Home Scienza LA TRAVERSATA. Libro Secondo.
LA TRAVERSATA. Libro Secondo. PDF Stampa E-mail
Indice
LA TRAVERSATA. Libro Secondo.
Presentazione di Luis Razeto Migliaro
Presentazione di Pasquale Misuraca
Presentación de Luis y Pasquale
Tutte le pagine

Dalla critica dello Stato e dei partiti all'avviamento di una nuova e superiore civiltà.

 

 

 

 

 

Pasquale Misuraca  -  Luis Razeto Migliaro

 

 


(Immagine di copertina: Umit Inatci, Harmonia cosmica, 2010)

 


LA TRAVERSATA.


Libro Secondo. Dalla critica dello Stato e dei partiti all’avviamento di una nuova e superiore civiltà.


Prima versione: Roma, 1980

Edizione critica attualizzata: Santiago de Chile - Roma, 2011

 


 


Cara lettrice, caro lettore,


sono trascorsi più di trenta anni da quando questo libro è stato scritto. Preparando questa edizione critica abbiamo constatato la sua attualità. Certo, le situazioni e le circostanze storico-politiche sono notevolmente cambiate. Da un lato abbiamo assistito alla dissoluzione del mondo comunista e l’obsolescenza del marxismo; dall’altro alla retrocessione dello Stato del Benessere, all’ascesa del neoliberismo e della globalizzazione e di seguito al loro declino. Si è venuta manifestando in forme sempre più acute una crisi organica che investe l’ambiente, l’economia, la politica, la religione e la cultura. Questi ed altri processi in corso li abbiamo previsti nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, come è testimoniato da questo libro e da quello che lo ha preceduto: La Traversata. Libro Primo.


In questa edizione critica il testo viene offerto nella sua veste originaria, e attualizzato da annotazioni critiche, riflessioni integrative, contestualizzazioni storiche che ne arricchiscono il contenuto – riconoscibili dai caratteri di colore blu. Alcuni paragrafi che si riferiscono a questioni che in quegli anni erano importanti ma già non interessano molto, li editiamo con lettera piccola, lasciandoli così a disposizione dei lettori specializzati. Inoltre evidenziamo in grigio alcune proposizioni sulle quali desideriamo richiamare una speciale attenzione, e aggiungiamo sottotitoli a gruppi di paragrafi che identificano temi o problemi determinati.


Santiago, Cile - Roma, Italia / 2011.


Pasquale Misuraca ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) e Luis Razeto Migliaro (www.luisrazeto.net, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 

 


PROLEGOMENI.



“Tu puoi solo vivere di quello che trasformi.

Vivere per l’albero significa prendere della terra e trasformarla in fiori.”

Antoine de Saint-Exupéry



Il grande problema che hanno oggi di fronte le istituzioni, i partiti e gli intellettuali è quello di elaborare e organizzare una strategia di superamento della ‘crisi organica’ degli Stati contemporanei. Il problema non consiste tanto nella ricerca del come i soggetti politici dati debbano svolgere la propria azione, quanto di chi sia in condizione di compiere una tale impresa. Occorre infatti chiedersi: sono i partiti politici le organizzazioni in grado di guidare la risoluzione della crisi? la crisi organica attuale non è anche crisi della politica, delle istituzioni e organizzazioni date, dei partiti stessi?


Possiamo intravedere l’esistenza di un nesso interno tra ‘crisi organica’ e crisi dei partiti politici attraverso una preliminare considerazione di alcuni tra i segni più evidenti della loro attuale situazione critica.


Il più evidente di questi segni è dato dal processo di scomposizione dei rapporti tradizionali dei gruppi dirigenti con le basi militanti sotto l’impatto delle nuove tecniche di comunicazione, la cui azione molecolare intensiva media in modo nuovo i rapporti tra i dirigenti e i diretti, rafforzando la comunicazione discendente delle decisioni e delle informazioni e indebolendo la comunicazione ascendente dalla base ai vertici. Le ‘masse’ sono organizzate come pubblico più che come soggetti attivi, le moltitudini sono disaggregate molecolarmente e ricomposte in modo che ogni ‘uomo-massa’ diviene pubblico ascoltatore di tutti i discorsi, e pubblico di ogni partito è ogni ‘uomo-massa’. Ciò non è il risultato di un progetto teoricamente guidato dai partiti ma dello sviluppo tecnologico generale a cui essi cercano di adattarsi, così che risultano sempre più somiglianti fra di loro.


