca, Computer ...

COMPUTER (dalla radio) No. Sei andato troppo avanti. E' la strada prima, a destra, dove c'è un cartello, lo vedi?

TAXISTA Sì, lo vedo. Grazie. Stammi bene, Computer.

COMPUTER (dalla radio) Niente, Sofoclis. Salutami Charalambos quando lo vedi .

81. Il taxi si ferma ed ELENI rimette finalmente i piedi a terra.


Scena V

LIMASSOL. SALOTTO DELLA CASA DI ELEONORA.

INTERNO NOTTE.

82. Si apre una porta e sulla soglia appare una GIOVANE DONNA.

GIOVANE DONNA Eleni! Eccoti, finalmente. Cominciavo a preocuparmi.

83.ELENI Mi stavo perdendo, Eleonora, e mi ha salvata Computer.

84. ELEONORA (invitandola ad entrare) Vieni, vieni... conosci già Computer?

ELENI Lo conosci anche tu?

ELEONORA Ma come... Computer è un'istituzione!

ELENI Ah, si? Allora... viaggiano tutti così!

ELEONORA Così come?

ELENI Senza lo stradario!

ELEONORA Sei arrivata, no? Qui si arri. Sarai stanca?

87. ELENI

No...

Eleni va a calzare il cappello di paglia che ha in mano alla testa di un cane[1] di terracotta a grandezza naturale, seguendo il suo movimento scopriamo il bel salotto borghese di ELEONORA. Eleni si avvicina al grande divano del salotto.

Però voglio godermi questo divano

Si siede sul divano togliendosi le scarpe ed allungando le gambe sui cuscini.

88. ELENORA

(sedendosi vicino) Stai proprio bene, sai.

ELENI

Sì, questo viaggio mi ha messo addosso una certa eccitazione.

ELEONORA

E tuo padre?

ELENI

Bene, lui sta sempre bene. E tu? Come vanno i tuoi amori?

ELEONORA

Vanno, vengono... mi distraggono[2]... ma tu? Avrai fame?

89. ELENI

Mmm... No... Mi hanno offerto un ottimo yogurt con il miele.

90. ELEONORA

Offerto? E dove?

91. ELENI

Al bar dell’aeroporto, mentre aspettavo. Pensa che... (subito interrompendosi)

Lo sguardo di ELENI è attratto da

92. un vestito disteso su di una poltrona.

Che bello!

93. ELEONORA guarda ELENI, sorpresa.


Scena VI

CAMERA DA LETTO E BAGNO DI ELENI NELLA CASA DI ELEONORA.

INTERNO. NOTTE

94. ELENI con aria di rimprovero guarda

95. ELENI che fa le boccacce.

96. ELENI risponde guardandola con sufficenza.

97. ELENI risponde con un sorriso ed è interrotta da[3]

ELEONORA (V.F.C.)

Hai trovato il dentifricio?

98. Ritroviamo le due ELENI (ELENI che si specchia), che smettono di giocare.

ELENI

Sì, sì. Grazie... Buona notte.

ELEONORA (V.F.C.)

Buona notte e sogni d’oro.

ELENI esce dal bagno, è in vestaglia e va ad infilarsi nel letto. Spegne la luce.

99. Dal buio vediamo formarsi l’immagine del volto di ELENI. Chiude gli occhi.


Scena VII

ATENE. PRATO AI PIEDI DELL’ACROPOLI. ESTERNO. GIORNO.

100. Mani di BAMBINA che raccolgono fiori di campo.

VOCE DI UOMO (F.C.)

Eleni? Eleni, dove sei?

101. ELENI BAMBINA si volta e vede

102. dal basso l’Acropoli e la figura di un UOMO che avanza controluce verso di lei.

103. ELENI BAMBINA protendendo il mazzo di fiori corre verso l’UOMO.

ELENI BAMBINA

Papà, papà.

104. In controluce il PADRE, fermo, vicino, non si muove.

105. ELENI BAMBINA e suo PADRE sono uno di fronte all’altra. Lei gli offre il mazzo di fiori lui si allontana.

106. Il PADRE lontano. ai piedi dell’acropoli.

107. ELENI BAMBINA che protende ancora il mazzo di fiori.

ELENI BAMBINA

Ma li ho raccolti per te.


Scena VII

CUCINA DELLA CASA DI ELEONORA. INTERNO. MATTINO.

108. ELEONORA, in vestaglia, offre il caffè

109. ad ELENI, anche lei in vestaglia.

110. ELEONORA

Hai dormito bene?

ELENI

Sì. Non vedo l’ora di andare agli scavi.

ELENI prende una zolletta di zucchero e la imbeve nel caffé.

ELEONORA

Cominci già oggi?

ELENI

Di pomeriggio.

ELENI succhia la zolletta di zucchero mentre parla con l’amica.

ELEONORA

Allora abbiamo la mattina tutta per noi. Andiamo a fare spese? Ho visto un paio di scarpe con i tacchi che voglio assolutamente provare.

ELENI

Non puoi resistere fino a domani?

ELEONORA

Ma più tardi devo uscire con il mio nuovo boy-friend.

ELENI

E le scarpe che c’entrano?

ELEONORA

Sai l’ho appena conosciuto...

ELENI

E Allora?

ELEONORA

Aspetta.

ELEONORA si alza

Guardami bene.

111. Si avvia verso una porta ed esce. Rientra dopo un attimo con delle scarpe più alte, si tira la vestaglia sopra il ginocchio, si strizza la vita. Attraversa la stanza sotto gli occhi di ELENI. Si volta.

Eh?

112. ELENI

... Domani vengo anch’io in questo negozio, ma stamattina portami al museo.

ELEONORA

E va bene, vestiamoci.

Si alza e va in un altra stanza.

ELENI si alza anche lei e passa in salotto.

113. Si avvicina alla porta della sua stanza accanto alla quale ci sono due cani di guardia identici, uno con ancora il suo cappello in testa. Lei lo prende ed esce. Il secondo cane la segue.


Scena VIII

MUSEO ARCHEOLOGICO. INTERNO. GIORNO.

114. Camminiamo dentro le sale di scultura antica del museo e con gli occhi di ELENI vediamo dapprima l’infilata delle sale e poi ELEONORA che le cammina a fianco, guardandosi distrattamente attorno.

ELEONORA

Ma non mi hai detto nulla di quell’uomo affascinante che è tuo padre. Sta lavorando a nuovo film

115. ELENI

(continuando a cammira ed osservando le statue) Certo è sempre in gran forma...

Vediamo ELENI, che ha indosso il vestito dell’amica notato la sera prima sulla poltrona, camminare lungo la sala con ELEONORA.

Sì lavora; ma, sai, all’inizio non gli piace raccontare la storia che sta inventando... Stanotte l’ho sognato...

Da questo punto noi vediamo con gli occhi di ELENI, che vede venirle incontro le figure scultoree a tutto tondo disposte al centro e ai lati delle sale che percorrono. E prima fra queste la statua dello Zeus pubblicizzata del manifesto dell’aeroporto di Atene.

ELEONORA

Sei così legata a tuo padre...

ELENI

Era un sogno strano... gli offrivo dei fiori e lui si allontanava...

Avanza l’ultima statua incontro ad ELENI: un vecchio barbuto.


Scena IX

LIMASSOL. MERCATO DELLA CITTÀ’ VECCHIA.

ESTERNO/INTERNO. GIORNO.

116. Un vecchio venditore accanto ai cesti delle olive che vende sul piazzale antistante al mercato. La testa di questo venditore in carne ed ossa ricorda l’ultimo volto di marmo.

117. ELENI lo osserva e poi riprende a camminare sola fra la folla variopinta e chiassosa dei venditori e dei compratori. Giusto prima di entrare nella zona coperta del mercato trova un banco di piante e fiori e nota

118. accanto ad una pianta di basilico un fascio di fiori di campo.

119. ELENI si china a raccoglierne il profumo.

120. FIORAIA

Signorina, sono belli e costano poco. Gliene do un mazzo? Questo? Quest’altro? (ha scelto due mazzi e glieli offre)

121. ELENI si allontana senza una parola, lasciando la FIORAIA con i fiori in mano.

122. Entra nel mercato. File di bancarelle di pesce, di carne, verdura, frutta: colori, voci.

123. A un certo punto si avvicina ad un bancone di frutta. Cerca il venditore e si trova davanti un venditore che ricorda molto una delle statue viste nel museo.

124. Torna l’immagine della statua.

125. ELENI guarda incantata il venditore.

126. GIOVANE VENDITORE

Vuole delle mele? Gliele scelgo io? Ecco guardi. Mi dica quando basta. Ma guardi le mie mani, non guardi me.

127. ELENI, come ritornando in sé, gli regala un sorriso, mentre intravvediamo YORGOS entrare dall’altra parte del mercato e avanzare verso di noi. Mentre YORGOS si avvicina e ELENI paga il venditore.

128. Un BAMBINO RICCIUTO con arco e frecce, trascinato dalla madre si libera per un momento dalla stretta e tira una freccia a YORGOS. Questa lo manca e va ad attaccarsi su un melone.

129. ELENI si allontana senza vedere YORGOS che cammina disorientato come chi torna negli stessi luoghi dopo molto tempo e trova tutto diverso, tutto cambiato.

130. Intorno a sé vede: banchi con i giocattoli di plastica, caramelle di gomma, un bancone con una vecchia venditrice che indossa una maglietta fosforescente, il bancone dei surgelati. Ad un banco del pesce

PESCIVENDOLO

E’ frescooo! Pescato stamattina! Lo vuoi? (porgendogli una manciata di triglie)

131. YORGOS guardandolo trasale. cosa vedono i suoi occhi?


Scena X

LIMASSOL. STRADA DI PERIFERIA. ESTERNO. GIORNO.

132. Un RAGAZZINO nel quale si riconosce il venditore da ragazzino che tende un pallone a braccia tese.

RAGAZZINO

Tieni Yorgos portalo tu.


