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Aristotele. L'Etica. 1989 PDF Stampa E-mail
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Aristotele. L'Etica. 1989
Il video è come il compleanno
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Rai-Tv Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche. Durata: 61 minuti.

 

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i primi dieci minuti del video

 

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Proprio nel giorno del quarantanovesimo compleanno mi trovo a scrivere sul mio lavoro video. E penso subito che c’è un rapporto non casuale e non dettato semplicemente dall’occasione tra l’uno e l’altro.

 

Non è infatti il giorno del compleanno il giorno del ripensamento a zig-zag, avanti e indietro nel tempo della vita passata presente e futura? E non sosteneva Franz Kafka che il cinema è un’arte parziale perchè (cito a memoria) costringente lo spettatore in un flusso unilineare del tempo della percezione? Ecco, lavorando in video e meditando sui risultati di questo lavoro mi è accaduto di pensare che l’opera video contraddice e supera la riserva critica kafkiana. Perchè il video è precisamente un genere di opera audio-visiva che non solo permette una visione a zig-zag, analoga alla libera lettura di un testo scritto (avanti, stop, indietro, fermo, ancora avanti, secondo il piacere dello spettatore sovrano) attraverso l’uso del telecomando, ma lo richiede, lo pretende. Proprio come... l’opera letteraria kafkiana, fatta per essere letta e riletta incessantemente, considerata e riconsiderata sempre di nuovo e da un qualsiasi suo processo di vista. Il senso più profondo dell’opera kafkiana non è forse quello della infinita molteplicità delle interpretazioni non reciprocamente esclusive?

 

L’ho detto e scritto ripetutamente negli ultimi anni: il video è un genere di opera audio-visiva che possiede (in potenza) ed esprime (quando ne è capace l’autore) un proprio linguaggio, specificamente diverso dal linguaggio cinematografico, spazio-temporale, e dal linguaggio televisivo, audio-visivo. Mi è stato risposto dai critici cinematografici e dai teorici di professione: “lascia perdere, la critica e la teoria sono cosa nostra”; e ancora: “l’artista fa l’opera ma non sa quello che fa”.

 

Non mi hanno convinto. In ogni modo il problema (teorico e pratico) della specificità del linguaggio video a me non pare una decurtisiana quisquilia. Credo anzi che varrebbe la pena vedere i video tenendolo presente all’occhio della mente, e discuterne seriamente. Discutere e fare. Fare e discutere. Ma temo stia capitando alla nostra cultura quello che Socrate definiva “un certo caso poco piacevole”. “Quale?” domanda irritato un signore in terza fila. E lui: “Diventar misologi, cioè che sorga in noi avversione e antipatia per ogni discussione. Allo stesso modo altri diviene misantropo e ha avversione e antipatia per i propri simili. Oh! davvero non c’è sventura più grande di questa antipatia per ogni discussione.”

 

(12 marzo 1997)