Altro segno di crisi è da vedere nel cambiamento di funzione delle ideologie nei partiti, che provoca un processo di scissione fra teoria e pratica e uno sdoppiamento all’interno del momento teorico. I programmi e le scelte pratiche tendono a fondarsi sempre più su analisi empirico-sociologiche della realtà immediata, mentre le ideologie vengono adoperate per portare a una certa coerenza l’eterogeneità risultante dall’empirismo e dal pragmatismo, inquadrando le decisioni in una tradizione culturale e politica. Insieme ai rapporti fra teoria e pratica mutano quelli tra dirigenti e diretti: da una situazione in cui le ideologie realizzavano la coesione delle masse e assicuravano uno stretto collegamento fra gli intellettuali e i semplici in quanto rappresentavano un sistema di riferimento comune, si è venuti passando a una situazione in cui il discorso ideologico entrato in crisi non è più in grado di riprodurre una coscienza e volontà collettiva unitaria.


Un ulteriore segno della situazione critica è la tendenza alla sussunzione del personale dirigente dei partiti da parte di un nuovo sistema decisionale tecnico-burocratico che si è venuto formando e sviluppando all’interno dello Stato. Si tratta di un processo di burocratizzazione dei partiti politici che si svolge in rapporto alla tecnocratizzazione dei sistemi di decisione statale, nel quale la burocrazia sperimenta una significativa espansione e trasformazione. Lo sviluppo di centri decisionali economico-politici concentrati, operanti al di sopra degli organi rappresentativi e amministrativi dello Stato, e composti per cooptazione del personale più efficiente e di prestigio scelto volta a volta nell’industria, nella finanza, nei partiti, nei sindacati, nei mass media, determina una riduzione di incisività dell’intervento dei partiti in quanto le istituzioni e i luoghi dove ricade la loro azione hanno perso capacità deliberante e decisionale. I partiti politici sono progressivamente ridotti ad agire ai fianchi del potere e vengono ridotte le loro possibilità di iniziative autonome e alternative.


Altro segno ancora della crisi dei partiti politici è da cogliere nella loro perdita di capacità di stabilire legami organici tra scienza e politica. Con la diminuzione del valore connettivo dell’ideologia tra dirigenti e diretti, cade anche l’efficacia di questa nella mediazione tra scienza e politica; la scienza non subisce più il primato della politica e rivendica piena autonomia e la funzione guida. In questa situazione la politica offre sempre meno un terreno d’incontro fra la scienza e il senso comune, come si nota nel fatto che il ‘senso del realismo’ in politica tende a produrre scelte di tipo pragmatico anziché critico; il partito politico non può più costituire un ordine intellettuale, in quanto l’ideologia, le scelte pratiche, le conoscenze scientifiche, le attività organizzative “non possono ridursi a unità e coerenza neanche nella coscienza individuale per non parlare della coscienza collettiva: non possono ridursi a unità e coerenza ‘liberamente’ perché ‘autoritativamente’ ciò potrebbe avvenire” {Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Edizione critica a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, p. 1378.}


Segno infine della crisi è l’emergenza di ‘movimenti’ costituentisi al di fuori dei partiti politici come forme di azione collettiva diversa e alternativa; associazioni che coinvolgono gruppi e categorie particolari e che esprimono domande e bisogni settoriali, che non investono l’insieme dello Stato. Il diffondersi di tali movimenti indica che i partiti non riescono a integrare determinati interessi e iniziative degli individui e dei gruppi, sicché il complesso delle attività politiche non trova nei partiti quel momento di sintesi e di universalizzazione che è la loro specifica funzione nell’organamento statale moderno. In questi movimenti si sperimentano nuove forme di azione politica, di rapporti e comunicazione interna; ma il superamento dell’odierna crisi organica domanda ben altre iniziative e attività teoriche e pratiche.