Scena XI

LIMASSOL. MERCATO DELLA CITTÀ’ VECCHIA.

INTERNO/ESTERNO. GIORNO.

133. PESCIVENDOLO

Ti dico che è fresco!

134. YORGOS

Lakis! Sono io!

135. LAKIS

Io chi? (restando un attimo incerto) YORGOS!

LAKIS getta le triglie sul bancone e lo abbraccia, stando a non toccarlo con le mani per non sporcarlo. Yorgos si libera dell’abbraccio e gli stringe la mano.

YORGOS

Lakis come stai.

LAKIS

Da dove salti fuori. Dove ti sei cacciato, compare.

YORGOS

In Italia.

LAKIS

E quanti anni sono passati? ... Venti?

YORGOS

Sì, venti. E’ dalla guerra che sto lì.

LAKIS

E che fai?

YORGOS

Il medico. Pensa, faccio il medico!

LAKIS

(mostrando il grembiule sporco di sangue) Anch’io faccio il medico. Il chirurgo!

Ridono.

Sei venuto per restare?

YORGOS

No... solo una vacanza.

136. LAKIS

Aspetta. (rivolgendosi ad un ragazzo che lavora al banco di fianco al suo) Costì, mi dai un occhiata al banco?

137. COSTI’

Tu me le presti le scarpe per Domenica?

138. LAKIS

Va bene te le presto. Ma tu... (gli fa cenno di avvicinarsi e quando COSTI’ con tre salti gli è a fianco, a voce bassa, mettendogli una mano sulla spalla e gettando un’occhiata intorno) ... se ti chiedono le alici, tu consiglia e passa le triglie che sono fresche, capito? (con una strizzatina d’occhi)

COSTI

(restituendogli la strizzatina d’occhio) Vai tranquillo.

139. LAKIS

(rivolto a YORGOS) Vieni con me che ti ripago della sorpresa.

Lakis e Yorgos escono dal mercato, mentre dietro di loro risuona allegra la voce del ragazzo.

COSTI’ (V.F.C.)

Triglie vive! Triglie fresche! Triglie quadriglie!

Faticando a seguirlo YORGOS segue LAKIS che esce dal mercato e traversa il piazzale infilandosi in un negozio di ferraglie.


Scena XII

NEGOZIO DI FERRAGLIE. INTERNO. GIORNO.

140. LAKIS entrando saluta il vecchio commerciante che sta seduto all’ingresso del negozio stracolmo di ferraglie.

LAKIS

Salve.

YORGOS

(salutando anche lui il vecchio) Salve.

Il vecchio risponde ad entrambi solo con un gesto del capo.

141. LAKIS traversa il negozio da parte a parte, tamburellando su pentole e padelle che rivestono completamente le pareti.

142. Passano nel retro bottega e salgono una stretta scala a chiocciola.


Scena XIII

STUDIO DI REGISTRAZIONE. INRTERNO. GIORNO.

143. LAKIS e YORGOS sbucano in un piccolo atrio.

YORGOS

Ma dove mi hai portato?

LAKIS

Shhh!

Facendo cenno a YORGOS di seguirlo LAKIS apre una porta imbottita.

In fondo ad una sala invasa da una ragnatela di cavi e cavetti tra sintetizzatori e vecchi elettrodomestici anni Cinquanta, di spalle, seduto a una rudimentale console di registrazione un uomo grasso con i capelli lunghi con la cuffia sulle orecchie.

144. YORGOS con uno sguardo interrogativo segue LAKIS che attraversa alla stanza, si avvicina, gli solleva la cuffia da un lato.

LAKIS

Guarda chi c’è.

145. Questi sobbalza e si gira di scatto. Dà una occhiata a LAKIS ed a YORGOS, dietro di lui.

UOMO

(A LAKIS, indicando YORGOS) Chi è?

LAKIS

Spegnila un attimo compare! Ti ho portato un amico.

L’UOMO si sporge ad osservare meglio YORGOS. Di colpo lo riconosce, si strappa la cuffia e corre ad abbracciarlo.

146. YORGOS, finalmente, dall’odore più che dall’aspetto riconosce MATTEO.

MATTEO

(scuotendo l’amico ritrovato) Yorgos! Dove ti sei cacciato tutti questi anni? (senza aspettare risposta) Noi siamo rimasti qui, a controllare la situazione... Sei tornato a darci una mano?

YORGOS

No, a controllare quello che state facendo.

147. MATTEO

Cosa stiamo facendo, qui? Stiamo sciupando la nostra vita.

YORGOS

Io la mia l’ho sciupata da un’altra parte, Matteo.

LAKIS

Non te la sei mica sciupata male in Italia.

YORGOS

(indicando Matteo) Nemmeno lui mi sembra troppo sciupato.

MATTEO

In Italia? Lì sì che vale la pena vivere. Lì sì che se ne intendono di musica. Guarda dove mi tocca lavorare. Bouzuki! Bouziki e suglakia. Solo questo. Tutte le mattine e tutte le sere che Dio manda in terra. Maledetto Buzuki, maledetta suglakia.

148. LAKIS

Calma, compare! Magari a Yorgos piace ancora il bouzuki.

149. MATTEO

(a LAKIS) Che ne sai tu che sei rimasto sempre qui, chiuso dentro il mercato, che vai sempre a sentire la musica di Lollos. (rivolgendosi a YORGOS) Qui non la vogliono sentire nemmeno la mia musica, Yorgos! Aspetta, senti... senti qui.

MATTEO corre alla console, stacca la cuffia e la musica invade la sala, un assordante accozaglia come di cristalli, no di campane e campanelle che lascia YORGOS senza parole.

MATTEO ferma la musica, si siede alla tastiera.

MATTEO

E sai cosa vogliono qui? Sai cosa mi chiedono?

Suona alla tastiera una melodia tradizionale, parodiandola grottescamente con il canto. LAKIS va ad interromperlo.

150. LAKIS

Non parti subito! Questa sera cosa fai?

YORGOS resta esitante.

Andiamo da Lollos. E’ qui vicino. Ti ricordi di Lollos?

151. MATTEO

No! Lollos No.

152. YORGOS

Lollos? E chi si dimentica sua madre lo rincorreva per tutto il quartiere con quella sua chitarra.

153. LAKIS

(a MATTEO) Ma andiamo a berci qualcosa... Dai, Matteo.

154. MATTEO

E va bene. Ma lo faccio solo per lui. (indicando Yorgos)


Scena XIV

LIMASSOL.MERCATO DELLA CITTA’ VECCHIA.

ESTERNO. GIORNO.

155. YORGOS solo nel piazzale guarda di lontano

156. LAKIS che rientra nel mercato e scherza con COSTI.

157. YORGOS si volta e cammina e passa davanti al banco della FIORAIA.

158. Nota la pianta di basilico posta accanto ai fiori di campo. Si avvicina, stacca una foglia di basilico, la stropiccia e la annusa. Esplode il ricordo:


Scena XV

LIMASSOL. CORTILE DI UNA CASA TRADIZIONALE.

ESTERNO. GIORNO.

159. Un vaso di basilico come vista da un bambino che la porta scendendo una scala. Il vasoscivola dalle sue mani e va a frantumarsi ai piedi della scala.

160. Il bambino, YORGOS BAMBINO, immobile, terrorizzato, non si decide a scendere o a fuggire.

161. Compare un uomo corpulento sui quarant’anni, urlando.

PADRE DI YORGOS

Ma che hai le mani di ricotta? Vieni giù. Vieni giù!

162. YORGOS BAMBINO scende la scala coprendosi con il braccio il volto e si trova piccolo davanti al PADRE grande. Il padre afferra la pianta e la strofina ripetutamente sul muso del BAMBINO.

163. YORGOS BAMBINO con il viso sporco di terra e di basilico si guarda intorno cercando la MADRE e la trova in piedi sulla soglia della cucina.

164. La madre, giovane, fragile, muove un passo verso il figlio.

165. PADRE DI YORGOS

Tu non ti muovere! Non lo toccare. Non lo toccare!

166. La MADRE pallida.

167. Il PADRE paonazzo.

FIORAIA (V.F.C.)

Visto che bel basilico? Se lo lascia in casa, può star tranquillo che le zanzare non entrano.


Scena XVI

LIMASSOL. MERCATO DELLA CITTA’ VECCHIA.

ESTERNO. GIORNO.

168. FIORAIA

E allora?

169. YORGOS

Grazie... Non mi pungono le zanzare; non ho il sangue dolce.

170. YORGOS fa qualche passo, vede un taxi. Lo ferma e sale.

171. TAXISTA

Dove ti porto?

172. YORGOS

Al cimitero.

173. Il taxi si avvia.


Scena XVII

LIMASSOL. DAL MERCATO AL CIMITERO.

ESTERNO. GIORNO.

174. YORGOS osserva viaggiando

175. i vicoli intorno al mercato della città vecchia, donne che si affretta con la spesa, commercianti che abbassano le saracinesche, gruppetti di ragazzi e ragazze con le loro divise bianche e blu che tornano da scuola.

176. TAXISTA

Sei di Limassol?

177. YORGOS

Sì.

178. TAXISTA

Ma vai proprio al cimitero?

179. Yorgos che sta guardando fuori non lo sente e con i suoi occhi vediamo ora

180. una fila di villini allineati lungo una strada quasi deserta che sale verso una collina.


Scena XVIII

LIMASSOL. SLARGO STERRATO ANTISTANTE IL CIMITERO.

ESTERNO. GIORNO

181. Lo slargo sterrato davanti al cimitero con ai margini un grande albero che ritaglia un poco d’ombra nel sole di mezzogiorno. Al riparo di questa è seduto un VECCHIO CIPRIOTA che ammazza il tempo giocherellando con il compoloi scaccia pensieri. Arriva il taxi e viene a fermarsi all’ombra.

