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Indice
La bobina dell'occhio ferito.
Scheda tecnica e artistica
Cinema e Metafisica di Luis Razeto
Dichiarazione dell'autore
Il video è come il compleanno
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[Probabilmente per presentare ad un festival cinematografico La bobina dell’occhio ferito, era il 1990 o uno degli anni immediatamente seguenti, ho scritto una “Dichiarazione dell’autore intorno all’ideologia, alle intenzioni culturali ed estetiche” che trascrivo di seguito:

 

“Qual è la tendenza attualmente dominante all’interno del cinema italiano (e non solo italiano), e specialmente del ‘Nuovo Cinema Italiano’? Quali sono i caratteri propri, specifici, di questa ‘tendenza dominante’?

 

Schematicamente, e polemicamente: un cinema di prosa, narrativo, di parole; un cinema di attori, di puri professionisti senza passione, di automatismi tecnici, convenzioni, tic, citazioni appese ai muri e poggiate sui comodini; un cinema televisivo, di ‘notizie’, di giornalismo superficiale, di piccola sociologia; un cinema privo di rapporti diretti e profondi con la realtà, con la cultura elevata, con l’insieme delle arti, un cinema che si nutre di solo cinema come (Giacomo Leopardi); un cinema digestivo, carino, di (Ennio Flaiano); un cinema che strizza cinicamente l’cchio al produttore, al critico che tiene famiglia, allo spettatore che ha sempre ragione.

 

Contro questa tendenza dominante è esistita un’altra tendenza, e continua a esistere, ed a questa l’autore cerca di appartenere. Quali sono i tratti salienti di questa contro-tendenza?

 

Brevemente: un cinema di poesia, realista e surrealista, di cose; un cinema che (Paul Klee), un cinema più fedele all’occhio che all’obiettivo, fatto da professionisti impuri, sperimentatori; un cinema sarcastico e lirico, di (Thomas Stearns Eliot), un cinema autonomo, che fa strizzare gli occhi e le orecchie, e spremere il cervello, che tende lo spettatore sulla sedia, e il critico, e toglie il sonno al produttore, il cinema che salverà il cinema insomma.