Questi segni di crisi dei partiti manifestano che in essi sono in corso i medesimi fenomeni che definiscono la crisi organica dello Stato e della civiltà moderni: la scissione fra dirigenti e diretti, fra teoria e pratica, fra scienza e politica, fra ‘struttura’ e ‘superstrutture’. La crisi dei partiti è parte determinante della crisi dello Stato poiché l’organicità dei rapporti tra governanti e governati è costruita e garantita precisamente dai partiti politici di massa; essa si produce a misura che i partiti perdono capacità di connettere allo Stato i grandi aggruppamenti sociali di cui sono storicamente i rappresentanti. Più in generale la crisi della politica è l’elemento centrale della crisi della civiltà statale moderna, poiché la razionalità specifica di questa è fondata appunto nel primato della politica. Tutto ciò porta al centro dell’attenzione teorica i processi di formazione, sviluppo, crisi del partito e della struttura della politica moderna, e muove alla delineazione di nuovi soggetti e di nuove forme dell’azione trasformativa.



Attualizzazione. La crisi dei partiti, i cui segni abbiamo individuato al loro sorgere, si è approfondita e allargata, fino al punto che oggi viene ammessa dai partiti stessi. Noi consideriamo che i partiti siano giunti alla fase terminale, nella quale si passa dalla crisi all’agonia.


Di fatto, coloro che un tempo costituivano le basi dei partiti hanno in gran parte abbandonato i partiti stessi o hanno smesso di essere politicamente attivi. Partecipano della scarsa vita politica dei partiti coloro che attraverso questi hanno trovato e conservano un posto nel settore pubblico, o vi aspirano. La vita interna dei partiti si è ridotta al compimento di rituali, e i loro dirigenti agiscono, parlano alle basi, lottano fra di loro e si riproducono attraverso la presenza nei mezzi di comunicazione di massa.


I partiti non sono più in grado di elaborare idee e progetti nuovi. I riferimenti ideologici, che un tempo servivano a inquadrare i discorsi in una tradizione culturale e politica, sono scomparsi e persino negati. I programmi e le decisioni non si fondano nemmeno su analisi empirico-sociologiche della realtà immediata, ma su inchieste di opinione ed eventi che occupano le prime pagine dei giornali e delle televisioni.


Le figure che appaiono in veste di dirigenti vengono scelte non più per cooptazione del personale più efficiente e di prestigio, ma per presenza fisica, facilità di parola, capacità seduttiva e spettacolare. I veri centri decisionali concentrati tecnocraticamente non operano visibilmente, e sono quasi sconosciuti dal pubblico.


La scienza, fallito il tentativo di realizzare una funzione di guida nei partiti e nello Stato, si è allontanata dalla politica e rinserrata nelle proprie istituzioni, e il rapporto tra scienziati e politici si è definitivamente rotto. I partiti non sono più strumenti di conoscenza bensí macchine di potere, hanno perso la capacità di convogliare l’impegno degli scienziati, e solo in casi particolari riescono a strumentalizzarne alcuni ai propri fini.


In quanto all’emergenza di ‘movimenti’ costituentisi al di fuori dei partiti politici come forme di azione collettiva diversa e alternativa, associazioni che coinvolgono gruppi e categorie particolari e che esprimono domande e bisogni settoriali che non investono l’insieme dello Stato, si sono moltiplicati e cercano nuove forme di rapporto fra di loro, nuovi metodi di azione e comunicazione, nuovi modi di espressione e di influsso politico attraverso l’uso delle reti virtuali.

 


Prima di entrare in materia conviene, portando avanti il ragionamento iniziato nei Prolegomeni e nelle Note teoriche I e II di LA TRAVERSATA. Libro Primo. Dalla Critica delle Sociologie alla Scienza della Storia e della Politica., dare alcune indicazioni sul significato del nostro rapporto di studio con Gramsci e sul metodo di lettura dei Quaderni. In quel precedente lavoro abbiamo analiticamente riscontrato che Gramsci nei Quaderni svolge una critica sistematica del marxismo e della sociologia, in quanto strutture conoscitive che furono elaborate per comprendere e dirigere i processi di trasformazione sociale e politica, e che si rivelano invece non sufficienti a dare ragione della novità e complessità che caratterizzano la crisi organica contemporanea, e per l’elaborazione delle iniziative atte ad affrontarla. Sulla base di tale giudizio e del progetto gramsciano di approntamento di una struttura conoscitiva e direttiva superiore, abbiamo cercato di delineare i fondamenti di una nuova scienza della storia e della politica, e di avviare la sua costruzione con la ‘Teoria della crisi organica’ e la ‘Teoria della burocrazia moderna’.