182. YORGOS scende e si dirige verso l’entrata del cimitero mentre il taxista si accende una sigaretta.

183. Arriva un gruppetto di ragazzini con il pallone e cominciano subito a giocare.

184. Il VECCHIO CIPRIOTA e il TAXISTA li osservano.

185. Hanno appena sistemato le porte e fatto solo qualche tiro, quando

VOCE DI DONNA (V.F.C.)

Dimitris! Te l’ho detto mille volte di non giocare lì! Di lasciare in pace i morti.

DIMITRIS guardando sconsolato gli altri raccoglie il pallone e mogio mogio si allontana.

RAGAZZINO

Lasciaci almeno il pallone...

VOCE DI DONNA (V.F.C.)

Allora? Ci senti da quell’orecchio o vengo io?

DIMITRIS

Sto arrivando!

Gli altri ragazzini restano senza sapere cosa fare. Il portiere si siede su una delle pietre che faceva da palo. Altri due prendono a calci senza convinzione un vecchia lattina. La partitella è finita prima di cominciare.

186. Il TAXISTA a questo punto scende dalla macchina, apre il bagagliaio, tira fuori un pallone e lo lancia ai ragazzini che con un urlo di gioia riprendono a giocare.

187. Il VECCHIO CIPRIOTA, dopo aver osservato la scenetta, si rivolge al TAXISTA che si è appoggiato al suo taxi.

VECCHIO CIPRIOTA

Compare, chi hai portato?

188. TAXISTA

Non lo conosco. E’ uno che parla poco.

189. VECCHIO CIPRIOTA

E’ di Limassol?

TAXISTA

Sì, perché?

VECCHIO CIPRIOTA

Mah... mi ricorda Antonis, lo Scorreggiatore. Lo conoscevi Antonis il macellaio, che aveva il negozio a via Kristodoullou?

TAXISTA

No, sono di Yalousa.

190. VECCHIO CIPRIOTA

Ah, sei profugo. Allora non puoi conoscerlo...

191. TAXISTA

Chi era questo Antonis?

192. VECCHIO CIPRIOTA

Un tipo grosso. L’hanno ammazzato nella guerra.

TAXISTA

Questa del ‘74?

VECCHIO CIPRIOTA

Sì, questa dei turchi.

TAXISTA

Ma i turchi non sono arrivati fino a qui.

VECCHIO CIPRIOTA

No, non l’hanno ammazato i turchi.

TAXISTA

E chi allora?

VECCHIO CIPRIOTA

Non si è saputo... Con la scusa della guerra si regolano sempre vecchi conti... L’hanno ammazzato come un cane. Io l’ho visto. Gli hanno sparato in faccia. Aveva il coltello in mano... Anche la moglie hanno ammazzato, poverina; era ancora una ragazza. L’hanno trovata sotto il letto...

RAGAZZINI (V.F.C.)

GOOOOL!

193. VECCHIO CIPRIOTA

Avevano un figlio. Si è salvato solo perché era a scuola. L’ho aspettato io e me lo sono portato a casa che non vedesse il padre e la madre così...

194. YORGOS viene fuori dal cimitero e si avvicina al VECCHIO e al TAXISTA. E’ quasi arrivato, quando il pallone sfugge ai ragazzini nella sua direzione; YORGOS lo stoppa con un piede e glielo tira indietro.

VECCHIO CIPRIOTA

Sei stato a trovare tuo padre e tua madre?

La domanda lascia senza parole YORGOS.

Sei cresciuto Yorgos. Non ti ricordi?

196. YORGOS

Sei Stefano il falegname?

197. STEFANO

Si sono io.

198. YORGOS

(avvicinandosi e porgendogli la mano) Come state?

STEFANO

Come un vecchio.

199. Il TAXISTA offre una sigaretta a YORGOS che l’accetta e tira qualche boccata.

YORGOS

Di dove sei tu?

TAXISTA

Di Yalousa.

YORGOS

Come stai da questa parte?

TAXISTA

E come può stare un profugo? M’hanno rubato e m’hanno ammazzato un fratello...

YORGOS

Sì, capisco... anch’io sono come un profugo. Sono andato a vivere in Italia vent’anni fa e non sono più tornato.

200. STEFANO

Hai visto cosa è diventata Limassol? (volgendosi verso la città che si stende in basso fino al mare)

201. YORGOS

(guardando anche lui da quella parte) L’ho visto... quasi non la riconoscevo più.

202. STEFANO

Eh, figlio mio, il tempo passa...

203. YORGOS

Per me è come se i turchi fossero arrivati fino a qui... Arrivederci, Stefano.

204. STEFANO

Buona fortuna.

YORGOS dà la mano a STEFANO e sale sul taxi.

205. Il TAXISTA accende il motore. I ragazzini smettono di giocare e lo guardano. Il TAXISTA con un cenno della mano fa capire loro che glielo regala il pallone.

206. La macchina si allontana sotto lo sguardo di STEFANO e scende verso la città.


Scena XIX

LIMASSOL. STRADA DAL CIMITERO A VIA KRISTODOULOU.

ESTERNO. GIORNO.

207. TAXISTA

Dove ti lascio?

208. YORGOS

Come ti chiami?

TAXISTA

Mikis. E tu?

YORGOS

Yorgos. Dove posso mangiare un boccone?

MIKIS

Ti porto da un amico.

209. Sole a picco. Il taxi si ferma davanti a un ristorantino.

210. YORGOS si guarda intorno con un’espressione di stupore.

211. MIKIS

Che c’è? Non ti piace il posto?

212. YORGOS

No, no... è che... Va bene, grazie. Lasciami qui...

213. MIKIS

(vedendolo un pò stranito) Sei sicuro?


Scena XX

LIMASSOL. RISTORANTE DI VIA KRISTODOULOU.

ESTERNO. GIORNO.

Un piccolo ristorante, al piano terra di un moderno edificio, con i tavoli sul marciapiede sotto un tendone che li ripara dal sole. Un cliente da una parte e dall’altra il propietario che prepara degli spiedini sulla brace.

214. YORGOS scende dal taxi, paga, saluta amichevolmente MIKIS e viene verso di noi guardandosi intorno stupefatto. Si siede ad un tavolo.

215. OSTE

(chiamando a voce alta) Olga.

OLGA (V.F.C.)

Sì, arrivo.

216. OLGA, una giovane donna, esce dal ristorante e si avvicina al tavolo di YORGOS.

YORGOS

Che cosa avete?

OLGA

E’ tardi... possiamo fare una suglakia o sceftalià.

YORGOS

Sceftalià! Sì, e... un insalata.

OLGA

E da bere?

YORGOS

Un pò di vino.

OLGA

Vino?

YORGOS

Sì, vino. Vino rosso. Agrvani, se lo avete.

OLGA

Arriva subito.

217. OLGA si avvia verso la cucina.

(rivolta all’OSTE che sta cucinando) Ancora una sceftalià.

218. CLIENTE

Ancora una birra, OLGA. Per favore.

Senza farsi vedere, il CLIENTE fa un cenno sospettoso all’OSTE indicandogli

219. YORGOS che continua a guardarsi intorno sperduto.

220. L’OSTE dispone sulla brace la sceftalià e si avvicina a YORGOS

OSTE

(un pò aggressivo) Trovi qualcosa di strano nel mio locale.

YORGOS

Di strano no... E’ che qui una volta c’era la mia casa.

OSTE

La tua casa? E dove?

YORGOS

Proprio qui, dove sono seduto. Quando l’hanno buttata giù?

OSTE

Noi l’abbiamo trovato così il negozio. L’ho preso cinque anni fa. Io sono di Pafos. (rivolto al CLIENTE) Achille, tu lo sai cosa c’era qua prima?

221. CLIENTE

Mica me lo ricordo. Questo sarà dieci anni che l’hanno costruito.

222. OSTE

(amichevole) Manchi da molto tempo compare?

YORGOS

Dalla guerra. Certo che il tempo è come la guerra.

OSTE

Cioè?

YORGOS

Proprio come la guerra, no? come le bombe... Torni e non trovi più niente.

223. L’OSTE e il CLIENTE si guardano in silenzio. L’OSTE va alla griglia, prende gli sceftalià e li porta a YORGOS.

OSTE

Buon appetito.

OLGA porta l’insalata e il vino.

YORGOS comincia a mangiare, i suoi occhi cadono su

224. una fila di bottiglie su una mensola vicina al bancone lì affianco.

225. YORGOS

(rivolto all’OSTE) Senti un pò ma quelle bottiglie...

226. OSTE

Te lo ricordi questo? E’ il vino che comprano quando nasce un figlio maschio e poi se lo bevono alla salute quand’è cresciuto.

227. YORGOS

Sì, me lo ricordo. Ma si usa ancora?

228. OSTE

Qui li facciamo ancora i figli maschi. Prima o poi tocca a me.

CLIENTE

(con un sorriso complice) Intanto mettimene a me una da parte, compare.

OSTE

Ci stai provando Achille?

CLIENTE

Chi ci riesce prima, l’altro gli fa da compare?

Ridono.

229. Il CLIENTE e YORGOS lasciano il ristorante. Il Cliente se ne va fischiettando da una parte e dall’altra YORGOS che scende verso il mare, bianco dalla luce.


Scena XXI

LIMASSOL. LUNGO MARE. ESTERNO. GIORNO.

230. YORGOS arriva sul lungomare. Poco traffico a quell’ora. Gran caldo. In giro solo turisti.

231. Come visti dagli occhi di YORGOS un gruppo di turisti, poi un altro, poi un altro ancora che lasciano la spiaggia e si infilano nei vicoli e nelle strade che si innestano sul lungo mare per rifornirsi di birra, come truppe di sbarco dal mare all’assalto della città.

232. YORGOS continua a camminare senza energie e senza meta.

233. Si avvicina ora a un VECCHIO GELATAIO col triciclo, fermo all’ombra di una palma.

234. Un lampo attraversa gli occhi di YORGOS: ha riconosciuto qualcuno nel gelataio, ma non lo mostra.

235. YORGOS

(avvicinandosi) Un gelato di solo pistacchio. Ma grande, eh.

