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Indice
Progetto poesia. 1993
I primi esperimenti
Dialoghi e Desiderio
Tutte le pagine

ovvero Come mettere in immagine-e-suono la poesia.

 

 


 

 

 

 

 

Nel 1993 - mentre curavo la regia delle matrici della Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, prodotta dalla Rai-Tv e dalla Treccani - ho realizzato una serie sperimentale di 'audiovideo' (Progetto Poesia) con l'intenzione di superare la tradizionale messa in televisione della poesia - consistente nella ripresa dell'attore recitante -, montando la voce interiore del lettore (eco della voce dell'autore) con materiali d'archivio audiovisivo pubblico e privato. Tempo fa ho pubblicato l'audiovideo dedicato a Saffo. Ecco quelli dedicati a Kavafis, Montale, Leopardi, Ungaretti, Eliot, Dickinson, Celan, Baudelaire, Quasimodo.

 

 

 


 

 

 

 

 

La pubblicazione dell’audiovideo dedicato a Saffo ha dato luogo sul sito-rivista ai Dialoghi con Eleonora e al Desiderio di diventare un gabbiano:

 

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Inviato: 19/5/2009 9:16

 

Autore: eleonora

Trovo molto interessante la video-poesia.
Perché avevi scelto una voce maschile, splendida per carità, ma maschile?
Il lettore può essere anche una lettrice.
Forse per "compensare" il fatto che l'autrice era una donna e l'immagine è quella di una giovane sorridente?
O forse era meglio, per il pubblico televisivo, che a dedicare una poesia a una donna fosse
un uomo?

 

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Inviato: 19/5/2009 17:38

 

Autore: fulmini

@ Eleonora

La ragione per cui ho 'scelto' una voce maschile per leggere interiormente la poesia di Saffo poeta di genere femminile è teoricamente infondata, e ingiustificata: hai ragione tu, Eleonora.

Ho registrato una dozzina di video-poesie in forma di 'numero zero', di 'bozza' della serie possibile e tutte con la voce interiore di un amico attore, Pierpaolo Capponi, senza distinguere tra poeti maschi e femmine in questa fase sperimentale preliminare.

Se avesse avuto buon esito la mia proposta, se cioè fosse stata accolta produttivamente a suo tempo dai dirigenti responsabili della Rai-Tv, avrei adoperato in questo caso una voce femminile - come ben pensi e scrivi tu.

Faccio notare che non ho scritto 'voce fuori campo', bensì 'voce interiore' - su questo non mi dilungo, ma teniamolo a mente (magari discutiamo il perché e il percome in seguito ad un'altra pubblicazione della serie).

Quanto infine al perché la mia proposta non sia stata accolta da un dirigente della Rai-Tv di nome e cognome Giovanni Tantillo, basti riferire le sue precise parole: "Sì, l'esperimento è riuscito - non lo ritenevo possibile, Pasquale: ci abbiamo sbattuto le corna mille volte senza esito. Tuttavia non produrrò questa serie, per la semplice ragione che non costa niente." (Traduzione in italiano: 'Se costa niente, niente potere mi permette di esercitare. Le opere che costano economicamente niente valgono politicamente niente.')

 

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Inviato: 19/5/2009 18:07

 

Autore: eleonora

@ Pasquale

Che peccato quel ragionamento di natura politica. Non mi addentro, perché non è né la mia materia né nulla che mi incuriosisca più di tanto.

Mi incuriosisce molto, invece, il discorso "voce interiore"/"voce fuori campo".

 

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Inviato: 20/5/2009 16:57

 

Autore: fulmini

@ Eleonora ed a chi ci legge

(Compreso naturalmente 'Gennariello'. A proposito: mi sono reso conto - ieri - che non tutti i lettori hanno chiaro chi sia questo 'Gennariello'. Si tratta di un lettore ideale per un sito-rivista come questo - che non vuole ridursi ad una conventicola di specialisti ed anzi vuole espandersi come comunità culturale sempre più ampia, variegata, aperta. L'ho adottato da Pier Paolo Pasolini, che ha inventato questo 'personaggio' (questo idealtipo) alla metà degli anni Settanta - ciascuno può trovarlo agli inizi di quella sua raccolta postuma intitolata 'Lettere Luterane', ed ha i caratteri sociologici, antropologici, culturali di uno studente di terza liceo - della regione Campania secondo il poeta corsaro, dell'universo mondo secondo me. Insomma è un essere umano plastico come tutti gli adolescenti, sa leggere e scrivere, possiede nozioni elementari di cultura generale, è curioso e volitivo: ha molto da ascoltare e molto da dire.)

Dicevamo, Eleonora - 'voce fuori campo' e 'voce interiore'.

Non uso mai la 'voce fuori campo' - una voce autoritaria, esteriore, che cade dall'alto, divina. Uso sempre la 'voce interiore' - una voce interlocutoria, personale, che sorge dal basso, umana.

Cerco di costruire un'arte realistica soggettiva. Due prove? Le trovi, forse le hai già trovate, all'interno del nostro sito-rivista: il documentario 'Le ceneri di Pasolini', il dramma gioioso 'Vita breve di Eftimios'.

Così, per avviare il dialogo. Grazie della attenzione.

 

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Inviato: 21/5/2009 14:01

 

Autore: eleonora

@ Fulmini, Gennariello e chiunque posi gli occhi qui.

Avevo pensato, in effetti, alla soggettiva.
E ho visto, come hai intuito, sia "Le ceneri di Pasolini" sia "VIta breve di Eftimios".
Non mi soffermo ora su tutte le corde toccate da queste due opere, mi limito semplicemente
a constatare che la "voce interiore" ha una forza dirompente rispetto a quella fuori campo.
E' la potenza della storia vissuta sulla propria pelle.

Solo una domanda: è sempre su un piedistallo una "voce fuoricampo"? Non potrebbe rappresentare uno sguardo semplicemente "più distaccato e meno coinvolto emotivamente", però, forse, più oggettivo sulla realtà rappresentata?

Grazie di avermi presentato "Gennariello".

 

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Inviato: 22/5/2009 10:31

 

Autore: fulmini

@ Eleonora

Tu domandi, acutamente:

"è sempre su un piedistallo una 'voce fuoricampo'?"

No - pensa alla voce fuori campo di apertura del film 'Viale del tramonto' (di Billy Wilder)

E ancora: "Non potrebbe rappresentare uno sguardo semplicemente 'più distaccato e meno coinvolto emotivamente', però, forse, più oggettivo sulla realtà rappresentata?"

'Più distaccato e meno coinvolto emotivamente' non vuol dire necessariamente 'più oggettivo' nel senso di 'più corrispondente alla realtà effettuale delle cose'. Quando scrivo 'soggettivo' non mi riferisco alla soggettività di Don Chischiotte, bensì a quella di Cervantes.

E poi, anzi prima, quando chi scrive si mette 'fuori campo' dimentica di essere necessariamente in campo. Il problema dunque è non quello di perseguire una impossibile 'oggettività' bensì quello di costruire una possibile soggettività più ampia quanto al punto ed al percorso di vista, più comprensiva della realtà del mondo che ci agita da dentro e da fuori.

Realismo, dunque, ma soggettivo.

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Inviato: 22/5/2009 11:58

 

Autore: eleonora

@fulmini

Adesso ci sono. Grazie Fulmini.

 

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Inviato: 26/6/2011 18:09

 

Autore: fulmini

Desiderio di diventare un indiano. (Franz Kafka) Desiderio di diventare un gabbiano. Ecco la visione realistico-soggettiva di un fratello d'arte.