Proseguendo in questa direzione di ricerca, affrontiamo ora l’elaborazione della ‘Teoria del partito, dello Stato e della politica’ e la ‘Ricerca di una nuova struttura dell’azione trasformativa’. Lo facciamo prendendo Gramsci come punto di partenza. Lo studio filologico dei Quaderni e la riflessione metodica sui problemi storico-politici reali e attuali, ci hanno condotto a cogliere la gramsciana critica del marxismo e della sociologia come momento integrante di una analisi complessiva sulla civiltà della politica e dello Stato moderni; così anche le analisi teoriche sulla crisi organica, la burocrazia moderna, i partiti politici, sono momenti costitutivi dello studio del processo di formazione, sviluppo, crisi dello Stato.


È possibile individuare nei Quaderni il decorso di una ricerca sistematica di carattere storico-critico che segue il filo conduttore del partito politico come articolazione della civiltà statale. È in questo quadro che acquistano nuovo significato e collocazione un insieme di fenomeni di ‘volontà collettiva’ che si sviluppano successivamente nell’arco dell’ultimo millennio – dall’incrinatura della civiltà cattolico-medioevale europea alla crisi organica mondiale della civiltà moderna: dai movimenti ereticali agli ordini religiosi, dai Comuni al ‘terzo Stato’, dalle utopie alle scienze politiche, dalla Rivoluzione francese al regime dei partiti, dal partito giacobino al partito di massa.


Interconnessa a questa ricerca storica è l’elaborazione di un modello teorico dei rapporti fra il partito politico e lo Stato rappresentativo-burocratico, e l’individuazione dei paradigmi fondamentali ai quali si possono ricondurre le strutture e i dinamismi della politica. Dalla critica storica e teorica dei partiti e della politica moderna parte infine la costruzione dei lineamenti fondamentali di una nuova politica, di un nuovo sistema di azione trasformativa, capace di affrontare la crisi organica mediante il passaggio ad una civiltà superiore.


L’analisi di questa problematica è distribuita nei diversi Quaderni, senza mostrare un ordine tematico; tuttavia la ricerca è svolta metodicamente, come si vede nel fatto che nell’insieme affronta con una sua compiutezza i diversi aspetti e le varie fasi del processo. La sistematicità della ricerca gramsciana deve essere individuata nel suo concentrarsi su un nodo problematico unitario e comprensivo, lo studio del quale lo conduce a indagare la molteplicità degli elementi e dei rapporti che lo costituiscono. Una tale ‘sistematicità interiore’, per essere identificata e ricostruita richiede insieme un lavoro filologico rigoroso e una riconsiderazione teorico-scientifica del medesimo nodo problematico (nella sua configurazione attuale).


Gramsci fornisce alcune indicazioni di lettura di testi teorici (che riguardano anche i propri scritti, e che consideriamo utili anche per comprendere meglio i nostri): “Quistioni di metodo. Se si vuole studiare la nascita di una concezione del mondo che dal suo fondatore non è stata mai esposta sistematicamente (e la cui coerenza essenziale è da ricercare non in ogni singolo scritto o serie di scritti ma nell’intiero sviluppo del lavoro intellettuale vario in cui gli elementi della concezione sono impliciti) occorre fare preliminarmente un lavoro filologico minuzioso e condotto col massimo scrupolo di esattezza, di onestà scientifica, di lealtà intellettuale, di assenza di ogni preconcetto ed apriorismo o partito preso. Occorre, prima di tutto, ricostruire il processo di sviluppo intellettuale del pensatore dato per identificare gli elementi divenuti stabili e ‘permanenti’, cioè che sono stati assunti come pensiero proprio, diverso e superiore al ‘materiale’ precedentemente studiato e che ha servito di stimolo; solo questi elementi sono momenti essenziali del processo di sviluppo. Questa selezione può essere fatta per periodi più o meno lunghi, come risulta dall’intrinseco e non da notizie esterne (che pure possono essere utilizzate) e dà luogo a una serie di ‘scarti’, cioè di dottrine e teorie parziali per le quali quel pensatore può aver avuto, in certi momenti, una simpatia, fino ad averle accettate provvisoriamente ed essersene servito per il suo lavoro critico o di creazione storica e scientifica. È osservazione comune di ogni studioso, come esperienza personale, che ogni nuova teoria studiata con ‘eroico furore’ (cioè quando non si studia per mera curiosità esteriore ma per un profondo interesse) per un certo tempo, specialmente se si è giovani, attira di per se stessa, si impadronisce di tutta la personalità e viene limitata dalla teoria successivamente studiata finché non si stabilisce un equilibrio critico e si studia con profondità senza però arrendersi subito al fascino del sistema o dell’autore studiato. Questa serie di osservazioni valgono tanto più quanto più il pensatore dato è piuttosto irruento, di carattere polemico e manca dello spirito di sistema, quando si tratta di una personalità nella quale l’attività teorica e quella pratica sono indissolubilmente intrecciate, di un intelletto in continua creazione e in perpetuo movimento, che sente vigorosamente l’autocritica nel modo più spietato e conseguente. [...] La ricerca del leit-motiv, del ritmo del pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati.”(Q, 1840-2)