VECCHIO GELATAIO

(mostrando un cono) Così?

YORGOS

Il più grande che hai e riempilo pure dentro però eh.

236. Dando un occhiata a YORGOS, cercando di legare la sua faccia ad un immagine della sua memoria, il VECCHIO GELATAIO prepara il gelato e lo porge a YORGOS.

237. YORGOS

Quanto?

VECCHIO GELATAIO

Dieci scellini.

YORGOS

Va bene, ma mettici sopra... un velo di fragola.

VECCHIO GELATAIO

Mah... ?!

YORGOS

(pregandolo) Dai Michalis, mettimi la fragola...

MICHALIS

(aggiungendo la fragola) Ma io ti conosco...

YORGOS

Certo che mi conosci. Sei diventato ricco con i soldi che rubavo a mio padre.

MICHALIS

Ah sì? Non me n’ero accorto...

YORGOS

(pagandolo) Eh... Se restavo qui, a quest’ora avevi un castello.

238. YORGOS si allontana leccando il proprio gelato.


Scena XXII

LIMASSOL. BAR DELLA CITTÀ’ VECCHIA.

ESTERNO. GIORNO.

239. Una piazza occupata per buona parte dai tavolini di un bar sotto grandi ombrelloni. Arriva YORGOS con il suo gelato e va a sedersi ad un tavolino vuoto. Ci pochi altri clienti.

240. Da un lato due amici che bevono il caffé e fumano,

241. dall’alrtro due turiste straniere, una più anziana l’altra più giovane e grassa davanti a due birre fresche

242. e una donna, di spalle, sola.

243. YORGOS continua a leccare il suo gelato, stanco, con la testa fra le nuvole, stordito dal caldo e dall’afa.

244. Gli si avvicina un cameriere.

CAMERIERE Desidera?

YORGOS Caro mio, quello che desidero tu non me lo puoi dare.

CAMERIERE Cioè?

YORGOS Niente, niente ... Non mi serve niente.

CAMERIERE Non so se ti serve, amico, ma qualcosa io la devo servire: ci sto per questo ....

YORGOS.. Ah! La sedia completa di tavolino ...Sai che facciamo? Io non ho voglia di prendere altro... Ma posso offrire a qualcuno, no? Senti ... passa ancora di qui il vecchio Pavlos? Lo conosci, no?

CAMERIERE Come lo conosci Pavlos?

YORGOS. E' ancora vivo! Lo sapevo ...Lascia stare come lo conosco ... Allora, quando passa - io gli lascio un caffè pagato - e tu lo chiami, lo fai sedere qui e glielo offri, a nome di Yorgos, il figlio di Antonis, capito?

CAMERIERE Ho capito ... Ma ora (dando un'occhiata verso l'interno del bar) non puoi prendere qualcosa?

YORGOS capisce, si guarda intorno, adocchia le turiste, fa un cenno al cameriere.

YORGOS Aspetta un attimo.

245. Si alza si avvicina alle turiste, facendo un piccolo inchino.

246. YORGOS (in inglese) Amabili signore, mi concedete il piacere di offrirvi una birra fresca sotto il sole caldo di Cipro?

247. Le due turiste si scambiano uno sguardo e la più anziana dice

TURISTA (in inglese) Perchè no??

248. YORGOS (in inglese) Grazie.

YORGOS si avvia verso suo tavolo

YORGOS

(rivolto al CAMERIERE) La birra più fresca che hai per le signore, compare.

YORGOS, tornando al proprio tavolo passa di fronte alla donna che prima gli dava le spalle.

DONNA

(guardandolo in volto) Che fai? Litighi ancora con i camerieri?

249. YORGOS guarda la donna sorpreso.

250. DONNA

Se tu sei Yorgos, io sono Arghyrulla.

251. YORGOS

Dai... Arghyrulla!

Cambia di mano il gelato e stringe la mano di Arghyrulla.

ARGHIRULLA

Ciao.

YORGOS

Ciao. Nemmeno tu sei cambiata molto.

ARGHYRULLA

Ti sei accorto che mi sono tagliata i capelli?

YORGOS

Sai che avevo quasi deciso di abbordarti? Ma non capivo perché.

ARGHYRULLA

Il primo amore non si scorda mai.

YORGOS

( non sapendo più che dire e guardando ciò che resta del suo gelato) Ma sai chi me l’ha fatto? Michalis... Pistacchio e...

ARGHYRULLA

(suadente) Un velo di fragola? (accendendosi una sigaretta e tirando una prima boccata) Ma dove ti sei cacciato?

252. Prima che YORGOS possa rispondere, si avvicina ai due una bella RAGAZZA, sui vent’anni, che assomiglia molto ad ARGHYRULLA.

RAGAZZA

(rivolta ad ARGHYRULLA ed insieme a YORGOS) Salve.

YORGOS

Salve.

253. ARGHYRULLA

Mia figlia, Vivien. Un vecchio amico Yorgos.

254. VIVIEN

Non poi così vecchio...

255. YORGOS

Diciamo invecchiato... (guardando VIVIEN) di vent’anni...

256. VIVIEN

Com’è che non lo conosco, mamma?

ARGHYRULLA

E’ che l’ho perso di vista pure io.

VIVIEN

Non vorrete dirmi che vi siete incontrati per caso.

YORGOS

(rivolto ad ARGHYRULLA) Proprio come te... una lingua che più taglia che cuce.

257. ARGHYRULLA

Ti sbagli. Lei cuce meglio di me.

ARGHYRULLA si alza.

Mi dispiace, ma dobbiamo salutarti. Stiamo andando in palestra.

VIVIEN

(rivolta con complicità a YORGOS) Non è che le serva; lo fa per stare con me. Allora ciao Yorgos.

YORGOS

Ciao. Ciao Arghyrulla.

258. ARGHYRULLA

(allontanandosi) Quando ripassi da queste parti fatti sentire.

259. YORGOS guarda allontanarsi ARGHYRULLA e VIVIEN.


Scena XXIII

LIMASSOL. VIALE ALBERATO.

ESTERNO. GIORNO.

260. ARGHYRULLA RAGAZZA porge la mano a

261. YORGOS ragazzo

262. ARGHIRULLA RAGAZZA

E allora ci vediamo domani.

263. YORGOS RAGAZZO

Certo.

264. ARGHYRULLA RAGAZZA fa qualche passo indietro guardandolo.

265. YORGOS RAGAZZO fermo la guarda allontanarsi. Si sente un gran boato.

266. Lei si ferma spaventata.

267. YORGOS ragazzo la guarda immobile. Tutto intorno uno strano silenzio. Di colpo un crepitare di mitraglia. Urla e grida in lontananza. Poi un boato ancora più forte.

268. ARGHYRULLA RAGAZZA corre via guardando YORGOS.


Scena XXIV

LIMASSOL. BAR DELLA CITTÀ’ VECCHIA.

ESTERNO. GIORNO.

269. YORGOS in piedi che guarda.

270. L’angolo dove sono ormai scomparse madre e figlia. Poi abbassa gli occhi e nota sul portacenere la sigaretta appena accesa dimenticata da Arghyrulla sul posacenere.

YORGOS (V.F.C.)

Quanto ti devo?

CAMERIERE (V.F.C.)

Una lira e mezza.

YORGOS

(dopo un po’) No, no. Tieni il resto.

Dopo qualche secondo una mano femminile spegne la sigaretta.

271. Il Bar. I due amici che fumano, le due turiste che bevono.

272. ELENI seduta al tavolo di ARGHYRULLA. Indossa ancora il vestito di ELEONORA, ma in testa ha un nuovo cappellino. Si guarda intorno in attesa e nota

274. i due amici, seduti vicino che la osservano.

275. Arriva il CAMERIERE.

CAMERIERE

(rivolto ad ELENI) Desidera?

276. ELENI

Una spremuta di limone.

277. CAMERIERE

Subito. (allontanandosi)

ELENI guarda in alto e nota

278. una coppia di piccioni che tubano.

279. Poi nota le due turiste e nei suoi occhi alle due turiste si sovrappone

280. la figura di due statuine di terracotta viste al museo.

281. ELENI nota in lontananza ELEONORA che passeggia abbracciata con un GIOVANE UOMO.

282. ELENI

Eleonora.

ELEONORA non la sente.

ELENI si alza in piedi e ci accorgiamo che il vestito è stretto in vita da una cinta.

ELENI

Eleonora!

283. L’amica a questo punto la sente e si dirige verso il suo tavolo.

ELEONORA

Ciao. Che fai qui?

ELENI

Sto aspettando un giornalista. Devo fare una intervista.

ELEONORA

Ma non ti riposi mai tu? Ah... questo è il mio fidanzato Archibald.

ELENI

Eleni.

ELENI ed ARCHIBALD si danno la mano.

ELEONORA

Ma... Eleni! Vedo un nuovo cappellino.

284. ELENI

E’ più pratico...

285. ELEONORA

e più grazioso... Ah, senti, ti va domani di venire con me ad una festa?

ELENI

E dove?

ELEONORA

E’ una sorpresa.

ELENI

Ma non ho niente da mettermi.

ELEONORA

Non ti preoccupare questa sera ci divertiamo con il mio guardaroba. Vedrai... qualcosa salterà fuori.

285. ARCHIBALD la stringe un po’ in vita.

Bè, adesso vado a riposarmi un po’ e tu stai attenta al giornalista. E’ sempre un uomo... Ciao.

ARCHIBALD

Ciao.

286. ELENI

Ciao Eleonora, bye Archibald

287. ELEONORA e ARCHIBALD lasciano il Bar.

288. ELENI li guarda allontanarsi. Vede

289. le due TURISTE sempre lì a godersi il sole come ramarri,

290. un RAGAZZINO che passa in bicicletta, poi il suo sguardo torna ai

291. due piccioni che si corteggiano e poi si accoppiano.

292. Il CAMERIERE torna con la spremuta e andando via incrocia un uomo che avanza verso ELENI.

UOMO

(rivolto al CAMERIERE) Portami un caffé.

L’UOMO si avvicina al tavolo di ELENI.

(rivolto a ELENI) Buongiorno, spero di non aver fatto tardi. (sedendosi di fronte a lei) Come ha trovato la nostra vecchia isola? Troppo calda, non è vero? Mi ha accennato che viene qui per la prima volta, no?

Intanto il GIORNALISTA tira fuori un piccolo registratore e lo fa partire. ELENI fa un cenno al CAMERIERE.

293. ELENI

(rivolta al CAMERIERE) Mi porta un del sale, per favore.

Il CAMERIERE si allontana con un gesto d’assenso.

GIORNALISTA

Vedo che ha già preso le nostre cattive abitudini.

Il CAMERIERE torna con il sale ed ELENI ne mette un po’ nella sua spremuta di limone, mescolando.

ELENI

Non potrei vivere senza le mie cattive abitudini.

GIORNALISTA

Suo padre? Il Maestro, come sta?

ELENI

Non so. Probabilmente stara prendendo anche lui una spremuta con il sale.

GIORNALISTA

Si trova ad Atene?

ELENI

Sì.

GIORNALISTA

Ho saputo che sta preparando il suo nuovo film. Le ha già rivelato il titolo?

ELENI

Mio padre non rivela mai prima il titolo del film.

GIORNALISTA

E’ superstizioso il Maestro?

ELENI

Mio padre con il titolo finisce non inizia mai un film. Sa cosa dice mio padre? Che il nome a una persona non bisogna darglielo alla nascita, ma quando alla morte, quando, compiuta la sua vita, sappiamo chi è.

GIORNALISTA

(senza aver capito una parola) Sì... davvero?

ELENI

Vede per esempio... non mi ricordo il suo nome?

GIORNALISTA

XXX.

ELENI

No, a questo punto lei mi sembra più un YYY

oppure un ZZZ. Non crede?

GIORNALISTA

E tuttavia suo padre l’ha chiamata Eleni. Si riconosce in questo nome?

ELENI

Eleni è lo stesso nome che aveva mia madre. Ma, vede, forse io non sono Eleni sono il fantasma di Eleni. Lei conosce Euripide?

GIORNALISTA

Sì... certo.

ELENI

A Troia, forse, non andò Eleni, ma il suo fantasma e, forse, la vera Eleni, la figlia di mio padre, è ancora ad Atene.

Il GIORNALISTA, non capendo più nulla, ride.

GIORNALISTA

Anche al Maestro piacciono questi giochi? E poi mi dica ancora qualcosa del suo rapporto col Maestro. Come mai non si è dedicata al cinema? Non le piace?

ELENI

Come può non piacermi il Cinema? Ma io faccio l’archeologa... non dovevamo parlare di questo, degli scavi di Kourion?

GIORNALISTA

Certo. Il Maestro verrà a trovarla?

ELENI

Non credo papà non lascia mai Atene.

GIORNALISTA

Posso farle una domanda indiscreta?

294. ELENI

No, non può farmi una domanda indiscreta. Posso solo parlarle del mio lavoro.

295. GIORNALISTA

Daccordo allora mi dica perché si occupa di archeologia, di una passato così lontano? Non è, magari, che il presente non la interessa.

296. ELENI

Il passato! Ma il passato non esiste il tempo è un illusione. Il mondo resta sempre uguale a sé stesso. Ecco vede le turiste sedute a quel tavolo?

ELENI indica

297. le due TURISTE.

298. GIORNALISTA

Sì?

299. ELENI

A un primo sguardo possono sembrare moderne... loro stesse cercano disperatamente di esserlo.

300. Il GIORNALISTA le guarda ancora.

GIORNALISTA

E lei cosa ci trova di non moderno in quelle due donne?

301. ELENI

Lei le conosce le figurine Astarte?

302. GIORNALISTA

Le figurine Astarte?

303. ELENI

Sì, quelle figurine di terracotta dipinta... beh, sono identiche... combiano solo i particolari... diciamo così l’arredamento. Ecco sono arredate in un modo diverso, ma sono le stesse donne... sono passati migliaia di anni e loro sono sempre lì a godersi il sole come ramarri.

304. GIORNALISTA

Ah, sì? Ed io cosa le ricordo?

305. ELENI

Lei? Ecco, vede, questa è una domanda indiscreta...

306. GIORNALISTA

La ringrazio. E’ stata molto gentile.

ELENI

Prego. Arrivederci.

GIORNALISTA

(alzandosi) Arrivederci.

Il GIORNALISTA raccoglie il proprio registratore, lo spegne e lascia il Bar. ELENI chiama il cameriere che arriva con il conto, paga e se ne va.

ELENI esce dal bar, chiama un taxi, sale e si allontana.


Scena XXV

LIMASSOL. LUNGOMARE.

ESTERNO. POMERIGGIO.

307. Il taxi di ELENI arriva sul lungo mare e lo percorre. ELENI guarda fuori e a un certo punto vede

308. YORGOS che la guarda, in piedi sotto il sole.

309. ELENI guarda YORGOS è tentata di chiedere al taxista di fermarsi, ma non lo fa.

310. YORGOS guarda

311. ELENI che si allontana.

MIKIS (V.F.C.)

Compare, che fai lì impalato sotto il sole?

312. MIKIS gioca a tàvli con un uomo, seduto all’ombra di un caffé, e guarda

313. YORGOS

Mikis!

314. MIKIS

Che hai visto? Un fantasma?

315. YORGOS

Chi? No, era... Eleni.

316. MIKIS

Ah...

317. YORGOS

E’ una che... mi scappa sempre. L’ho conosciuta ieri... all’aeroporto... che ci fa qui?

318. MIKIS

Ho capito. Andiamo dai! (rivolto al compagno di gioco) Questa è patta, eh.

319. MIKIS si alza e va al taxi. YORGOS lo raggiunge e partono.


Scena XXVI

SULLA STRADA DA LIMASSOL A KOURION.

ESTERNO. POMERIGGIO.

320. MIKIS

Allora dove andiamo? (rivolto a YORGOS che gli è seduto accanto)

YORGOS

E che ne so... L’ho vista andare da quella parte, verso Pafos...

MIKIS

(partendo) Ma è straniera?

321. YORGOS

No, straniera no. E’ greca.

MIKIS

E che lavoro fa?

YORGOS

Mah... la scrittrice, forse...

322. MIKIS

Ma non vi siete detti niente?

YORGOS

Pensa che l’ho scambiata per un inglese, quando l’ho vista.

MIKIS

Ah, ma non ti intendi proprio tu di donne.

323. YORGOS

Perché? Tu come la distingui una inglese da una greca?

MIKIS

Eh, amico mio... col lavoro che faccio, mi basta un occhiata. E tu che lavoro fai?

YORGOS

Il medico.

324. MIKIS

Ah, medico; per voi medici sono tutte uguali le donne... Voi quando incontrate una donna avete l’occhio clinico, pensate sempre alla malattia... noi guardiamo altre cose.

325. YORGOS

Può darsi... Ma tu non mi hai detto come la riconosci un inglese da una greca. Specialmente queste donne moderne...

326. MIKIS

Eh, Yorgos. Guarda... Il modo di camminare, no? Come faccio a spiegarti... Poi guarda... i fianchi, no? Non hanno tutti la stessa forma. Hai presente il buzuki, no? Ecco le inglesi ce l’hanno come il buzuki. Mentre le nostre... come una chitarra.

326. I due ridono.

327. Ma non è solo la forma, è il modo di muoversi, è come poggiano i piedi... Quelle sembra che ce l’abbiano solo per sedersi più comode; mentre le nostre... tu mi capisci... Insomma non è la stessa cosa... Ma io dico, l’avrai guardata bene se le corri dietro?

328. YORGOS

(sinceramente stupito) Le corro dietro? (pensandoci un poco) Certo che stiamo andando in giro, ma come facciamo a trovarla?

329. MIKIS

Calma, calma. Se è destino la troverai.

330. YORGOS

E’ quello! (indicando davanti a sé)

MIKIS

Quello cosa?

YORGOS

Il Taxi.

331. Incrociano un altro taxi ed il taxista saluta MIKIS, che ricambia con un gesto della mano.

Ma lo conosci?

MIKIS

Certo che lo conosco è Pipiris. Aspetta.

MIKIS prende il microfono del suo radio telefono.

Pipiris sono Mikis.

PIPIRIS (dalla radio)

Ciao. Che c’è?

MIKIS

Senti stiamo andando dietro a una donna.

PIPIRIS (dalla radio)

Eh, compare, se lo sa Maria.

MIKIS

Lascia stare Maria. Hai portato una donna adesso, no? Dimmi un po’ com’era fatta.

PIPIRIS (dalla radio)

E che ne so? Mica l’ho guardata sotto. C’aveva un cappellino...

MIKIS

Piano, piano Pipiris. Aspetta un po’. (rivolto a YORGOS) Com’è che è fatta?

332. YORGOS

Aveva dei pantaloni...

333. MIKIS

(ironico, al microfono) Aveva i pantaloni questa?

PIPIRIS (dalla radio)

No, no. Portava la gonna.

MIKIS

(rivolto a YORGOS) Ma solo questo hai visto?

334. YORGOS

No, no, certo che no. Aveva degli occhi... la fronte alta... il collo...

335. MIKIS

Ah, Yorgos... Non non te ne intendi questa musica tu. (al microfono) Pipiris, dov’è che l’hai lasciata questa?

PIPIRIS (dalla radio)

A Kourion, compare.

MIKIS

Agli scavi?

PIPIRIS (dalla radio)

Sì.