Una ultima osservazione va fatta sulle ragioni per le quali procediamo alla elaborazione di teorie dei processi storico-politici passando attraverso una analisi filologica dei testi di Gramsci. I Quaderni sono i materiali teoricamente elaborati sui quali lavoriamo, non tanto per darne la interpretazione giusta ma per giungere alla realtà storico-politica in essi rappresentata. In quanto Gramsci è riuscito ad esporre teoricamente un complesso di nessi costitutivi dell’esperienza storica e politica soggetto del nostro studio, i suoi si rivelano strumenti efficienti di accesso alla realtà. Le citazioni degli scritti di Gramsci non hanno conseguentemente la funzione di confermare la nostra interpretazione, ma quella di essere elementi di informazione e di teorizzazione che incorporiamo nella ricerca.


“Se è vero che la filosofia non si sviluppa da altra filosofia ma è una continua soluzione di problemi che lo sviluppo storico propone, è anche vero che ogni filosofo non può trascurare i filosofi che l’hanno preceduto e anzi di solito opera proprio come se la sua filosofia fosse una polemica o uno svolgimento delle filosofie precedenti, delle concrete opere individuali dei filosofi precedenti. Talvolta anzi ‘giova’ proporre una propria scoperta di verità come se fosse svolgimento di una tesi precedente di altro filosofo, perché è una forza innestarsi nel particolare processo di svolgimento della particolare scienza cui si collabora.” (Q, 1273)


Questo lavoro è il resoconto di una ricerca svolta dall’inverno 1977 all’estate del 1980 e sviluppata attraverso discussioni teoriche e letture metodiche unitamente condotte dagli autori. Ogni questione è stata esaminata da entrambi fin nei particolari e le singole proposizioni sono risultate non da mediazioni, ma dalla costruzione di un testo comune.



*

 


Il seguito del Libro lo trovi nella Libreria di Universitas, Sezione Ebook,

cliccando QUI



 

*



Indice


PROLEGOMENI.


I. ORIGINI E FORMAZIONE DEL PARTITO POLITICO NEL PROCESSO COSTITUENTE DELLA CIVILTÀ STATALE.


1. Introduzione.

2. Disgregazione della civiltà cattolico-medievale.

3. Rinascimento e Riforma.

4. Le Utopie e le Scienze politiche.

5. Scienza dell’economia.

6. Scienza del diritto.

7. Scienza delle idee.

8. La struttura conoscitiva delle scienze politiche e la figura intellettuale dello scienziato.

9. L’Illuminismo.

10. L’iniziativa giacobina e la Rivoluzione francese.

11. Il partito giacobino.

12. Sviluppo e diffusione dello Stato moderno.

13. Nazionalismo, imperialismo e crisi organica.


II. POLITICA E PARTITI NELLO STATO RAPPRESENTATIVO-BUROCRATICO E RICERCA DI UNA NUOVA STRUTTURA DELL’AZIONE TRASFORMATIVA.


1. Il modello teorico dello Stato rappresentativo-burocratico.

2. Paradigmi di politica nella civiltà moderna.

3. Verso un nuovo paradigma di politica.