MIKIS

Va bene. Grazie. Ti saluto. (mettendo a posto il microfono)

PIPIRIS (dalla radio)

Ciao.


Scena XXVII

KOURION. PIAZZALE VICINO ANTISTANTE GLI SCAVI ARCHEOLOGICI.

ESTERNO. POMERIGGIO.

336. Il taxi si ferma su uno slargo della strada che domina gli scavi davanti al mare.

337. YORGOS

(scendendo dal taxi) Aspetta.

YORGOS fa qualche passo.

338. Il teatro degli scavi.

339. Un gruppo di archeologi, fra questi ELENI.

340. YORGOS torna da MIKIS

YORGOS

Mikis, quanto devo darti?

MIKIS

Vuoi che torno più tardi a prenderti?

YORGOS

Sì, certo. Dimmi quanto devo darti intanto.

MIKIS

Non c’è fretta. Mi paghi dopo... Quando torno?

YORGOS

Quando si fa sera.

MIKIS

(ironico) Sicuro?

YORGOS

Certo, perché?

MIKIS

(scuotendo la testa) Non importa. Ci vediamo dopo.

341. Il taxi si allontana e Yorgos scende per un viottolo verso le rovine.


Scena XXVIII

KOURION. SCAVI ARCHEOLOGICI.

ESTERNO. POMERIGGIO-SERA.

342. Il gruppo degli archeologi, come visto da YORGOS che si avvicina.

343. Fa caldo e YORGOS procede faticosamente lungo il sentiero. Un groviglio di sentimenti si agitano dentro di lui.

344. ELENI di spalle fra il gruppo degli archeologi visti più da vicino. Uno di loro si accorge dell’arrivo di YORGOS e lo osserva. ELENI nota lo sguardo del collega e si volta.

345. YORGOS si ferma.

346. ELENI lascia il gruppo ed avanza verso di lui.

347. In cielo un falco immobile.

348. Il gruppo degli archeologi che ha smesso improvvisamente di discutere ed osservano la scena.

349. Una lepre che ferma sua corsa.

350. ELENI che avanza ancora, sensuale nel suo vestito leggero agitato dal vento.

351. YORGOS, ELENI è ormai vicinissima, sviene. ELENi, dopo un attimo di incertezza, va a soccorrerlo

352. ELENI si china su di lui e controlla se

353. la mano di YORGOS ha una fede.

354. Arrivano gli altri archeologi. Uno di questi si leva la borraccia e la da ad ELENI, che con una mano sorregge il capo di YORGOS e con l’altra gli bagna la bocca. YORGOS si riprende e vede

355. china su di lui ELENI che gli sorride con la borraccia in mano e subito gli versa dell’acqua sul capo.

356. YORGOS si tira un poco su con le braccia.

YORGOS

Cosa è successo?

ELENI

Sei caduto.

YORGOS

(rivolto un po’ a tutti) Non vi preoccupate, sto già meglio

ARCHEOLOGO 1

(rivolto ad ELENI) Lo conosci?

ELENI

Sì è un mio amico, uno specialista di yogurt. Tornate pure al lavoro resto io con lui.

ARCHEOLOGO 2

Come vuoi. Ti lascio la borraccia ad ogni modo.

357. Il gruppo di archeologi torna verso gli scavi.

358. ELENI

Bè, come va, Yorgos?

359. YORGOS si tira su a sedere.

YORGOS

Meglio, grazie... E dire che sono un medico!

360. ELENI

Mi ero chiesta che lavoro facessi...

361. YORGOS

E tu... come è che sai come si soccorre uno svenuto?

362. ELENI

Ah, mio padre è uno specialista in svenimenti, vede una goccia di sangue e va giù. (ridendo) Sei cipriota?

363. YORGOS

Sì, ma non ci tornavo da vent’anni.

YORGOS si alza in piedi.

Facciamo quattro passi...

Si avviano fra le rovine. YORGOS le osserva.

Ecco. (facendo un gesto con la mano) L’ho trovata così Cipro, niente è più come prima. Tu fai la scrittrice?

ELENI

L’archeologa.

YORGOS

Che impressione ti fa... stare in mezzo a queste pietre?

ELENI

Queste non sono pietre. (disegnando con le mani) Questo è il tempio... ecco le strade... il teatro... il mare: una città, con le sue case...

YORGOS

Quali case? Eleni, io non ho ritrovato la mia casa a Limassol. Almeno una volta restavano le pietre, le fondamenta, adesso niente. Niente. Il tempo ha cancellato tuttto.

ELENI

Il tempo può impolverare non può cancellare.

YORGOS

No? E dove sono gli uomini che vivevano in questa città? E mio padre? E mia madre? E dov’è quel ragazzo che veniva qui in gita? E le partitelle a pallone?

ELENI

Eccole lì. (si avvicina) Dentro i tuoi occhi. Le vedi, no? Sono cambiate? Neppure un poco. Tutto è come prima. Dentro i tuoi sogni non tornano tuo padre e tua madre. E tu non sei il fratello delle statue che io riporto alla luce?

YORGOS

Ma quelle sono statue, non parlano, sono mute.

ELENI

Non parlano a te! Come non ti parlano queste case che ti sembrano pietre! Perché non hai gli occhi per vederle e orecchie per sentirle. E quando non saremo più qui, non resterò dentro i tuoi occhi?

364. D’improvviso ELENI si ferma. Sono arrivati sulle estreme gradinate del teatro davanti al mare. Tacciono entrambi, sorpresi e imbarazzati di una confidenza e di una intimità così improvvise.

365. YORGOS

Quanto tempo resti a Cipro?

366. ELENI

Quattro settimane. Tu?

367. YORGOS

Io domani devo partire. Torno in Italia. Tu sei di Atene?

368. ELENI

Sì, vivo lì.

369. YORGOS

E non vieni mai in Italia? A Bologna?

370. ELENI

Sai che non ci sono mai stata. Sono stata a Firenze.

371. YORGOS

Bologna è a un passo da Firenze. Basta attraversare l’Appennino, è un po’ come attraversare il mare...

Si sente suonare un clacson. YORGOS guarda in alto verso la strada e vede

372. MIKIS con il suo taxi.

373. YORGOS

Ah, Mikis... (ci pensa un po’) Domattina che fai, dove sei?

ELENI

Sono a casa di un amica e mi porta ad una festa.

YORGOS

Ah! Senti ti lascio il mio numero di telefono.

YORGOS tira fuori un foglietto di carta dalla propria giacca, scrive il suo numero e glielo porge.

Ecco.

ELENI prende il foglio, sul lato rimasto vuoto scrive il proprio numero di telefono, divide il foglietto in due e dà a YORGOS la sua parte.

ELENI

Tieni.

YORGOS prende il foglio.

YORGOS

Ciao.

ELENI

Ciao.

374. YORGOS si gira, sale verso la strada e monta in macchina, come vista da ELENI che adesso si volta a guardare il mare.


Scena XXIX

STRADA DA KOURION A LIMASSOL.

ESTERNO. SERA.

375. Il mare tinto dai colori della sera scorre sempre più veloce sotto gli occhi di YORGOS che si allontana.


Scena XXX

LIMASSOL. LOCALE DI LOLLOS.

INTERNO. NOTTE.

376. Tre musicisti, uno con il buzuki, uno con la chitarra e uno con il mandolino, suonano e cantano una canzone tradizionale. A un certo punto il buzuki vede qualcuno e gli fa un cenno di saluto con la testa e un sorriso.

377. Dalla porta del locale sono entrati LAKIS, YORGOS e MATTEO. Si cercano un tavolo e ordinano qualcosa. Le loro voci sono coperta dalla musica. YORGOS guarda in direzione del palchetto e vede

378. Il suonatore di buzuki accanto al chitarrista.

379. YORGOS sorride fra sé. Poi si volta e vede

380. MATTEO che si è messo le dita nelle orecchie e finge di non ascoltare la musica. MATTEO guarda

381. LAKIS dà una gomitata a YORGOS indicandogli

382. tre GIOVANI TURISTE.

383. YORGOS prende la mano di LAKIS e gli indica la fede che porta al dito. LAKIS prende la fede, se la toglie e se la mette in tasca.

384. Il CAMERIERE arriva con le birre.

385. Gli amici alzano i bicchieri, ma mentre LAKIS e MATTEO bevono, YORGOS rimane con il bicchiere in aria e la testa fra le nuvole. I due amici lo sfottono.


Scena XXXI

LIMASSOL. HALL DELL’ALBERGO DI YORGOS.

INTERNO.NOTTE.

386. Siamo nella hall. Al bar è seduta, sola, una bellissima DONNA ORIENTALE. Segue con lo sguardo

387. YORGOS che attraversa la hall e va a prendere la chiave dal PORTIERE.

YORGOS

Salve. La 303.

PORTIERE

Il signore ha passato una bella serata?

YORGOS

(pensandoci un poco su) Sì, una bella serata.

388. La DONNA ORIENTALE continua ad osservare YORGOS, senza che lui la noti. Infine si alza e va all’ascensore. Quando l’ascensore arriva, prima di entrare, getta un occhiata in direzione del PORTIERE e di YORGOS, ma non lo trova.

YORGOS (V.F.C.)

Prego!

389. YORGOS, che è arrivato intanto silenziosamente dietro di lei, la invita a entrare. Salgono.


Scena XXXII

LIMASSOL. ASCENSORE DELL’ALBERGO.

INTERNO. NOTTE.

390. La DONNA ORIENTALE prende una sigaretta dalla borsetta e la porta alle labbra.

391. YORGOS la osserva senza dire e fare nulla.

392. Prima che l’ascensore si fermi:

DONNA ORIENTALE

In questo albergo nessuno fuma, pare.

YORGOS

Ahimé, io non fumo, ma posso procurarle del fuoco.

L’ascensore arriva. Escono


Scena XXXIII

LIMASSOL. CORRIDOIO E CAMERA D’ALBERGO.

INTERNO. NOTTE.

393. YORGOS si dirige verso la propria camera, entra, cerca e trova i cerini dell’albergo. Si volta e trova

394. la DONNA ORIENTALE sulla soglia della camera.

395. YORGOS si avvicina e le porge i cerini. Lei non li prende; aspetta che sia lui ad accenderle la sigaretta. YORGOS le accende la sigaretta.

396. DONNA ORIENTALE

La sua camera assomiglia maledettamente alla mia... Mi intristiscono gli alberghi...

397. YORGOS

Se si fida a superare questa soglia, arriverò ad offrirle dell’Ouzo.

398. DONNA ORIENTALE

(entrando) Grazie.

YORGOS con un gesto plateale la fa accomodare. La DONNA ORIENTALE si siede su una poltroncina.

399. YORGOS

(aprendo il frigo-bar) Speriamo che ci sia adesso quest’Ouzo... Sì, siamo fortunati.

YORGOS trova due bicchieri, versa l’Ouzo e brindano insieme, sollevando i bicchieri. YORGOS è in piedi, si guarda intorno, nota che l’altra poltrona è lontana e si siede sulla vicina sponda del proprio letto.

400. La DONNA ORIENTALE si alza, va a chiudere la porta -rimasta aperta- si avvicina a YORGOS e lo bacia, restando in piedi.

401. DONNA ORIENTALE

Lei è veramente gentile... Io ho molto bisogno, stanotte, di qualcuno che sia gentile con me. (avvicinandosi di nuovo)

YORGOS

(carezzandola dolcemente sulla fronte) Sarà l’alcool che ci ha messo in questa situazione?

La DONNA ORIENTALE orientale, senza dire una parola, prende il bicchiere di YORGOS, ancora a metà, lo beve. Ma quando fa per torgliergli la giacca, lui le prende le mani, un po’ irritato dal suo eccesso di iniziativa.

402. DONNA ORIENTALE

(sorridendo) Ma sei tu che mi hai dato fuoco prima. Non ricordi? (saltandogli addosso)

I due si abbracciano. Ad un certo punto lui si allontana un poco.

YORGOS

(imbarazzato) Non sei... troppo... aggressiva?

DONNA ORIENTALE

(improvvisamente dolce) Forse... Guarda, hai qualcosa nell’occhio.

Mentre la DONNA ORIENTALE fa per avvicinare la mano all’occhio, YORGOS, ricordandosi di ELENI, si alza di scatto.

403. DONNA ORIENTALE

(con ironia, rimanendo sul letto) Ami i rituali?

404. YORGOS

I rituali sono tutto.

405. Si alza anche lei e si ricompone.

DONNA ORIENTALE

Allora facciamo così: io vado nella mia camera che è qui di fronte, e aspetto che tu mi faccia un fischio... come nei film.

Uscendo, la DONNA ORIENTALE, si ferma

Porta i fiammiferi.

Esce e lascia la porta aperta.


Scena XXXIV

LIMASSOL. DAL PIAZZALE DELL’ALBERGO DI

YORGOS ALLA CASA DI ZIA KALLOU.

ESTERNO. GIORNO.

406. YORGOS fischia.

407. MIKIS dal piazzale di fronte l’albergo, risponde allo sguardo di YORGOS e si avvicina con il TAXI: è la matttina del giorno dopo.

408. YORGOS sale sul taxi.

409. MIKIS

Allora, andiamo a Kourion?

410. YORGOS

E che ci andiamo a fare... ELENI non è lì oggi.

411. MIKIS

(sorpreso) Non vi incontrate?

412. YORGOS

(rassegnato) Non ci incontriamo più. Lei ha da fare e io devo partire. Andiamo da zia Kallou, sotto la rocca.

413. MIKIS

Sei proprio un duro con le donne tu, eh?

414. YORGOS resta in silenzio e guarda fuori.

415. Il taxi lascia la zona degli alberghi e si dirige verso la città vecchia. Alla ostentata e confusa modernità dei nuovi edifici succede l’organicità delle strade e delle case della città vecchia.

416. YORGOS si guarda curioso intorno, come se vedesse cose che prima non riusciva a vedere:

417. Donne che escono conversando da una chiesa;

420. Tre ragazze sotto il sole mattutino tampinate da tre ragazzi;

421. Padri che ritirano dal forno la teglia domenicale di patate e carne.

422. Il mare.

423. Il taxi arriva davanti ad una casa tradizionale cipriota.


Scena XXXV

LIMASSOL. CASA DI ZIA KALLOU.

ESTERNO/INTERNO. GIORNO

424. YORGOS scende dal taxi

YORGOS

Aspettami un attimo, Mikis.

Si avvicina alla porta e bussa.

425. Si affaccia una RAGAZZINA.

RAGAZZINA

Sì? Chi volete?

426. YORGOS

Abita qui Zia Kallou, no?

427. RAGAZZINA

Sì, chi devo dire?

428. YORGOS

Dici a Zia Kallou che è tornato Yorgos.

429. La RAGAZZINA corre in casa.

RAGAZZINA (V.F.C.)

Zia! Zia!

430. YORGOS si avvicina di nuovo al taxi.

YORGOS

Mi puoi aspettare una mezz’ora?

431. MIKIS

Yorgos, il mio lavoro è questo: correre ed aspettare.

ZIA KALLOU (V.F.C.)

Yorgos! Sei davvero tu?

432. Dalla casa è uscita una anziana popolana vestita di nero.

YORGOS

(andando ad abbracciarla) Sì, sono io zia.

ZIA KALLOU

(dopo averlo abbracciato forte-forte) Come ti sei fatto grande e bello. Se ti potesse vedere Kristalla... povera sorella mia.

433. YORGOS

Anche voi state bene zia. Siete sempre la stessa.

434. ZIA KALLOU

Yorgos, non mi importa di invecchiare... Ma quando sei arrivato? Vieni dentro, vieni dentro e dimmi tutto.

435. ZIA KALLOU e YORGOS entrano in casa. Arrivano nel salotto.

Mettiti qui!

ZIA KALLOU lo fa sedere su una sedia. Mentre si sviluppa il dialogo fra i due, ZIA KALLOU prepara e fa il Thìmiasma, un rito propiziatorio contro il malocchio, a YORGOS. Dalla cucina vengono allegre voci femminili.

436. YORGOS

Sono arrivato ieri zia.

437. ZIA KALLOU

Ah, Yorgos, ci hai messo vent’anni per ritornare.

438. YORGOS

Che volete zia? Lavoro tanto...

439. ZIA KALLOU

Ma non abbiamo bisogno anche qui di medici, figlio mio? Sei venuto per rimanere, no?

440. A questo punto, senza aspettare risposta, ZIA KALLOU comincia a girare intorno a YORGOS recitando formule rituali con in mano una specie di incensiere. Conclude l’operazione.

441. ZIA KALLOU

Non mi dirai che quel taxista ti aspetta per riportarti via subito, eh?

442. YORGOS

Sono passato a salutarvi zia, nel pomeriggio ho l’aereo.

443. ZIA KALLOU

Gesù mio, Gesù mio! Hai sempre avuto fretta tu, fin da ragazzo! Solo a sposarti non hai avuto fretta. Un bel giovane come te! Ma non ci sono donne in Italia?

444. YORGOS

Sì che ci sono zia e pure belle, ma...

445. ZIA KALLOU

Ma?

YORGOS tace.

Ne hai trovata una e non me lo vuoi dire? Ma lo sai come mi trovi oggi?

446. Interrompendosi, ZIA KALLOU prende YORGOS e lo trascina in cucina.

447. In cucina trovano donne di ogni età che finiscono di preparare dei dolci e li dispongono in grandi panieri.

ZIA KALLOU

Questo è Yorgos, il figlio di Kristalla. Viene anche lui al matrimonio di Evridiki.

YORGOS

Ma, zia...

ZIA KALLOU

(non lasciandolo parlare) Te li ricordi compare Socratis e sua moglie Galatìa?

YORGOS

(preoccupato) Sì zia, ma...

448. ZIA KALLOU

(interrompendolo di nuovo) Proprio oggi si sposa la figlia. A Omodhos.

449. YORGOS

Sì, ma...

450. ZIA KALLOU

Niente, non mi dire niente. Te lo ricordi ancora il battipanni? Te l’ho fatto assaggiare qualche volta, no... Ah! Kristalla ti ha trattato troppo bene, era troppo buona.

451. YORGOS

Ma zia... ho un appuntamento, vi dico che non posso mancare.

452. ZIA KALLOU

Dai. Ho aspettato vent’anni io, gli italiani vorranno pure aspettare un giorno.

453. YORGOS, alzando gli occhi al cielo disperato, nota

454. una vecchia bottiglia impolverata su una mensola, simile a quelle che ha visto al ristorante.

455. ZIA KALLOU

Te la ricordi vero?

456. YORGOS

Sì che me la ricordo.

457. ZIA KALLOU

L’ho presa io... quando sei partito. E’ proprio quella che ha comprato tuo padre, pace all’anima sua.


Scena XXXVI

LIMASSOL. CASA DI ZIA KALLOU.

ESTERNO. GIORNO.

458. YORGOS esce da casa di ZIA KALLOU e si avvicina a MIKIS.

YORGOS

Mi porti ad Omodhos?

459. MIKIS

Non parti più?

460. YORGOS

Zia Kallou voleva rispolverare il battipanni...

461. MIKIS

Sai che non vado ad Omodhos da... Ti porto io!


Scena XXXVII

DA LIMASSOL A OMODHOS.

ESTERNO. GIORNO.

462. Dalla casa di ZIA KALLOU si forma una piccola carovana di macchine capitanata da MIKIS che porta con sé YORGOS e ZIA KALLOU.

463. Salendo verso Omodhos le macchine costeggiano

464. antiche e nuove colline di olivi

465. e vigneti.

466. Quando passano da Platres a YORGOS tornano in mente le parole con cui ha salutato la prima volta ELENI.

ELENI (V.F.C.)

A Platres non ti fanno dormire gli usignoli.

467. Si lasciano alle spalle il cartello stradale di Platres, accanto al quale il BAMBINO RICCIUTO con l’arco in spalla osserva le macchine allontanarsi. Di fronte al bar sull’altro lato della strada è parcheggiata una macchina rossa.


Scena XXXVIII

OMODHOS. CASA DELLA SPOSA.

ESTERNO. GIORNO.

468. La carovana di macchine sbuca nel piazzale antistante la casa della sposa.

469. Un grande albero da una parte e, disposti alla sua ombra, dei tavoli di legno,

470. dall’altra parte le griglie per cucinare la sugla.

471. Le macchine si fermano in un vicino sterrato. ZIA KALLOU e YORGOS scendono e si avviano verso la casa.

472. ZIA KALLOU presenta YORGOS al cerchio famigliare della sposa.

473. Arriva intanto un altra macchina, da cui scendono SOTIRIS, il figlio di ZIA KALLOU, e suo figlio MARIO, un ragazzo di vent’anni.

474. ZIA KALLOU

(chiamando) Vieni Sotiris, guarda chi ho portato.

475. SOTIRIS si avvicina. YORGOS e SOTIRIS si guardano per un momento.

476. YORGOS

Ciao, Sotiris.

477. SOTIRIS

(andando ad abbracciarlo) Ciao, Yorgos. (girandosi verso il figlio)

478. Indicando MARIO

Questo è Mario, mio figlio e (indicando YORGOS) questo è Yorgos, il figlio di zia Kristalla.

479. Senza dire una parola, ZIA KALLOU si allontana verso la casa dove ci sono le donne che preparano la sposa.

480. SOTIRIS

Sei andato via ragazzo e sei tornato uomo, Yorgos.

481. YORGOS

Io ti ricordo così invece.

482. SOTIRIS

Il tempo è passato pure per me. Tu sei partito e lui era appena nato e oggi io mi preparo a fare il nonno.

483. MARIO

Calma, papà. Dovo ancora trovarla una che mi piace veramente.

484. SOTIRIS

Perché quella che hai non ti piace. (interrompendosi) Ehi, ehi... Ma... non farci i figli, eh. Prima...

485. MARIO

Ma papà questa...

486. SOTIRIS

Questa?

487. YORGOS

(per salvare MARIO) Dimmi Mario che fai? Studi?

488. MARIO

Sto partendo per Berlino, all’università.

489. MIKIS si avvicina ai tre.

YORGOS

Cosa studi?

MARIO

Matematica.

SOTIRIS

Oh, non fare mica come lui (indicando YORGOS), magari incontri una tedesca...

MIKIS

Guarda che Yorgos è stato vent’anni in Italia, ma non è successo mica niente. Preferisce le greche lui...

MARIO

Ma che differenza c’è?

490. YORGOS

(indicando MIKIS) Poi te lo spiega lui...

491. Arriva una macchina rossa, parcheggia nello sterrato, escono ELEONORA, ARCHIBALD e... ELENI.

492. MIKIS le nota avvicinarsi.

MIKIS

(rivolto a YORGOS) Ah, compare, mi hai preso ingiro allora?

493. YORGOS lo guarda perplesso.

494. MIKIS gli fa un cenno con gli occhi.

495. YORGOS si volta e vede

496. ELENI che lo osserva stupefatta.

497. YORGOS non riesce a fare e dire niente.

498. ELENI

(di lontano) Ciao Yorgos.

499. Entrambi si staccano dagli amici e si avvicinano.

YORGOS

Ah, era questa la festa...

ELENI

Tu come sei arrivato qui? Non dovevi partire?

YORGOS

Mi ha rapito zia Kallou.

500. Si avvicina ELEONORA.

ELEONORA

Ma allora questo è Yorgos?

501. ELENI

(rivolta a YORGOS) Eleonora.

ELEONORA

Archibald (indicando ARCHIBALD che li sta raggiungendo).

YORGOS

Salve.

ELEONORA

So che vivi a Bologna.

YORGOS

La conosce?

ELEONORA

Ho un amico a Bologna.

YORGOS

E tu cosa fai?

ELEONORA

Perché bisogna fare qualcosa per vivere?

ELENI

In realtà è un esperta di moda. Hai visto come mi ha conciato? (indicando sé stessa)

502. ELENI ha: scarpe con i tacchi alti, capelli raccolti sulla nuca e un vestito leggero a pois stretto in vita.

503. ELEONORA

Ma io non ho fatto nulla. E’ l’aria di Cipro che l’ha cambiata.

504. YORGOS

Eh, sì. Non me la ricordavo così buona quest’aria... Ma venite che vi presento zia Kallou.

505. Il gruppo si allontana verso zia Kallou affaccendata ai tavoli. Da un lato vediamo MIKIS che sta spiegando qualcosa a MARIO, che lo ascolta rapito, facendo degli strani gesti e indicando ELENI ed ELEONORA.

506. YORGOS

Zia Kallou. Questa è Eleni.

507. ZIA KALLOU

(rivolta ad ELENI) Piacere. (rivolta ad ELEONORA) Ciao Eleonora.

508. ELENI

Piacere.

509. ELEONORA

Salve zia.

510. ZIA KALLOU

(rivolta a YORGOS e ARCHIBALD) Voi due potete tornarvene con gli uomini. Io, intanto, presento Eleni alle altre donne della famiglia.

511. ZIA KALLOU, seguita da ELENI ed ELEONORA, entrano in casa.

512. YORGOS e ARCHIBALD raggiungono MIKIS e gli altri.

513. Sbucato fuori chissà da dove entra in campo il BAMBINO RICCIUTO. Si guarda in giro e vede

514. ZIA KALLOU, ELEONORA e ELENI. ELEONORA chiachiera, ZIA KALLOU osserva attentamente ELENI che in quel momento si volta e con lo sguardo ritrova

515. YORGOS che parlotta con MARIO, ascoltandolo lancia uno sguardo a

516. SOTERIS, MIKIS e ARCHIBALD che parlano insieme. MIKIS è fin troppo amichevole con ARCHIBALD e guarda

517. ELEONORA che ancora chiacchiera.

518. Il BAMBINO RICCIUTO mette da parte l’arco e le frecce raccoglie cinque piccole pietre tonde e si guarda intorno.

519. Nel piazzale non c’è più nessuno. In lontananza si sentono voci.

520. Il BAMBINO RICCIUTO si mette a giocare con le pietre e a un certo punto si sente uno scampanio festoso e voci che si avvicinano. Il BAMBINO RICCIUTO alza gli occhi e vede

521. Il corteo nuziale che torna dalla chiesa e si spande sul piazzale. Comincia a imbrunire.

522. YORGOS va con gli uomini a preparare la sugla sulla brace. Assaggiano la carne, accompagnandola con qualche bicchierino di Brandy. MIKIS indica ad ARCHIBALD che bisogna berlo tutto di un sorso. ARCHIBALD vuole andare da ELEONORA, ma MIKIS, aiutato da MARIO, lo trattiene. ARCHIBALD riesce solo a lanciarle uno sguardo.

523. ELEONORA è già a tavola, accanto a lei è seduta ELENI che ha davanti a sé il bouquet della sposa e che vede

524. arrivare gli uomini, YORGOS in testa con gli spiedi di carne.

525. YORGOS e MIKIS mettono la carne nei recipienti che stanno

526. davanti ad ELENI ed ELEONORA.

527. ELENI è incerta davanti a tutta questa scelta;

528. YORGOS sceglie un pezzo e lo mette nel suo piatto.

529. MIKIS a sua volta fa lo stesso con ELEONORA. A loro fianco c’è ZIA KALLOU che osserva tutto attentamente e che segue

530. YORGOS e MIKIS andarsi a sedere un poco più in là, mettendo in mezzo ARCHIBALD, al quale subito MIKIS riempe il bicchiere di brandy. MIKIS e YORGOS alzano il bicchiere; ARCHIBALD, già provato, lo alza in ritardo.

531. ELEONORA ed ELENI rispondo al brindisi ridendo e guardano

532. gli SPOSI che si alzano in piedi e rispondono al brindisi e poi aprono le danze.

533. Si è fatta sera e sul piazzale si accendono le lanterne.

534. Nel loro ballo gli SPOSI passano davanti al tavolo dove siede MIKIS che, a forza di brindisi, ha ubriacato ARCHIBALD. MIKIS cerca divertito con lo sguardo

535. ELEONORA e la trova in disparte con ZIA KALLOU. Parlano fitto fitto lanciando occhiate in direzione di...

536. ELENI e YORGOS che ballano con gli altri il Syrtos. Li seguiamo nel ballo.

537. La danza finisce separandoli. YORGOS torna a sedere vicino a MIKIS.

538. Senza dire una parola, MIKIS si alza e va al taxi. Torna con la bottiglia che YORGOS ha ritrovato da ZIA KALLOU.

539. La stappa, pulisce una coppa, la riempe e la dà a YORGOS, indicandogli con gli occhi

540. ELENI.

541. YORGOS si avvicina a lei che lo aspetta e la invita a bere dalla sua coppa. Quando lei avvicina le labbra alla coppa lui la porta vicino alle proprie e la bacia. Poi si alzano e si allontanano.

542. Scendono una scaletta di pietre che gira intorno una staccionata che li nasconde alla nostra vista. Alla staccionata viene ad affacciarsi il BAMBINO RICCIUTO che guarda e vede ciò che noi non possimo vedere poi si gira e sorride soddisfatto. Dal bambino il sguardo si allarga a comprendere la luna, alta nel cielo. Si attenuano i suoni e le voci della festa fino a che solitario il canto di un usignolo.

Fine del film

Il BAMBINO RICCIUTO li guarda sorridendo soddisfatto.



[1] In testa?

[2] insomma...

[3] Forse si può premettere che si trova davanti a uno specchio